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Personaggio
Ugin
Nome Ugin
Originario di Dominaria
Lifetime -25000 A.R.
Razza Antico Drago Planeswalker
Titolo Lo Spirito Drago
Stato Vivo


Ugin è un antico drago planeswalker che possiede una profonda comprensione del mana incolore. È il fratello gemello di Nicol Bolas.

Diversamente da molti altri planeswalker antichi, Ugin è favorevole a mantenere l'equilibrio. Crede che il Multiverso non abbia confini, ma i mondi al suo interno non sono infiniti. Protettore di Tarkir, si unì al gruppo noto come I Tre e contribuì a imprigionare gli Eldrazi su Zendikar. Nel primo presente di Tarkir si scontrò contro Nicol Bolas venendo sconfitto e ucciso. Fortunatamente per lui, Sarkhan Vol grazie al Fulcro tornò indietro nel tempo nella Tarkir del passato, assistette allo scontro tra i due draghi e dopo che Bolas se ne andò, raggiunse Ugin e riuscì a salvarlo. Impedendo la morte dello Spirito Drago, tutti gli eventi che avevano portato alla storia del presente di Tarkir divennero inesistenti e un nuovo "presente" si formò in cui Ugin si risvegliò dopo più di mille anni.

Le cronache di UginModifica

I gemelliModifica

Ugin venne generato dall'Ur-Drago insieme a suo fratello gemello Nicol. Dove in ogni altro uovo c'era solo un drago, i due si svegliarono insieme, si diedero i loro nomi e toccarono il suolo della loro nuova casa nello stesso istante. Suo fratello rimase incastrato, e mentre Ugin lo aiutava a liberarsi, i due videro la sorella Merrevia Sal combattere contro degli umani e venire uccisa. Nicol disse che voleva vendicare la sua morte, ma Ugin replicò che i loro nemici erano molti e loro erano solo in due e lo convinse ad andare a cercare gli altri fratelli e sorelle. Ugin osservò il panorama e si chiese da dove provenivano, dove fosse andato il loro progenitore e cosa si celava oltre il cielo. Suo fratello lo riportò alla realtà: dovevano raggiungere gli altri per avvertirli dei cacciatori e capire come vendicarsi.

La Prima LezioneModifica

Mentre volava in cerca degli altri draghi, Ugin ripensò a Merrevia Sal e si sentì tormentato per la brevità della sua vita e il modo selvaggio in cui era morta. Raggiunsero Chromium Rhuell, che li guardò con disapprovazione, li chiamò "giovani" e chiese perchè lo stessero disturbando. Nicol replicò che erano caduti dallo stesso battito d’ali, ma Chromium disse che si erano schiusi più tardi e quindi erano più giovani, oltre a essere anche più piccoli di dimensioni rispetto a lui. Avevano disturbato la sua osservazione delle varie creature che vivevano nel lago e dal momento che tutti i draghi nascevanano con il dono dei nomi, chiese perchè loro avevano solo un nome. Ugin spiegò che erano gemelli e Chromium disse che quindi avevano due nomi, ma li condividevano tra loro, uno per ciascuno, e ciò spiegava anche le loro dimensioni e il perchè sembrassero molto più giovani. Disse che voleva tornare alle sue osservazioni e non poteva farlo se restavano lì a parlare ad alta voce e disturbare la fauna selvatica. Nicol chiese della caccia e Chromium rispose di andare a cercare Palladia-Mors.

Trovarono la sorella su una vasta prateria mentre stava cacciando e la videro atterrare accanto al cadavere della sua preda e iniziare a mangiare. Quando si avvicinarono lei lanciò una fiammata d’avvertimento e Ugin spiegò che volevano imparare qualcosa sulla caccia. Palladia-Mors li derise, troppo piccoli per cacciare, ma potevano avere ciò che restava della sua prede perchè voleva andare a ucciderne una più saporita per il suo pasto. Volò via e dal momento che Nicol non voleva mangiare gli avanzi di qualcun’altro, anche loro volarono via. I due iniziarono a cacciare e quando finalmente riuscirono a bloccare una piccola gazzella, Palladia-Mors rubò loro la preda. Nicol voleva inseguirla, ma Ugin gli fece notare che se si fossero infuriati avrebbe vinto lei. Si allontanarono e finalmente riuscirono ad abbattere un animale e a mangiare. Nicol gli disse che se avessero imparato a lavorare insieme avrebbero potuto cacciare meglio.

Impiegarono anni a perfezionare le varie tecniche di caccia. Durante quel periodo esplorarono altri territori e diverse volte vennero inseguiti da Vaevictis Asmadi che, con i suoi fratelli, difendeva furiosamente un territorio che aveva proclamato suo terreno di caccia. I due si misero a osservare un insediamento sulla riva del fiume abitato dagli umani e con loro grande sorpresa scoprirono che Arcades Sabboth viveva lì. Ugin rimase colpito nel vedere un drago interagire con gli umani. Si avvicinarono apertamente ma vennero attaccati, Nicol reagì per difendersi e Arcades intervenne in difesa degli umani. Ugin si frappose tra i due gridando che volevano solo parlare. Arcades pronunciò i loro nomi, ma il suo gemello disse di chiamarsi Nicol Bolas, Ugin chiese spiegazioni e l'altro rispose che tutti i veri draghi avevano due nomi. Arcades disse che i suoi "esemplari" avevano creduto che loro volessero attaccarli e spiegò che lui li proteggeva dagli altri draghi e stava anche insegnando loro un percorso di vita migliore. Nicol chiese perchè fosse tanto interessato a loro e l'informò che alcuni di quella razza avevano ucciso una delle loro sorelle. L'altro rispose che la lotta faceva parte del ciclo della vita e della morte e che anche gli umani avevano il diritto di vivere proprio come i draghi. Li invitò a restare nella città come suoi ospiti a patto che seguissero la legge e ordine che aveva stabilito in quella colonia. I gemelli accettarono.

Rimasero per anni nella città di Arcades e osservarono lo sviluppo e l'espansione degli umani. Durante quel periodo Ugin conobbe e fece amicizia con Te Ju Ki, una donna anziana che viveva in solitudine e da cui lui imparò molte cose tra cui la meditazione e la magia. Un giorno, Ugin sentì urla e grida provenire dalla direzione dei magazzini del palazzo e dal moemnto che sotto il regno di Arcades Sabboth, il reame era in pace e in ordine, la cosa lo turbò e velocemente andò a vedere cosa fosse successo. Scoprì che c'era stato un omicidio, individuò il suo gemello e quando seppe che era rimasto fermo senza fare nulla, chiese perchè non era intervenuto. Nicol rispose enigmatico che forse lo aveva fatto, spiegò che aveva scoperto un modo migliore per ottenere vendetta e chiese se sarebbe andato con lui. Ugin chiese dove voleva andare e l'altro rispose che aveva intenzione di vendicare la loro sorella e volò via. Tornò da Te Ju Ki che notando il suo turbamento gli disse che non poteva continuare i suoi studi in quello stato. Ugin disse che sapeva dove stava andando il suo gemello e doveva seguirlo, poi andò via.

Ciò che è invisibileModifica

Dopo alcuni giorni durante il viaggio per ritrovare il suo gemello, Ugin vide Vaevictis Asmadi e i suoi fratelli inseguire Nicol. Attirò l'attenzione di Vaevictis, che sfrecciò verso di lui. Consapevole che non poteva batterlo in velocità, Ugin lanciò una coppia di globi in direzione di suo cugino. Le sfere scintillanti sconcertarono Vaevictis cosi tanto che richiamò i suoi fratelli. Senza perdere tempo, Ugin si lanciò all’inseguimento di Nicol e volò dietro la collina. Suo fratello apparve improvvisamente vicino a lui e chiese cosa fossero i globi che aveva usato. Ugin spiegò che erano una magia che aveva imparato da Te Ju Ki. Bolas criticò la sua amicizia con l'umana e alle domande di Ugin rispose dicendo che nessun umano, per quanto vecchio, poteva essere più saggio del drago più giovane, perché i membri della loro razza erano nati con la più alta dignità, intelligenza e potere di tutte le creature. Il suo gemello concluse che aveva imparato qualcosa di speciale e chiese se volesse sapere di cosa si trattava. Ugin replicò che non gli piaceva il modo in cui parlava degli umani: era vero che alcuni di loro erano stolti, furiosi, avidi o egoisti; ma altri erano creature intelligenti, sagge e altruiste.

Si rimisero in viaggio e affamati dopo il lungo volo cacciarono e uccisero quattro prede. I gemelli stavano per mangiare quando Palladia-Mors atterrò tra loro, vide le loro prede e disse che quello era il suo territorio di caccia. Ugin rispose che erano solo di passaggio e che stavano andando nella montagna dov'erano nati. Palladia afferrò le quattro prede e spiegò che gli umani che vivevano lì credevano di essere dei cacciatori di draghi. Avrebbe ucciso i loro capi quando ne avrebbe avuto voglia, ma prima voleva mangiare il delizioso banchetto che loro due le avevano gentilmente preparato. I gemelli si rimisero in viaggio.

