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Personaggio
Sorin6
Nome Sorin Markov
Originario di Innistrad - Stensia, Maniero Markov
Lifetime -2.500 A.R.
Razza Vampiro Planeswalker
Titolo
  • Signore di Innistrad
  • Visitatore Solenne
  • Nemesi Lugubre
Stato Vivo


Sorin Markov è un vampiro planeswalker che usa il mana nero e bianco.

Specializzato nella sangromanzia, la magia del sangue, è in grado di assorbire la forza vitale degli altri esseri viventi, maledire i suoi nemici e persino dominare le menti di chiunque desideri. È uno dei più "vecchi" dei planeswalker conosciuto. Dopo aver visto la fine di molti milenni è diventato distaccato ed estremamente sicuro di sè. Diversamente da Nicol Bolas, però, lui non è interessato a dominare mondi o ad aumentare il suo potere. Si accontenta di soddisfare i suoi capricci. Sorin è un individuo che adora viaggiare, l'aver attraversato centinaia di piani nel corso dei millenni lo ha reso sempre in cerca di cose nuove. Nonostante la sua natura edonistica, Sorin è cosciente dei pericoli e delle conseguenze degli avvenimenti che lo circondano e nel corso della sua lunga vita si è sempre preoccupato di gestirli al meglio organizzando incontri con altri arcanisti o viaggiando fino ai piani più dimenticati. Come risultato, Sorin ha sempre qualche affare in sospeso. Si è autoproclamato "signore di Innistrad" e quindi protettore del piano e non ha pietà per gli altri planeswalker che minacciano il suo mondo intenzionalmente o inconsapevolmente. Si unì al gruppo noto come I Tre e contribuì a imprigionare gli Eldrazi su Zendikar. Successivamente entrò in conflitto con Nahiri, una dei suoi compagni; i due si affrontarono, Sorin vinse e la imprigiò nella Tomba Infernale. Tantissimi anni dopo, a causa delle azioni di Liliana Vess, la litomante fu nuovamente libera e dopo diverse macchinazioni riuscì a realizzare la sua vendetta contro Sorin che venne in parte imprigionato nella pietra con un dolore continuo che gli impediva di viaggiare tra i piani.

Ascesa del vampiroModifica

Migliaia di anni prima, Edgar Markov, nonno di Sorin, era un alchimista. La carestia della terra che in seguito sarebbe stata conosciuta come Stensia costrinse Edgar a condurre esperimenti in aree oscure, che esplorò con entusiasmo. Fece un patto col demone Shilgengar per ottenere i segreti della sangromanzia. Edgar creò un rituale di sangue che lo rese senza età, trasformandolo in vampiro. Quando Edgar trasformò Sorin in un vampiro, il trauma fece accendere la scintilla di Sorin.

Nel corso dei secoli, i vampiri si diffusero ulteriolmente nel piano, cacciando e dissanguando gli umani. Durante quel periodo Sorin trascorse sempre più tempo lontano dal suo mondo natale, a volte scomparendo per anni. Ciò mise una certa distanza dalla sua stessa stirpe. Vedendo gli eventi che stavano accadendo su Innistrad da una prospettiva diversa, Sorin vide i cambiamenti avvenuti sul piano, come i vampiri diventavano sempre più potenti mentre gli umani sempre più deboli a causa delle azioni del nonno. Capì anche che sarebbe stata solo questione di tempo prima che i vampiri spazzassero completamente via dal piano gli umani.

Già allora un potente planeswalker, fu abbastanza lungimirante da capire come sarebbe andata a finire: con l'estinzione degli umani, la conseguenza sarebbe stata la morte degli stessi vampiri. Sapeva di dover trovare un modo per impedire che ciò accadesse.

NahiriModifica

Sorin incontrò Nahiri dopo che la giovane kor era diventata da poco tempo una planeswalker. All'inizio del loro rapporto, prima che lei comprendesse ciò che lui era, Sorin le chiese se avesse voluto imparare a combattere come lui, Nahiri rispose di si e lui l'attaccò. Nahiri resse brevemente l'assalto, finchè Sorin non la colpì a un braccio con il suo spadone a due mani, con un colpo di traverso che la fece finire a terra. Sorin si complimentò con lei dicendole che era riuscita a resistere per quasi sei respiri e poi le chiese di alzarsi. Nahiri replicò che le aveva rotto un braccio e senza nemmeno guardarla Sorin le rispose di aggiustarlo. Vedendo la sua confusione, Sorin le spiegò che nel momento in cui era diventata una planeswalker lei non era più mortale e che il suo corpo era solo una proiezione della sua mente. Trattenendo lacrime di rabbia, Nahiri disse che avrebbe dovuto dirglielo subito. Con voce annoiata ma gentile Sorin replicò semplicemente di no.

I due iniziarono a viaggiare insieme nel multiverso forgiando una strana amicizia. Infatti, Sorin considerava Nahiri quasi come una figlia.