Rimasero sorpesi quando videro gli insediamenti fortificati, perchè le strutture degli umani erano state costruite sfruttando ciò che restava dei cadaveri dei draghi. Nicol disse con rabbia che avevano trasformato la loro sorella in un ornamento mentre Ugin ero troppo turbato per parlare. Dei corni segnalarono il loro arrivo e i due vennero attaccati con degli enormi dardi di metallo. Suo fratello riuscì ad evitarli, ma uno di essi colpì la zampa di Ugin, che urlò dal dolore per colpa del veleno. I gemelli riuscirono a fuggire e Nicol disse che gli umani li avrebbero inseguiti perchè erano dei draghi e volevano il loro potere per se stessi. Ugin rispose di andare via, ma Nicol replicò che loro erano tornati lì per vendicare la loro sorella e Ugin disse che non avrebbe agito come Vaevictis e i suoi fratelli: non avrebbe macellato creature innocenti. Nicol gli promise che non avrebbe dovuto uccidere nessuno e spiegò che lui aveva imparato una cosa che nessun’altro sapeva fare.

Sussurri di tradimentoModifica

Ugin soffrì per tutta la notte mentre la potenza del veleno diminuiva lentamente. Si sentì debole, ma riusciva a muoversi senza provare dolore. Entrambi i gemelli videro un umano solitario venire da loro, scoprendo che si trattava della forma umana di Chromium Rhuell. Questi spiegò che in quella forma poteva osservare meglio gli umani, anche gli uccisori di draghi che abitavano quella montagna. Si sarebbe consultato con Arcades per distruggere il capo, i suoi eredi, i suoi accoliti e tutte le loro conoscenze sull'uccisione dei draghi prima che potessero condividerle con altri. Voleva uccidere solo coloro che rappresentavano una minaccia per i draghi e costringere gli altri ad abbandonare la montagna. Bolas chiese se stava dicendo che gli umani potevano uccidersi e torturarsi a vicenda, fintanto che lasciavano in pace i draghi. Chromium replicò che lui stava distorcendo le sue parole e irato ritornò al suo vero aspetto, accusando Nicol Bolas di distorcere le parole per assecondare i suoi desideri. Gli ricordò che lui era il minore tra tutti i draghi della loro covata, l'ultimo caduto e lo avvisò di non tentare mai più di sfidarlo o se ne sarebbe pentito. Dopo che finì di parlare volò via. Ugin chiese perchè l'avesse provocato, ma Bolas non rispose alla sua domanda e gli disse di seguirlo: era arrivato il momento di andare dai loro nemici.

Ugin sentì dei sussurri nella sua mente ma le parole non erano rivole a lui ma ad alcuni degli umani. Nicol si lanciò in aria e lui lo seguì. I due volarono verso l’insediamento dell’erede più lontano e mentre era in volo i sussurri invasero nuovamente la sua testa con una voce che sembrava sempre meno quella dei distorti borbottii di un vento furioso e sempre più quella di Nicol. Le varie fazioni degli umani iniziarono a combattere e uccidersi tra loro. Suo fratello gli disse di tornare indietro sulla montagna. Ugin si sentì sconvolto da ciò a cui aveva assistito perché non sapeva cosa fare e non riusciva a capire perchè gli umani si fossero comportati in modo talmente violento e orribile l’uno con l’altro. Durante la notte Ugin si addormentò per poi svegliarsi da un sonno agitato per scoprire che Nicol non c’era più. Volò seguendo la sua traccia e sentì la voce del suo gemello nella sua testa dirgli di venire ad assistere alla fine e all'inizio. Raggiunse l’insediamento centrale dove ascoltò suo fratello proclamarsi il nuovo signore degli umani sopravvissuti e vide la gente inchinarsi di fronte a lui. Ugin chiese cose stesse facendo e disse che non era quello che gli aveva insegnato Arcades. Bolas si voltò verso di lui e rispose che invece l'aveva appreso dal loro fratello maggiore.

Nelle profondità dello sguardo del suo gemello, Ugin rivide l'omicio avvennuto nel regno di Arcades e comprese che Nicol aveva scosso l'umano con i suoi sussurri mentali fino a che l'altro aveva ceduto e liberato la sua parte peggiore. Con un tono di voce gentile e persuasivo, Nicol gli disse che ora che utilizzavano la magia, non esisteva nulla che poteva impedir loro di costruire un dominio ancora più esteso, di estendere la loro influenza, di ottenere vendetta verso Vaevictis e di far capire chi comandava ai loro fratelli: avrebbero ottenuto il potere.

Ascesa del dragoModifica

Ugin pensò che non era il potere ciò che voleva, che Nicol Bolas non l'avesse compreso per nulla: l’unica cosa di cui si interessava il suo gemello era ottenere ciò che desiderava, indipendentemente dalle conseguenze per chi gli era vicino. Provò dolore nel comprendere il suo tradimento: era già abbastanza grave che avesse manipolato le menti di quegli umani in modo così spietato e gioioso, solamente per ottenere ciò che desiderava da loro, ma aveva intenzione di violare anche la sua mente per usarlo per i suoi fini. Si disse che non gli era mai importato veramente di lui e che il loro legame che condividevano, La fiducia che avevano l’uno nell’altro era in realtà tutto vuoto, spezzato e falso. Improvvisamente, Ugin sentì una scintilla infiammarsi dentro di lui e viaggiò nella cieca eternità. Arrivò prima nel Reame di Meditazione e poi su Tarkir e percepì che quel mondo l'aveva accolto come se fosse finalmente arrivato a casa. Si disse che il suo gemello aveva avuto ragione su una cosa: aveva assistito alla fine, e quello era il suo nuovo inizio.

Un estraneo familiareModifica

Dopo che la conoscenza della magia si fece strada tra i vari popoli di Tarkir gli sciamani cercarono la guida di Ugin. Ai più saggi di loro l'antico drago raccontò la storia del viaggio che lo portò su quel piano e mentre narrava egli scoprì che il lato peggiore dello sconcerto e del tradimento era passato. Si chiese cosa fosse accaduto al suo gemello e a Dominaria il suo piano d'origine. Cercò la scintilla dentro di sè e viaggiò nella cieca eternità tornando nella montagna dov'era nato. Schivò con facilità gli attacchi magici di alcuni umani che tentarono di catturarlo e osservò la grande città. Si chiese chi governasse ora quel luogo poi notò la forma delle corna ricurve e capì che si trattava di Nicol. Pensò che lo tradiva ancora e con un ululato di frustrazione, andò via dal piano. Dopo essersi calmato, Ugin decise di esplorare il multiverso. Viaggiò su Zendikar, Innistrad, Lorwyn, Alara, Shandalar e tantissimi altri piani, alcuni vasti e pieni di mana, altri solamente frammenti indeboliti, privati sia della vita che della magia. Tuttavia, i suoi pensieri continuarono a tornare al suo gemello. Aveva evitato Dominaria per tantissimo tempo, ma forse aveva interpretato male le corna ricurve e ciò che significano. Si disse che anche lui soffriva nell’orgoglio, come Nicol, incapace di lasciar perdere una ferita del passato. Pensò che forse aveva visto solo ciò che voleva vedere invece di esplorare in modo più completo per trovare la verità. Decise di trovare Nicol sicuro che tutto sarebbe tornato come un tempo e che quello che c'era tra loro sarebbe stato ripristinato.

Arrivato su Jamuraa, Ugin vide con orrore la battaglia tra gli eserciti di Nicol Bolas e Arcades Sabboth. I due draghi erano così concentrati nella loro battaglia che non si accorsero del suo arrivo. Lui si lanciò tra i due eserciti e distese le sue ali in uno scintillio di fiamme invisibili per rivelare la sua presenza e con la sua apparizione il combattimento venne interrotto. Approfittando del suo arrivo Arcades e le sue truppe si ritirarono mentre Bolas fu cosi sconcertato di vederlo che inizialmente pensò che fosse un'illusione perchè aveva creduto che il suo gemello fosse morto ma quando capì che era davvero Ugin gli disse di seguirlo lasciando dietro di sè i suoi soldati. Volarono per le pianure e le montagne di Jamuraa e, da lì, attraversarono l’oceano, sorvolando altre isole e continenti. Ugin ammirò la bellezza di Dominaria ma notò anche i segni di distruzione lasciati dalla guerra. Alla fine raggiunsero la montagna della loro nascita, Bolas disse che ora governava la metà di Dominaria e lui era tornato per condividere il suo trionfo con lui. Chiese se gli piaceva il suo dominio, ma non ottenne risposta e insistette chiedendo al suo gemello di condividere con lui i suoi pensieri. Ugin gli ricordò che aveva provato a influenzarlo col suo trucco mentale e chiese come avesse potuto farlo; era già stato abbastanza spregevole l’utilizzo di quella magia sugli altri, ma lui era il suo gemello. Bolas rispose che a quel tempo era giovane e stava mettendo alla prova i suoi poteri, ma ora non aveva più bisogno di farlo e presto sarebbe stato imperatore di ogni cosa. La sua ultima frase fece ridere Ugin che chiese se pensava che quello fosse ogni cosa. L'altro chiese spiegazioni e Ugin gli rivelò l'esistenza del multiverso e che era diventato un planeswalker. Bolas rimase in silenzio per un pò, poi chiese se era tornato solo per insultarlo e disse che pensava che fossero gemelli e non rivali. Ugin rispose che il loro legame e la loro fratellanza, era l’unica ragione per la quale era tornato a cercarlo. Continuò a parlargli del multiverso e poi disse che governare Dominaria si addiceva ad un despota dalle corte vedute come era stato il capo dei cacciatori di draghi che aveva ucciso la loro sorella ferita e aveva creduto che l’impresa lo avesse reso divino ed invincibile, ma lui e i suoi eredi non erano altro che insignificanti tiranni. Bolas chiese se lo stava paragonando ai patetici mortali che aveva distrutto con lo sforzo più superficiale della sua mente. Ugin rispose che vedendo ciò che aveva ottenuto con la guerra contro i loro stessi fratelli e sentendo le sue vanterie non poteva fare a meno di valutarlo in quel modo.

Il suo gemello chiese quando aveva imparato a viaggiare tra i mondi e Ugin rispose che era stato dal giorno in cui aveva tentato di manipolare la sua mente. Bolas gli fece notare che erano passati millenni da allora e non aveva mai pensato di tornare per condividere la sua conoscenza sul multiverso con lui. Ugin replicò che a quel tempo non sapeva se poteva fidarsi di lui perchè aveva tentato di manipolare i suoi pensieri. Bolas gli chies di portarlo con lui. Ugin iniziò a spiegargli ciò che faceva quando viaggiava tra i mondi ma poi si fermò, si rese conto che senza una scintilla i sentieri tra i mondi erano semplicemente una porta chiusa. Vedendo che si era zittito improvvisamente Bolas disse che gli aveva raccontato solo menzogne e che era tornato solo per rubare la sua gloria. Ugin disse che per tutto quel tempo aveva mentito a sè stesso pensando che lui fosse migliore di ciò che era in realtà, concluse che non sarebbe mai dovuto tornare. Adirato, furioso e col cuore spezzato, Ugin viaggiò nella cieca eternità.

Ciò che non è scritto adessoModifica

Tornato nel Reame di Meditazione, Ugin si chiese se le cose sarebbero potute andare diversamente se non fosse diventato un planeswalker o se gli eventi si sarebbero sviluppati comunque nello stesso modo: suo fratello aveva ceduto alla parte peggiore di sè. Il rimpianto che sentiva per ciò che Dominaria aveva subìto durante la guerra dei draghi era in parte controbilanciato dal sollievo che Nicol fosse bloccato su quel mondo e non avrebbe mai potuto imporre la sua terribile visione di legge e giustizia sugli altri piani. Improvvisamente ci fu una luce accecante e subito dopo Nicol Bolas apparve nel Reame di Meditazione: anche lui era diventato un planeswalker. Senza dargli nemmeno il tempo di parlare, Bolas lo attaccò. Durante i suoi viaggi Ugin aveva appreso diversi tipi di magia, ma non aveva avuto ancora il tempo di imparare la magia offensiva e si ritrovò in difficoltà di fronte all'agressività dell'attacco del suo gemello. Ugin provò a parlargli per farlo ragionare ma Bolas non lo ascoltò: lo considerava solo un nemico e non voleva condividere il multiverso con lui. I due si scontrarono sopra le vaste acque del Reame di Meditazione. Consapevole di non poter vincere, Ugin decise di spostarsi su un altro piano per pensare con calma alla prossima mossa, ma il suo gemello lo raggiunse e riuscì a seguirlo in ogni mondo in cui andava. Mentre gareggiava per essere sempre in vantaggio rispetto a Bolas, Ugin sentì le sue ferite iniziare a indebolirlo. Valutò cosa fare, ripensò alle parole di Te Ju Ki e alla fine Ugin capì che l'unico modo per vincere era accettare la morte. Tornò nel Reame di Meditazione e lì si lasciò uccidere dal suo gemello.

Dopo che il corpo di Ugin cadde nelle acque immobili, delle onde mostruose si alzarono per via dell'impatto causando distruzione e la pura forza devastatrice di quel cataclisma lanciò Bolas fuori dal piano. Successivamente, le acque riempirono nuovamente il Reame di Meditazione e all’interno di quello specchio immobile c'era il riflesso di Ugin rinato come Spirito Drago. Fluttuò al di sopra del fondale prosciugato e osservò il panorama spezzato e desolato. Decise che avrebbe trovato il modo di sconfiggere il suo gemello, ma Bolas non era l'unica minaccia contro il multiverso. Consapevole di avere molto lavoro da fare per proteggere i piani, Ugin andò via viaggiando nella cieca eternità.

Lo Spirito DragoModifica

Le origini di Ugin, noto anche come Spirito Drago, sono antiche oltre ogni misura. La sua longevità gli ha permesso di avere una prospettiva unica del multiverso, che Ugin vede come un insieme senza soluzione di continuità di cui cerca di svelare i misteri più profondi. Dopo aver esaminato i sistemi energetici di interi piani: la loro creazione, la loro distruzione e la loro ripresa, Ugin ha applicato tali principi universali nella creazione della sua personale forma di magia che si basa sulla trasmutazione della materia in energia, un potere che può essere brandito da tutti. Con il passare dei millenni, la magia di Ugin si consolidò in potenti tempeste su Tarkir e divennero note col nome di tempeste draconiche perchè generavano i draghi.

Ugin ha dedicato la sua vita anche a un altro enigma: gli Eldrazi. Il drago ha effettuato ricerche sui tre grandi titanii e ne ha seguito i movimenti nel tentativo di comprenderne la natura e lo scopo, criticando chiunque abbia cercato di distruggerli. Infatti, Ugin afferma che "Siamo tutti tasselli di un immenso puzzle. Tolta una tessera, una parte del multiverso  va in frantumi. Non si sa mai quanto grande sarà il danno finchè non sarà troppo tardi. Per questo motivo, le menti deboli non dovrebbero mai avere tale potere".

Il LitomanteModifica

Imprigionare gli EldraziModifica

Ugin arrivò ad Akoum su Zendikar dove Sorin Markov e Nahiri stavano ripristinando i loro legami di mana. Il drago si presentò davanti a loro, splendente nella luce bianca e blu, apparve lontano e ogni aspetto della sua postura indicava intenzioni pacifiche, nonostante ciò, Nahiri sguainò la spada. Ugin disse che  sicuramente si erano accorti che avevano un problema, Sorin si alzò e rispose che non capiva cosa intendeva col plurale, aggiungendo che Zendikar era sotto la protezione della kor. Il drago gli porse i suoi saluti chiamandolo per nome e rispose che quando si trattava di quel problema, il plurale era riferito a tutti i planeswalker in ogni mondo. Si girò verso Nahiri e la planeswalker si presentò e affermò che la sua presenza su quel mondo era possibile solo col suo permesso. Ugin si inchinò, la salutò per nome e la ringraziò per la sua ospitalità, poi si voltò nuovamente verso Sorin che disse a Nahiri che aveva di fronte a sè Ugin, noto anche come lo spirito drago, vecchio come il tempo e altrettanto litigioso. La litomante disse che loro due già si conoscevano, Ugin spiegò che avevano collaborato in passato e Sorin chiese cosa volesse da loro. Il drago rispose che voleva il loro aiuto, sollevò una mano ed evocò una piccola immagine spettrale degli esseri enormi che i due avevano intravisto all'orizzonte del mondo che non erano riusciti a salvare dalla distruzione, Nahiri comprese e disse che lui li aveva osservati e non era venuto in loro aiuto. Ugin rispose che esisteva un intero multiverso pieno di persone da aiutare, così come una moltitudine di modi per aiutarli; mentre loro inscenavano una grande battaglia, lui stava osservando e imparando, per riuscire a fermare quelle creature in maniera definitiva, un obiettivo che avevano tutti loro. Nahiri rispose che quello era il suo obiettivo e che metteva in dubbio il giudizio morale di chiunque considerasse la distruzione di un mondo come parte di un progetto di ricerca. Ignorando le parole della litomante, Sorin chiese cosa avesse scoperto e Nahiri si irritò ma dal momento che si fidava quasi sempre del giudizio del vampiro decise di ascoltare. Ugin disse che si chiamavano Eldrazi e divoravano interi mondi, non erano dei veri planeswalker ma erano in grado di muoversi liberamente tra i piani, degli organismi viventi, apparentemente provenienti dalla cieca eternità e uniche creature conosciute di quel tipo. Terminò dicendo che se non venivano fermati sarebbero stati una minaccia per ogni mondo. Sorin disse che non potevano minacciare ogni mondo perchè il multiverso era infinito e Ugin rispose che non ci credeva davvero, altrimenti se il numero dei mondi fosse infinito perchè perdere tempo a salvarne alcuni e non spostarsi semplicemente lontano dagli eldrazi? Spiegò che il multiverso non aveva confini, ma i mondi al suo interno non erano infiniti e che credere diversamente significava che nulla aveva realmente importanza. Concluse che quando sarebbero stati vecchi come lui avrebbero compreso che il nichilismo era una soddisfazione che non potevano permettersi. Sorin aggrottò la fronte ma non disse nulla e Nahiri chiese come potevano fermare gli Eldrazi e Ugin rispose che quello era il dilemma, che si trattava di creature della cieca eternità e spiegò che ciò che aveva distrutto quel mondo era una proiezione, un'ombra di etere vivente in uno spazio tridimensionale. Se li avessero affrontati nella cieca eternità, gli eldrazi avrebbero avuto il loro pieno potere in un ambiente in cui loro riuscivano a mala pena a sopravvivere, mentre se fossero riusciti a sconfiggere solo le loro estensioni fisiche, un'impresa non semplice, non avrebbero ottenuto nulla perchè la loro vera forma risiedeva nell'etere. Sorin replicò che dovevano trovare un modo per sconfiggerli e Ugin disse che poteva non essere possibile e sicuramente poco saggio. Nahiri appoggiò la mano sull'elsa della spada e disse che i mondi stavano morendo. Ugin abbassò il suo enorme capo per fissarla negli occhi e chiese se sapesse cosa fossero realmente, se sapesse se facevano parte di un'ecologia sconosciuta o ciò che accadrebbe se venissero distrutti, se meritavano di morire, se il suo giudizio morale si estendeva solo agli esseri che era in grado di comprendere e se fosse in grado di rispondere a una di quelle domande. Non aspettò una risposta, osservò Sorin e disse che tra tutti era lui quello a poter comprendere la necessità di equilibrio. Il vampiro disse che stava facendo solo delle ipotesi e che non riusciva a immaginarlo così ipocritamente cauto nel caso in cui fosse stato il suo mondo a essere in pericolo. Nahiri chiese al drago cosa suggeriva dal momento che voleva fermarli senza distruggerli e se avesse un piano, Ugin rispose che potevano imprigionarli ed evocò un'altra illusione, un tracciato di una rete incredibilmente complessa e spiegò che potevano legarli a un piano utilizzando la loro forma fisica come ancora e che a differenza dal tentare di ucciderli quel metodo poteva funzionare e gli avrebbe dato il tempo di studiarli senza che altri mondi finissero distrutti. Nahiri chiese se pensava di poter intrappolarli tutti e il drago rispose che tutti e tre sarebbero stati imprigionati. Sorin disse che doveva aggiornare le sue osservazioni e che loro ne avevano affrontati a migliaia, Ugin spiegò che avevano combattuto contro le loro estensioni, ma che in realtà esistevano solo tre veri Eldrazi che vagavano per il multiverso e che potevano attirarli su un piano e intrappolarli. Sorin chiese quale mondo doveva essere sacrificato e Ugin lo corresse dicendo che sarebbe stato sottoposto a rischio e che se avessero avuto successo sarebbe stato danneggiato ma non distrutto, continuò dicendo che se avessero fallito sarebbe stato sicuramente distrutto ma in quel caso sarebbe stato ugualmente condannato come tutti gli altri mondi. Nahiri chiese quale piano voleva rischiare e il drago rispose che doveva essere di grandi dimensioni, con molto mana a disposizione, scarsamente popolato, preferibilmente un luogo dove fosse stato possibile costruire una base per le operazioni, un mondo che non fosse sotto la protezione di un altro planeswalker e in cui uno di loro poteva sorvegliare il riposo degli Eldrazi. Sorin disse che Innistrad non corrispondeva a quella descrizione e chiese del mondo di Ugin ovunque fosse, ma il drago rispose che nemmeno il suo corrispondeva e che potevano andare alla ricerca di un mondo ideale, ma avrebbero avuto bisogno di tempo durante il quale altri mondi sarebbero stati distrutti e che era meglio iniziare subito. Entrambi si voltarono verso Nahiri che afferrò la spada forgiata dalla pietra, estratta dalla terra di un mondo distrutto e disse di no. Sorin pronunciò il suo nome con un tono di voce che alla litomante sembrò da genitore afflitto e le disse che aveva visto con i suoi occhi ciò che era successo a quel mondo, che aveva la possibilità di evitare che succedesse di nuovo e che se avessero avuto successo, Zendikar sarebbe sopravvissuta. Nahiri replicò che c'era un rischio e che non aveva il diritto di mettere in pericolo tutti i popoli del suo mondo. Ugin le disse che se preferiva non mettere a rischio il suo piano ne avrebbero cercato un altro e se fosse stato difeso da un planeswalker lo avrebbero convinto a collaborare anche con la forza. La litomante replicò che non avevano il diritto di scegliere quale mondo sacrificare e Sorin rispose che non avevano altre alternative. Ugin spiegò che aveva scelto Zendikar perchè aveva già un protettore che aveva deciso di prenderne il destino tra le sue mani e che era sicuro che avrebbe fatto la scelta giusta. Nahiri chiese cosa avrebbero fatto se si fosse rifiutata rispondendosi da sola che avrebbero cercato di convincerla con la forza, ma Ugin le rispose di no, perchè aveva bisogno anche del suo aiuto e spiegò che entrambi possedevano delle capacità che lui non possedeva, che il compito era troppo grande per un solo planeswalker, gli Eldrazi erano tre proprio come loro e insieme potevano salvare ogni mondo. Nahiri si inginocchiò appoggiò la mano sul terreno e percepì tutta Zendikar, osservò la bellezza di Akoum e chiese quale fosse il piano.

Scontro con gli EldraziModifica

Ugin aveva escogitato un modo per intrappolare gli Eldrazi utilizzando una rete di linee e nodi magici plasmati con cura, ma aveva bisogno di qualcuno che la costruisse e Nahiri era eccezionale nella costruzione degli oggetti. Furono necessari quaranta anni di lavoro incessante, la litomante mise insieme forme di roccia plasmate dalla terra a cui Ugin diede il nome di Edri e riempirono i cieli di Zendikar. Ugin li incise con rune draconiche che li avrebbero sorretti in aria e avrebbero legato gli Eldrazi a Zendikar, infatti, gli Edri erano allo stesso tempo un'esca e una trappola che emetteva impulsi di energia magica che avrebbe attirato gli Eldrazi. Sorin sorvegliava i tre titani e informò, evitando di accennare ai mondi che si trovavano lungo il loro cammino, che stavano per arrivare. Nahiri informò tutti i popoli del piano su ciò che stava per arrivare e tutte le razze si prepararono alla guerra, quando gli Eldrazi arrivarono, Zendikar fu più pronta ad accoglierli di qualsiasi altro mondo. Quello che Nahiri e Sorin avevano visto e che Ugin aveva chiamato Ulamog era il più piccolo dei tre, Kozilek si fece strada tra i campi di Edri mentre Emrakul volava sulla terra frantumata. Ugin soffiò il suo fuoco spettrale per sterminare la progenia eldrazi, mentre Sorin contrastò le loro capacità di risucchiare la vita con le proprie, assorbendo le loro forze prima che potessero attingere alla vitalità di Zendikar. I popoli del piano lottavano al loro fianco ma appariva evidente che, se l'offensiva fosse continuata, sarebbero stati sopraffatti. Nahiri stava aspettando nella camera sotterranea che lei e Sorin avevano chiamato l'Occhio di Ugin, per il vampiro era una presa in giro, per Ugin era un segno di orgoglio, per lei era un messaggio per ricordare al drago che si trattava di una sua idea. Ci fu un'ondata di mana e Ugin e Sorin furono al suo fianco, la terra tremò e le mura dell'Occhio vibrarono in sintonia, il drago urlò che erano in posizione e i tre planeswalker concentrarono il loro straordinario potere in un punto nell'edro principale, una pietra dentro la stanza connessa a tutti gli altri Edri. La trappola scattò e la camera venne sigillata da un chiavistello mistico, apribile solo da tre planeswalker. Il trio tornò insieme alla superficie parzialmente distrutta e Ugin osservò con loro i tre Eldrazi che giacevano pietrificati circondati dagli Edri galleggianti.

Il dispensatore di leggeModifica

Circa 1300 anni prima degli eventi del Blocco di Ixalan, Ugin andò su un piano senza nome per incontrare Azor. Le cause per cui lottava la sfinge ieromante erano nobili, sebbene le sue motivazioni non lo fossero. Ugin lo cercava per parlare del loro comune nemico: Nicol Bolas. Azor chiese se il mondo dove si trovavano in quel momento era in pericolo e Ugin comprese il motivo della sua domanda: Bolas era giunto all'improvviso su uno dei mondi dove la sfinge aveva portato la legge, ne aveva spazzato via il lavoro e aveva costruito un nuovo impero per portare avanti i suoi criptici propositi. Lo Spirito Drago aveva incontrato Azor meno di dieci anni dopo e gli aveva rivelato l'identità del flagello, i suoi metodi e la sua storia malvagia. Ugin si concentrò sul presente e rispose che finché il loro nemico era in vita e libero di agire, ogni mondo era in pericolo. Quello era il motivo per cui si trovava lì; aveva ideato un piano per liberare il multiverso dall'influenza di Bolas, ma non poteva portarlo a termine senza il suo aiuto. Azor aveva istituito la legge su innumerevoli mondi, creato strutture dove non ve ne era alcuna e sarebbe stato un onore per lui condividere l’immensità dei suoi doni con un amico. Il piano che i due planeswalker perfezionarono insieme richiedeva azione su due fronti: avrebbero avuto bisogno di un metodo e di un’occasione per attirare il loro nemico all’interno della loro prigione e poi di una serratura in grado di intrappolarlo e di neutralizzarlo. Azor spiegò che con la sua ieromanzia poteva creare un manufatto in grado di amplificare la sua magia della legge che gli avrebbe dato la capacità di evocare il drago dorato da qualsiasi luogo del multiverso. Avrebbe richiesto il sacrificio della sua scintilla, ma con l’aiuto di Ugin, avrebbe potuto riottenerla dopo la distruzione di Nicol Bolas. Sarebbe andato su Ixalan per ristabilire l’ordine, avrebbe creato lì Sole Immortale e assicurò che il dispositivo avrebbe agito da serratura della loro prigione, impedendo che il loro nemico fuggisse. Tuttavia, aveva bisogno di sapere dove doveva puntare per poterlo evocare. Ugin disse che lo avrebbe attirato su Tarkir.

Alcuni anni dopo, Ugin ricevette un messaggio telepatico da Azor in cui lo informava che era pronto a intrappolare il loro prigioniero. Lo Spirito Drago rispose al suo amico che l’opera della loro vita sarebbe stata presto completata, ora toccava a lui: avrebbe attirato Bolas e atteso il suo arrivo.

Scontro con Nicol BolasModifica

1280 anni prima delle vicende narrate in I Khan di Tarkir, su Tarkir Ugin stava volando nell'atmosfera come una cometa, trascinando una scia di tempesta. Un'aura azzurra seguiva lo Spirito Drago e si mescolava alle tempeste draconiche come un mantello che si apriva e lo collevaga all'intero Tarkir. Il grande drago guardò a terra notando la magia di localizzazione che veniva lanciata e si accorse dell'arrivo di Nicol Bolas a cui si avvicinò con una sferzata d'ali e i due draghi planeswalker si fronteggiarono. In un tono basso, Bolas parlò a Ugin con parole taglienti a cui lo Spirito Drago rispose controllato e serio con una nota di avvertimento e il sorriso si dipinse sul volto di Bolas. I due draghi volteggiarono l'uno intorno all'altro vorticando, con gli occhi alla continua ricerca di un punto debole in cui affondare, le nubi della tempesta li circondavano come due titani nell'occhio del ciclone. Ugin e Bolas si lanciarono l'uno all'inseguimento dell'altro, a volte cambiando direzione, ognuno rispondendo ai movimenti dell'avversario con affondi e finte, Bolas emise una folata di fumo dalle narici e colpì l'ala di Ugin che schivò di lato e tentò di afferrarlo tra le fauci. I due si lanciarono magie, ma non l'uno contro l'altro; semplici rune scintillanti nell'aria in preparazione della battaglia. Girarono l'uno intorno all'altro tentando affondi con artigli e fuoco, mai troppo concentrati su una strategia, mai compiendo la prima vera mossa. Poi Ugin ruggì e attraverso le tempeste i draghi di Tarkir ruggirono in risposta per poi apparire a frotte scagliandosi verso la battaglia per combattere al fianco del loro progenitore. Il ghigno di Bolas sparì e reagì agli attacchi con una raffica di magie, colpendo Ugin con le sue strane parole, un attacco mentale che fece indietreggiare lo Spirito Drago mentre blocchi di scaglie scintillanti si staccavano dal suo corpo e le ali si affannavano per mantenerlo in volo. Ugin si voltò in aria e rispose con la sua magia scagliando un arco attraverso il corpo di Bolas, con un torrente di fuoco invisibile, seguito da un affondo di una pallida foschia dalla forza di un tuono e poi ruotò in aria lanciando altri assalti invisibili. Bolas respinse molti assalti, ma altrettanti andarono a segno e la sofferenza apparve chiara sul suo volto. Nel frattempo gli altri draghi erano quasi giunti sul luogo della battaglia pronti a combattere contro Bolas quando all'improvviso un crepito di energia elementale eruppe da terra, si trattava di Yasova, il Khan dei Temur, manipolata dalle false visioni di un futuro di pace senza i draghi inviatele da Bolas eseguì le sue istruzioni e utilizzò nuovamente la magia delle rune dei marchi che lei stessa aveva inciso per ordine del suo padrone non per localizzare ma per uno scopo più distruttivo: con un'ondata devastante, la magia colpì tutti i draghi con un colpo solo spingendoli a combattere con una strana frenesia di sangue contro Ugin. Bolas osservò la progenie dello Spirito Drago urlare e attaccare malignamente il suo creatore poi attaccò personalmente e diede il colpo finale a Ugin che precipitò a terra formando una voragine di ghiaccio (dove si sarebbe creato il Fulcro) privo di vita.

Ascesa degli EldraziModifica

Nicol Bolas rivela a Sarkhan Vol di aver combattuto contro Ugin e di aver ucciso il drago. Bolas scavò nella mente di Ugin in cerca delle informazioni per liberare i tre eldrazi, riuscendo ad accedere solo a una parte di queste.

I Khan di TarkirModifica

Nonostante fosse morto, Ugin iniziò a farsi sentire con dei sussurri nella mente di Sarkhan Vol durante gli anni in cui lo sciamano sorvegliava l'Occhio di Ugin e quando il planeswalker tornò su Tarkir (che era il suo piano d'origine) la voce dello Spirito Drago si fece più insistente spingendo Sarkhan a cercare una "porta" che lo avrebbe portato nel passato, 1280 anni prima della sua morte.

La Catena RiforgiataModifica

Arrivato nella Tarkir del passato grazie al Fulcro, Sarkhan Vol assistette allo scontro tra Ugin e Nicol Bolas. Tuttavia dopo che Bolas se ne andò, Sarkhan raggiunse Ugin e usò la sua magia draconica sull'edro che aveva portato con sè da Zendikar attivandolo e riuscendo così a creare un bozzolo protettivo che avvolse il corpo di Ugin dentro di sè in un mistico guscio impenetrabile che avrebbe permesso allo Spirito Drago di guarire.

Salvando Ugin dalla morte, tutti gli eventi che avevano portato alla storia del presente di Tarkir divennero inesistenti e un nuovo "presente" si formò.

Il risveglio di UginModifica

Nel nuovo presente di Tarkir, grazie a Sorin, Ugin venne risvegliato. Lo Spirito Drago esplose dal bozzolo di edri saettando verso il cielo lanciandosi verso l'alto con un potente battito d'ali. Alla fine Ugin comprese che una forza lo aveva liberato e si accorse di Sorin sull'orlo della voragine, ritornò volteggiando verso le rovine del bozzolo di edri e ruggì il nome del vampiro come una domanda. Sorin confermò che era lui e chiese cosa gli fosse successo e se era stato intrappolato e un'espressione distante comparve sul volto del drago. Ugin emise una folata di nebbioline dalle narici in meditazione e poi rispose che credeva che fosse stato salvato, si voltò verso Sorin e chiese se Nicol Bolas era andato via. Sorin chiese se fosse stato Bolas a imprigionarlo e lo Spirito Drago rispose che Bolas aveva pensato che lui fosse un rivale per il suo potere e l'aveva attaccato utilizzando i suoi stessi draghi contro di lui, ma qualcuno era intervenuto in sui aiuto. Il drago esaminò le rovine di edro e osservò il panorama e disse che sembrava che ci avesse messo molto tempo a guarire e chiese quanto tempo fosse trascorso. Sorin rispose che secondo gli esseri di quel luogo erano passati più di mille anni e aggiunse che si stava dimenticando il suo volto. Ugin disse che molto doveva essere cambiato e chiese perchè fosse venuto nel suo mondo e perchè rianimarlo in quel momento e Sorin rispose che si trattava degli Eldrazi e che non era l'unico a essere stato risvegliato da un bozzolo di edri. Ugin disse che non potevano essere liberi, che la rete era stata costruita per durare per l'eternità e Sorin disse che erano liberi e aggiunse che i titani si erano risvegliati e lui non era venuto su Zendikar e così aveva pensato che fosse nella sua dimora a riposare. Ugin chiese com'era stato possibile e osservando l'orizzonte Sorin rispose a causa di planeswalkers e di errori infantili all'Occhio e parlando più a sè stesso che al vampiro, Ugin chiese cosa aveva portato i planeswalkers a farlo. Sorin rispose che poteva dirgli solo quello che sapeva, Ugin sospirò e disse che quella era una notizia sconvolgente i suoi occhi tornarono su Sorin e chiese dove fosse la maga degli edri Nahiri.

Guardando nel vuoto Sorin rispose che lei non era lì e Ugin disse che era ovvio e che infatti stava chiedendo dove fosse, chiese se si trovasse ancora su Zendikar e disse che appena sarebbe stato in grado di viaggiare dovevano tornare da lei. Sorin rispose con cura che non credeva che fosse in quel mondo e con irritazione Ugin gli disse di parlare chiaramente e chiese se fosse morta. Sorin rispose che era viva e che pensava di sapere dove si trovava, non aggiunse altro dal momento che credeva che in quel momento non era necessario che Ugin venisse a conoscenza di tutta la verità. Lo Spirito Drago disse che doveva farla venire su Zendikar e che se i titani fossero rimasti su quel piano avrebbero dovuto ricostruire la rete di edri. Sorin chiese se fosse davvero fondamentale che ci fosse anche lei e Ugin rispose di si, che la magia del sangue del vampiro era favolosa così come la conoscenza del drago di coloro che risiedono nel vuoto, ma nessuno dei loro due effetti poteva durare per sempre senza la litomante. Ugin piegò il corpo avvicinando il muso a Sorin e disse che voleva essere chiaro: loro tre dovevano collaborare e qualsiasi sciocca scaramuccia loro due avessero in corso o qualunque fosse il problema di cui non gli parlava, doveva risolverlo. Concluse che non voleva vedere il suo volto senza quello della litomante. Sorin spostò velocemente lo sguardo, si afferrò le braccia per tenere a freno il suo corpo e annuì con quello che poteva sembrare un'annoiata noncuranza. Ugin annuì a sua volta con decisione e disse che si sarebbero presto visti all'Occhio e lo ringraziò per averlo aiutato. 

Integro e non sottomessoModifica

Attorniato dai suoi spiriti guardiani, Ugin osservava sulla parete immagini di tutto Tarkir e tra esse c'era un immagine di Sarkhan Vol, in piedi nel canyon. Lo Spirito Drago si voltò e le sue truppe di draghi spettrali si allontanarono, era radiante e luminoso e gli disse di perdonare le sue sentinelle, che erano zelanti e che le aveva richiamate appena aveva percepito la sua presenza e Sarkhan chiese se lo conoscesse. Ugin sorrise e rispose si e no, poi spiegò che conosceva le sue azioni, che gli doveva i suoi ringraziamenti mentre lui una spiegazione. Gli occhi di Sarkhan si spalancarono e disse che era giunto lì nella speranza che lui potesse dargli una spiegazione di quello che era successo e chiese cosa potesse conoscere che lui non sapesse già e a quali domande poteva mai dare delle risposte. Ugin rispose che aveva dormito per oltre mille anni e che lui poteva essere l'unico in grado di comprendere ciò che era successo; gli chiese chi fosse, che cosa fosse successo al suo mondo. Aprì la mano e mostrò il frammento di edro che Sarkhan aveva portato con sé per tanto tempo dall'Occhio, ancora intatto dopo tutto quel tempo e chiese come aveva fatto quel frammento a tornare indietro nel tempo e a giungere lì oltre mille anni prima. Sarkhan rimase a bocca aperta e disse che allora conosceva già cosa era successo, ma Ugin rispose di no, che applicava semplicemente la logica e spiegò che quel frammento proveniva dall'Occhio di Ugin su Zendikar, dalla camera interna e sarebbe stato possibile rimuoverlo solo se l'Occhio fosse stato aperto e se ciò fosse avvenuto prima della sua sconfitta lo avrebbe sentito istantaneamente e che quindi doveva essere successo successivamente. Ugin si sollevò fino al pieno della sua altezza e osservò Sarkhan dall'alto e disse che la sua domanda era sempre la stessa e chiese nuovamente chi fosse e come aveva fatto a entrare in possesso di quella pietra. Sarkhan disse il suo nome e Ugin lo ripetè divertito dal momento che conosceva il suo significato: Grande Khan; il drago fece un movimento verso le immagini sulla parete e chiese se tutti loro si inchinavano a lui e Sarkhan rispose di no e che lui non si inchinava di fronte a nessuno e Ugin disse di continuare e lui spiegò che proveniva da Tarkir, ma che il suo mondo era una tomba, un cimitero per i draghi cacciati e uccisi dagli antichi Khan, che lui era morto e che aveva visto le sue ossa in quello stesso canyon. Ugin rimase imperturbabile e Sarkhan proseguì che il suo spirito gli aveva parlato, gli aveva sussurrato della gloria dei draghi confermandogli tutto ciò che aveva sempre sospettato del suo mondo, la decadenza e la sensazione che fosse sbagliato e che la mancanza era reale. Disse che a quel tempo non sapeva che lui fosse un planeswalker, sapeva solo che era un fantasma e dopo che la sua scintilla si accese abbandonò Tarkir e non sentì più la sua voce, spiegò che trovò altri draghi degni della sua venerazione nonostante non sapessero o non fossero interessati ad averla, poi ne trovò uno che l'accettò e che scioccamete lui si era legato alla sua causa ed era stato quel drago a inviarlo all'Occhio. Ugin chiese di chi si trattava e Sarkhan esitò e disse che doveva comprendere che lui non era nello stato mentale migliore, che quel drago non si era rivelato ciò che credeva e l'aveva spezzato e piegato alla sua volontà. Ugin insistette e Sarkhan rispose tristemente che si trattava di Nicol Bolas, lo Spirito Drago sollevò una mano e una sfera di forza scintillante si materializzò intorno a Sarkhan, spinse su di essa, ma era morbida e calda e completamente inflessibile. Ugin chiese perchè Bolas lo avesse inviato all'Occhio e Sarkhan barcollò, colto da ricordi contorti di follia e rispose che voleva che l'Occhio venisse aperto, che i divoratori venissero liberati, ma non gli aveva spiegato il perchè. Ugin disse che se Bolas aveva fatto in modo che gli Eldrazi venissero liberati era molto meno cauto di quanto lo ricordava  e Sarkhan continuò che Bolas era ossessionato dal potere, che gli aveva detto di essere stato un dio un tempo ma che ora non lo era più e voleva ottenere di nuovo quel potere. Ugin chiese cosa desiderava lui invece e Sarkhan rispose che voleva essere libero da Bolas per sempre e fargliela pagare un giorno per ciò che aveva fatto sia a lui che allo stesso Ugin. Lo Spirito Drago fece un gesto con una delle sue mani artigliate e la sfera di forza svanì, chiese se avesse incontrato altri planeswalker all'Occhio e Sarkhan rispose di si; una piromante e un mago mentale e disse che aveva combattuto e la piromante lo aveva sconfitto con il suo fuoco spettrale e che sapeva come manipolarlo. Ugin disse che era interessante e che lui era ancora vivo e Sarkhan spiegò che non era loro desiderio combattere contro di lui e che dopo averlo neutralizzato se ne andarono entrambi e che al suo risveglio, udì nuovamente la sua voce, l'Occhio era aperto e lui prese il frammento di edro e tornò da Bolas a cui disse che aveva sentito la voce dello Spirito Drago ma l'antico drago gli rispose che l'aveva ucciso, gli parlò di un qualche sistema di sicurezza e poi lo mandò via. Ugin chiese se fosse tornato nel loro mondo e Sarkhan rispose che era tornato nel "suo" Tarkir e che la voce nella sua mente divenne più forte, fino ad attirarlo a quel canyon e che era riuscito ad arrivare lì con l'aiuto di un'amica, spiegò che la sua morte aveva creato una specie di vortice temporale che collegava quel momento con il presente e quando lui entrò al suo interno viaggiò indietro nel tempo fino a prima dell'estinzione dei draghi, lungo il cammino della storia, e alla fine era tornato in quel nuovo presente in un mondo trasformato dalle sue stesse azioni. Ugin chiese se sapesse qualcosa di quello che era accaduto dopo la sua caduta e Sarkhan rispose che le tempeste draconiche non erano mai terminate, che la stirpe dei draghi non si era mai estinta che i Khan erano caduti e al loro posto erano saliti al potere cinque draghi antichi che avevano rivendicato il loro ruolo di dominatori del mondo; concluse che un tempo i clan combattevano contro i draghi mentre ora i draghi e i clan erano uniti. Ugin si voltò verso la parete del canyon e osservò le scene di draghi e umanoidi che combattevano insieme e Sarkhan disse che aveva risposto alle sue domande e chiese se lui avrebbe risposto alle sue, Ugin si voltò nuovamente verso Sarkhan e annuì e lo sciamano chiese se davvero non si ricordasse di essere morto, di avergli parlato e di averlo mandato nel passato e lo Spirito Drago rispose che l'ultima immagine che ricordava era lui e il frammento di edro, poi era svenuto, aveva dormito ed era guarito, non sapeva quanto tempo fosse trascorso ma poi era stato risvegliato da un suo alleato, un vampiro planeswalker che gli aveva parlato di "un gesto sciocco all'Occhio" e che probabilmente si riferiva a Sarkhan e agli altri due, disse che il suo nome era Sorin Markov e chiese se lo conoscesse. Sarkhan scosse la teste stordito dalla confusione: la voce della sua testa non era Ugin o almeno non questo Ugin; chiese chi gli avesse parlato se non era stato lui a farlo, che l'amica che lo aveva aiutato era morta per permettergli di andare nel passato e chiese dove si trovasse ora e chi era diventata, disse che un intero mondo era sparito per lui e nonostante non lo amasse era sempre il suo piano e chiese cosa ne fosse stato di quel Tarkir. Ugin rispose che lei non c'era più, che il mondo che ricordava non era mai esistito e le sue persone erano andate incontro a destini diversi, che chi gli aveva parlato allìOcchio era il fantasma di qualcuno che non era mai morto, un fantasma o solo una voce che lui aveva portato lì con sè. Sarkha nripetè destini diversi e disse che aveva incontrato persone che sembravano essere coloro che conosceva sia amici che nemici, ma che nessuno di loro lo aveva riconosciuto e che era come se lui non fosse mai nato e chiese come fosse possibile e che se fosse così lui da dove veniva? Chi si era recato all'Occhio? Chi lo aveva salvato nel passato? Ugin rispose che si trattava sempre di Sarkhan e spiegò che l'Occhio era nel suo passato, in quello del frammento che teneva in mano; che lui si era recato laggiù, aveva viaggiato nel passato di Tarkir e aveva utilizzato l'edro per salvarlo e che doveva essere così perchè in caso contrario i cambiamenti non sarebbero stati possibili. Continuò che qualsiasi cosa fosse successa quando era morto, qualsiasi cosa il suo spirito avesse fatto per permettergli di viaggiare indietro nel tempo aveva avuto effetto solo su Tarkir e ciò significava che lui era giunto dall'ombra, da un luogo che non era mai esistito. Sarkhan comprese e disse che nella storia del nuovo Tarkir lui non era mai nato e che era giunto lì in un attimo come un drago. Ugin rispose di si e Sarkhan disse sorridendo che allora era speciale, un'orfano del tempo e che se in passato fosse stato posseduto o semplicemente folle non aveva più importanza, la voce che lo aveva guidato ora era silente e la usa mente era di nuovo sua e Tarkir era il mondo che aveva sempre desiderato. Lo sciamano fece un passo indietro e disse che gli aveva detto che la sua amica non c'era più e che anche i monaci Ojutai avevano detto la stesa cosa, ma lui credeva che era ancora viva e l'avrebbe trovata, si trasformò in drago e prima che la sua forma cambiasse completamente Sarkhan ringraziò Ugin e poi si lanciò nell'alto dei cieli.

Rivelazione presso l'OcchioModifica

Ritorno su ZendikarModifica

Tornato su Zendikar, Ugin andò nell'Occhio per ricostruire la camera centrale. Sentì qualcuno avvicinarsi e pensando fosse Sorin, gli diede il bentornato e disse che i suoi preparativi erano quasi completi. Il drago scese e atterrò di fronte al nuovo arrivato con le ali completamente spiegate e vide che non si trattava del vampiro, si accigliò e disse che non era colui che stava aspettando e l'altro rispose che poteva dire la stessa cosa e chiese chi fosse.

Incontro con Jace BelerenModifica

Ugin lo osservò e chiese se conosceva il nome di quel luogo e l'altro rispose di si e chiese nuovamente il suo nome. Ugin sorrise, si presentò e disse che aveva aiutato la costruzione di quel luogo tanto tempo prima. Il mago disse il suo nome, Jace Beleren. Era giunto all'Occhio per scoprire come funzionava la rete di edri. Ugin disse che lui era già stato in quel luogo, la sua non era una domanda, ma Jace rispose comunque di si. Ugin sapeva che avevano liberato gli eldrazi e che erano stati lui, una piromante e un dracofono, tutti e tre erano planeswalkers. Jace disse che erano stati manipolati, ma Ugin sapeva anche questo. A farlo era stato un suo rivale, un altro drago planeswalker, Nicol Bolas; chiese se lo conoscesse. Jace rispose di si, non era la prima volta che riusciva a manipolarlo e Ugin disse che manipolare faceva parte della sua natura. Jace chiese perchè Bolas avrebbe voluto la liberazione degli eldrazi e Ugin disse che si sarebbe impegnato a trovare una risposta, ma in quel momento dovevano concentrarsi sugli eldrazi. Probabilmente era quello che Bolas desiderava facessero. Jace rispose che allora avrebbero dovuto fare in fretta, uno dei tre titani si stava dirigendo verso Portale Marino proprio in quel momento. Con grande sorpresa di Jace, Ugin non conosceva la città più fluente di Zendikar e chiese per quanto tempo fosse stato lontano da quel piano. Ugin spiegò che era stato imprigionato e chiese informazioni su Portale Marino. Jace disse che si trattava di un centro di civiltà e sapere sulla costa di Tazeem; lì era conservata la conoscenza sugli edri, ma era andata perduta a causa dell'attacco degli eldrazi e ora Ulamog si stava dirigendo laggiù per divorare i sopravvissuti che si erano radunati. Ugin disse di non dare per scontato di riuscire a comprendere la mente degli eldrazi e che Ulamog si recava nei luoghi e compiva le azioni che erano destinate a lui. Jace replicò che gli eldrazi erano attirati dalle concentrazioni di vita e che quindi dietro ai loro spostamenti c'era logica. Dovevano bloccarlo o ucciderlo a qualsiasi costo. Ugin disse che lui non poteva uccidere Ulamog e Jace replicò che allora dovevano fermarlo, ma dovevano agire in fretta, le persone stavano morendo e dovevano fare qualcosa. Grazie ai suoi edri avevano tutte le leyline del piano a loro disposizione. Chiese a Ugin cosa fare. Il drago rispose che aveva degli alleati antichi e potenti, le due persone che lo avevano aiutato a imprigionare gli eldrazi su quel mondo migliaia di anni prima. Jace gli fece notare che tre persone che non avevano quasi nessuna conoscenza degli edri erano riusciti a sopraffare i suoi sistemi di sicurezza per caso e Ugin replicò che non si era trattato di un caso, ma di un piano ben orchestrato e gli disse di non commettere l'errore di credere che i suoi piani fossero gli unici che contavano. Jace ribattè chiedendo se anche lui non avesse commesso lo stesso errore e spiegò che aveva creduto che nessuno volesse liberare gli eldrazi dalla loro prigione, ma quello era stato il piano di Bolas e se lo aveva fatto una volta in passato, avrebbe potuto farlo nuovamente in futuro. Ugin rispose che si stava illudendo di nuovo di possedere la conoscenza e spiegò che qualsiasi cosa volesse Bolas, probabilmente l'aveva già ottenuta. Gli ricordò che come aveva detto lui stesso, le persone stavano morendo e sarebbero stati degli sciocchi a tentare di ottenere l'impossibile solo perchè lui riteneva che ciò che potevano ottenere avesse dei difetti. Jace scattò che "impossibile" era una parola assurda detta da lui, conosceva molto di più gli edri rispetto a lui e tutto ciò che era in grado di dire era ciò che non potevano ottenere. Doveva per forza avere un'idea migliore.

Confronto di illusioniModifica

Usando un'illusione, Ugin mostrò a Jace una rete di nodi sparsi e di linee delicatamente incurvate, disegnata in un'intensa luce bianca e disse che quella era la rete di edri in origine. Poi l'illusione mutò e i nodi si spostarono. Alcuni svanirono e le curve delle leyline iniziarono a mutare... in pochi secondi la rete divenne disordinata e caotica. Ugin disse che la litomante che aveva creato gli edri non si trovava più su quel piano da molto tempo e senza di lei gli edri erano andati alla deriva. Poi erano arrivati loro e avevano risvegliato gli eldrazi, ma i suoi sistemi di sicurezza erano ancora funzionanti e i titani non si liberarono subito. Jace rimase immobile, incapace di voltarsi di fronte alla visione astratta di un incubo. Ugin spiegò che la rete cercò di trattenere gli eldrazi proprio come era stata progettata e che senza altre interferenze, avrebbe potuto riuscirci, ma successivamente qualcuno aveva aperto l'ultimo sigillo, disattivando l'ultimo sistema di sicurezza. Il diagramma si ruppe, i nodi si sperpagliarono e le linee andarono fuori controllo. Ugin disse che quella era la rete di edri allo stato attuale, ciò da cui dovevano partire e chiese che se tre planeswalkers al culmine del loro potere non erano stati in grado di uccidere i titani eldrazi con gli edri nella loro migliore configurazione, loro due non potevano riuscirci con quelle rovine. Jace ne ebbe abbastanza e rispose che stava parlando di concetti astratti. Lanciò una contromagia per smantellare le illusioni del drago e proiettare le proprie: mostrò a Ugin Portale Marino al massimo del suo splendore, poco dopo che le progenie erano state liberate, l'accampamento dei sopravvissuti quando l'aveva visto tre settimane prima, con gli stessi studiosi ora ridotti sia in numero che in speranza, che si accalcavano intorno al falò. Gideon dava ispirazione alle persone e Nissa entrava in condivisione con la terra. Jace disse che Zendikar non era un rompicapo da risolvere, ma la dimora di un popolo che stava combattendo per quel mondo. Mostrò scene di sofferenza, poi di famiglie che piangevano i caduti, di paesaggi devastati da Ulamog, di cieli e abissi affollati dalla minaccia eldrazi. Il diagramma tornò visibile, spingendo via le immagini di Jace, poi mutò di nuovo, ripristinato per quanto lo stato attuale lo permettesse; aveva meno nodi ed era composto da linee che curvavano bruscamente. Ugin disse che gli eldrazi potevano essere imprigionati e lui parlava di ucciderli come se fossero dei semplici insetti, ma che non ne era in grado. Jace disse di non parlargli di ciò che era in grado di fare lui, ma di ciò che avrebbero fatto o non fatto loro, che uccidere o intrappolare gli eldrazi era irrilevante: lui era venuto lì per fermarli ed era sicuro che valesse anche per il drago.

Le illusioni di Jace fluirono e si modificarono senza che lui se ne rendesse conto, circondate dall'ampia astrazione della rete di edri. Jace disse che si trattava della conoscenza del drago degli edri e della sua di Zendikar, di un luogo chiamato Portale Marino, dei suoi abitanti e dei motivi per cui valeva la pena di salvarli. Ugin tuonò di non illudersi di potergli insegnare cosa valesse la pena salvare, molto più di quel mondo era a rischio, sicuramente molto più delle persone che erano vive in quel momento. Disse che gli parlava della minaccia costituita da Ulamog, ma gli ricordò che gli eldrazi erano in tre. Con i titani in libertà era l'intero multiverso a essere in pericolo ed era quello ciò che lui voleva salvare: il multiverso nella sua interezza di tempo e spazio. Ugin e il diagramma divennero una cosa sola, luminosa e incombente, un occhio brillante e furioso. Jace barcollò sotto il suo sguardo, ma chiese al drago come potesse aiutarlo. L'Occhio pulsò, la coscienza di Jace iniziò a vacillare, poi tutte le illusioni di entrambi svanirono. Ugin chiese se volesse davvero essere di aiuto e Jace rispose che aiutare era il motivo per cui si trovava lì, aveva preso parte alla liberazione degli eldrazi e se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe preso parte anche al loro imprigionamento.

La richiesta di UginModifica

Ugin ricordò a Jace che gli aveva detto che non era la persona che stava aspettando e spiegò che i suoi alleati, non si trovavano su Zendikar. Ne mancava una e aveva inviato il secondo a cercarla, ma non aveva alcuna notizia di loro e c'era bisogno urgente di entrambi. Chiese se avesse mai sentito parlare di Sorin Markov. Jace rispose di no e chiese se avesse dovuto conoscerlo e Ugin spiegò che lui era il suo precedente alleato, autoproclamato signore del suo piano d'origine, Innistrad. Jace rispose che aveva sentito parlare di quel piano e che anche lui aveva un alleato laggiù. Ugin continuò che Sorin era fondamentale per la loro impresa e se voleva essere d'aiuto, doveva andare alla sua ricerca e portarlo lì, ma non doveva fidarsi di lui. Jace chiese cosa intendesse e Ugin spiegò che sebbene Sorin parlasse del bene comune, era una creatura egoista e aveva combattuto contro gli eldrazi non per compassione per Zendikar, ma per un lungimirante senso di autoconservazione. Se altre faccende avessero attirato la sua attenzione, le sue priorità sarebbero potute non essere in accordo con le loro. Jace chiese del suo secondo alleato e Ugin rispose che si trattava di Nahiri, nota anche come litomante, una kor di Zendikar e guardiana del piano. Disse che non sapeva perchè avesse abbandonato il suo mondo e non riusciva a capire perchè non si trovasse lì, doveva esserle successo qualcosa e concluse che se non riusciva a trovare Sorin, doveva cercare lei. Jace disse che non avrebbe abbandonato Zendikar, aveva degli amici che contavano sul suo ritorno con le informazioni relative alla rete di edri, a meno che il drago non volesse andare a Portale Marino a comunicarlo direttamente a loro. Ugin rispose che doveva rimanere all'Occhio per ricostruire la camera centrale in modo che i suoi alleati potessero ripristinare il funzionamento della rete e intrappolare di nuovo gli eldrazi. Jace disse che in tal caso i suoi alleati avrebbero dovuto cavarsela da soli e chiese cosa potesse fare per aiutare lui. Ugin disse che la rete di edri era danneggiata e che aveva bisogno che Ulamog venisse confinato, contenuto in un cerchio di edri, e chiese se i suoi amici fossero disponibili a imprigionare il titano invece che cercare di ucciderlo. Jace rispose di si, ma spiegò che sarebbe riuscito a convincerli solo se quella sarebbe stata l'unica possibilità, i suoi compagni avevano visto molti eldrazi morire e lui stesso non gli aveva ancora dato un motivo per cui non avrebbe dovuto provare a uccidere Ulamog.

Ugin spiegò che i titani eldrazi non risiedevano in un luogo fisico, erano creature della cieca eternità ed era lì che si trovavano. Aveva visto solo una parte di Ulamog, una proiezione. Per fargli capire meglio, gli chiese di immaginare di immergere la sua mano in una pozza, il pesce sotto la superficie vede un mostro con cinque teste e non ha percezione dell'uomo, perchè la verità va oltre la sua comprensione. Jace chiese di quando aveva intrappolato i titani e Ugin rispose che era stato come infilzare la mano in una spina e spiegò che uccidere la forma fisica di Ulamog sarebbe stato come tagliare la mano di un uomo che sarebbe stato danneggiato, ma non ucciso, e alla fine sarebbe stato libero.

Ugin disse che considerata la sua ridotta esperienza, si stava comportando meglio di quanto avrebbe potuto immaginare e Jace accettò quelle parole come un complimento e chiese se quella metafora della mano si applicasse ai tre titani e se uccidendone uno, si sarebbero liberati gli altri. Ugin gli disse di immagianre che l'uomo avesse migliaia di mani. Jace disse che stava dicendo che le nidiate di Ulamog non erano realmente progenie, ma parte del titano stesso e Ugin rispose che erano più precisamente delle cellule che svolgevano la loro funzione e poi morivano o venivano riassorbiti, senza che l'insieme ne venisse danneggiato. Jace concluse che quindi uccidere i discendenti non serviva a nulla, tranne solo a salvarsi la vita e Ugin confermò le sue parole. Jace si passò una mano tra i capelli e disse che aveva ricevuto abbastanza informazioni, avrebbe presentato il suo piano ai suoi amici a Portale Marino e avrebbe cercato di convincerli che imprigionare Ulamog sarebbe stata la scelta giusta da fare. Ugin disse che doveva fare molto di più che convincerli e spiegò che con la rete di edri danneggiata e il sistema di sicurezza rimosso, i titani erano liberi di lasciare il piano: se Ulamog fosse stato ferito, avrebbero potuto mandarlo via da Zendikar, dalla rete e dalla loro migliore possibilità di fermarlo. Chiese se capiva perchè sarebbe stato un disastro e che probabilmente i popoli di Zendikar non potevano comprenderlo. Concluse che doveva dissuadere i suoi amici dall'attaccare direttamente Ulamog e se fosse stato necessario avrebbe dovuto fermarli. Jace rispose che aveva capito e che li avrebbe informati. Ugin sottolineò che doveva fare in modo che Ulamog non venisse scacciato da Zendikar, poichè le conseguenze sarebbero state serie e avrebbero giustificato ogni azione necessaria a impedire che succedesse. Jace rispose che non avrebbe lasciato scappare Ulamog. Ugin gli augurò buona fortuna e disse che avrebbe portato a termine i suoi preparativi.

Rinascita di ZendikarModifica

Percependo la morte di Ulamog e Kozilek, Ugin lasciò l'Occhio e andò in cerca di Jace. Quando lo trovò atterrò di fronte a lui e chiese con rabbia cosa avesse fatto. Gli altri tre planeswalkers, amici del telepate, si erano avvicinati a loro poco prima della discesa dello Spirito Drago e l'elfa rispose che avevano salvato Zendikar, mentre la piromante chiese come invece avesse contribuito lui alla vittoria. Jace si fece avanti e disse che il piano era suo, gli altri avevano avuto solo la colpa di fidarsi di lui e, se aveva obiezioni su ciò che avevano fatto, lui ne era la causa. Alle sue parole gli altri tre protestarono: lo ieromante disse che loro tre erano con lui, l'elfa aggiunse che avevano ucciso i titani insieme e quindi erano tutti responsabili e la piromante concluse che in realtà era stata lei a uccidere i due esseri, ma l'avevano aiutata. Ugin chiese a Jace di spiegargli cos'era succeso. Il telepate disse che aveva agito in base alle informazioni in suo possesso e raccontò che all'inizio erano riusciti a intrappolare Ulamog, ma la prigione venne danneggiata da un planeswalker che voleva prendersi un'antica rivincita. L'altra sorpresa era stata l'arrivo di Kozilek, di cui neanche il drago era a conoscenza, oppure che avesse deciso di non dirglielo. Ugin rispose che con la rete di edri in pessime condizioni, la sua capacità di seguire gli spostamenti dei titani era stata ridotta, tuttavia, a causa delle loro azioni il piano era stato scosso come una campana ed era riuscito a effettuare un'analisi approfondita utilizzando gli echi, scoprendo che Emrakul non si trovava più su Zendikar. Jace disse che con due titani la loro situazione era cambiata, non avevano il tempo per preparare un'altra trappola per imprigionarli e non sapevano quanto tempo i due esseri sarebbero rimasti sul piano e il drago stesso gli aveva raccomandato di non farli fuggire. Ugin rispose che non aveva motivo di credere che sarebbero andati via immediatamente, ma Jace replicò che aveva diversi elementi per ritenere che i difensori di Zendikar avrebbero potuto agire avventatamente e scacciarli dal piano, nonostante i suoi tentativi di convincerli a non farlo. Alla fine una dei loro alleati aveva cercato di fare proprio quello; cominciò a spiegargli il modo in cui avevano usato le leyline per ucciderli, ma Ugin lo interruppe e disse che avrebbero potuto trattenerli con il glifo, ma senza gli edri per disperdere l'energia e mantenere in posizione le leyline, le loro uniche possibilità erano di lasciarli fuggire, oppure trascinarli nel mondo fisico e ammazzarli. Ugin disse che aveva sempre saputo come uccidere i grandi eldrazi; si sollevò su due zampe torreggiando su tutti e, come un maestro, disse che avevano ucciso due esseri viventi più antichi dei mondi senza conoscere il loro obiettivo, il loro ruolo, l'impatto delle loro vite o delle loro morti; avevano messo a rischio l'intero piano e causato ignote conseguenze per ucciderli, solo perchè erano in grado di farlo. Si abbassò e sospirò, scosse la testa e disse che non c'era nessuna forza nel multiverso più pericolosa e più capricciosa dei planeswalkers. Jace chiese cosa sarebbe successo ora e lo Spirito Drago rispose che lo ignorava, nessuno aveva mai ucciso un titano, lui aveva una teoria su ciò che gli eldrazi potessero essere e su quello che sarebbe accaduto ora che due di loro erano morti; le conseguenze probabilmente non sarebbero maturate in poco tempo, forse anche fino a dopo la morte di tutti e quattro, quindi potevano considerare la loro impresa come una vittoria, mentre lui avrebbe studiato le spoglie dei due eldrazi e si sarebbe preparato per il futuro. Jace chiese di permettergli di lavorare con lui e di rivelargli le sue teorie, ma Ugin rispose che gli aveva dimostrato di essere un collega estremamente arrogante e inaffidabile. Insisteva nel dire che voleva aiutarlo, ma l'aiuto migliore che poteva dargli era di andarsene. Incredulo Jace gli chiese che fine avessero fatto i suoi vecchi alleati e Nicol Bolas. Lo Spirito Drago rispose che non gli avrebbe impedito di cercare informazioni, ma lo invitava a non dimenticare che sia Sorin che Bolas sarebbero stati molto meno indulgenti di fronte alle sue interferenze. Ugin continuò di ordinare al popolo di Zendikar di non interferire con il suo lavoro e dopo che finì di parlare, si sollevò e volò via.

ReferenzeModifica

Rappresentato inModifica

Testi di coloreModifica

Carte associateModifica

CuriositàModifica

PLAN Attuali: Ajani - Angrath - Aminatou - Arlinn Kord - Ashiok - Chandra Nalaar - Dack Fayden - Daretti - Domri Rade - Dovin Baan - Estrid Garruk - Gideon Jura - Huatli - Jace Beleren - Jaya Ballard - Jiang Yanggu - Karn - Kaya - Kiora - Koth - Liliana Vess - Mu Yanling - Nahiri - Narset - Nicol Bolas - Nissa Revane - Ob Nixilis - Ral Zarek - Rowan Kenrith - Saheeli Rai - Samut - Sarkhan Vol - Sorin Markov - Tamiyo - Teferi - Tezzeret - Tibalt - Ugin - Vivien Reid - Vraska - Will Kenrith
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