Il LitomanteModifica

Il piano sconosciutoModifica

Nell'accampamento dei profughi umani, Sorin si avvicinò a Nahiri e chiese se poteva avere la sua attenzione, la litomante sussultò, poi si voltò verso di lui. Sorin si muoveva come un felino e la kor non l'aveva sentito avvicinarsi. Insieme erano una coppia impressionante e i profughi lasciavano loro grande libertà. Le chiome di entrambi erano bianche, la pelle di lui era di un grigio cenere, mentre quella di lei di color alabastro, ma ciò che contrassegnava Sorin da lei erano i suoi occhi: neri dove chiunque si sarebbe aspettato un colore bianco, con iridi inquietanti. Si fecero strada insieme tra i falò dei profughi al margine dell'accampamento dove il muro creato da Nahiri comprendeva un affioramento basso e roccioso, si fermarono e osservarono oltre. Il sole stava tramontando e le orride forme nella valle scomparivano misericordiosamente nell'ombra. Sorin disse che lei aveva creato nuovamente l'accampamento per loro e che pensava che fosse ora che se la cavassero da soli. Nahiri replicò che loro erano lì per salvarli e Sorin rispose che lei era lì per salvarli, mentre lui era lì per fermare quelle creature su quel mondo prima che si diffondessero su altri piani, come Innistrad o Zendikar. Nahiri disse che non poteva sopportare la loro sofferenza e Sorin le rispose di non guardare e di considerare la situazione nel contesto, la litomante chiese sommessamente quale fosse quel contesto e se alla fine avessero vinto. Sorin diresse lo sguardo nell'oscurità crescente, immobile come una statua, rispose di no e spiegò che potevano farsi avanti e combattere, che insieme potevano cambiare il corso della storia, ma non potevano garantire la sicurezza di quelle persone allo stesso tempo. Nahiri era contraria e per quanto ne sapevano erano gli ultimi sopravvissuti di quel mondo e loro dovevano tentare di salvarli. A voce troppo alta Sorin replicò di sedersi accanto a loro e tenere le loro mani mentre cadevano nell'oblio e lasciare che quei mostri andassero a divorare altri mondi; terminò dicendo che sarebbe stato di conforto sapere che loro due ci avevano provato. Nahiri si allontanò e Sorin la osservò mentre creava una spada per Lian con la sua magia per poi tornare vicino a lui, che a bassa voce disse che immaginava che la falsa speranza fosse meglio di niente e Nahiri replicò che qualsiasi speranza era meglio di niente, sempre. Prima che il vampiro potesse rispondere la terra tremò, durante la giornata si erano verificati smottamenti, ma non come quello. In quel momento, un essere enorme si sollevò da dietro le colline all'estremità della valle, era imponente, bizzarro e terribile da osservare. La terra tremò nuovamente e quell'essere si girò e iniziò a dirigersi verso di loro, al suo movimento un'ondata di orrori si sollevò dalla valle per attaccare. Nahiri urlò di mettersi in posizione di combattimento, la prima ondata di orrori raggiunse l'accampamento, i più piccoli avevano la dimensione dei cani, i più grandi erano alti come palazzi, Sorin prese posizione di fianco alla litomante che aveva sguainato la spada, con Lian dall'altro lato e affrontarono le ondate di carne e follia. Sorin agitò la mano e una decina di mostruosità si trasformarono in polvere, Nahiri si concentrò e altre decine affondarono nel terreno, ma erano sempre di più e la più imponente era un vortice che attirava ogni cosa: i loro corpi, le loro menti e addirittura la loro magia. Il terreno si mosse, una voragine si aprì spezzando il muro della litomante splendente di una luce ultraterrena, Nahiri cercò di chiuderla con i suoi poteri, ma senza risultato; non era una frattura del terreno era una frattura del mondo: il piano si stava lacerando. Col volto insaguinato ma ancora in piedi e con la spada tra le mani, Lian chiese cosa fosse e con voce stranamente calma Sorin rispose che quella era la fine. La luce crebbe e divenne insopportabile, impercettibilmente, come da una grande distanza, le persone che i due planeswalker avevano protetto per settimane vennero spazzate via in un istante e mentre la terra stessa iniziava a sgretolarsi, Sorin chiamò Nahiri, le disse che era finita e svanì nel nulla.

Imprigionare gli EldraziModifica

I due viaggiarono su Zendikar, era il loro luogo di incontro prestabilito, un luogo sicuro in cui gli altri planeswalker non avrebbero interferito poichè era sotto la protezione di Nahiri. Rimasero a riposarsi seduti in silenzio sul bordo di un insediamento temporaneo dei kor, negli altopiani occidentali di Akoum, ripristinando i legami che fornivano loro il mana. Sorin non mostrava alcuna emozione per l'evolversi degli eventi mentre Nahiri teneva tra le mani la spada che aveva creato, l'ultimo ricordo del mondo scomparso. Sorin disse che avevano compagnia, anche lei la sentì, una specie di pressione nell'aria che faceva capire che qualcosa stava emergendo dall'etere. Si alzò e chiese se li avessero seguiti, Sorin rispose di no che non era così grande ma comunque grande. Davanti a loro si presentò un'imponente ed etereo drago, splendente nella luce bianca e blu, la foschia svanì e rivelò due corna ricurve dietro il capo e con lunghe ali ripiegate elegantemente dietro il corpo slanciato. Era immenso, oltre dodici metri, era apparso lontano da loro e ogni aspetto della sua postura indicava intenzioni pacifiche. Nonostante ciò, Nahiri sguainò la spada. Il drago disse che sicuramente si erano accorti che avevano un problema, Sorin si alzò e rispose che non capiva cosa intendeva col plurale aggiungendo che Zendikar era sotto la protezione della kor. Il drago gli porse i suoi saluti chiamandolo per nome e rispose che quando si trattava di quel problema, il plurale era riferito a tutti i planeswalker in ogni mondo. Si girò verso la litomante che si presentò e affermò che la sua presenza su quel mondo era possibile solo col suo permesso. Il drago si inchinò, la salutò per nome e la ringraziò per la sua ospitalità, poi si voltò nuovamente verso Sorin che disse a Nahiri che aveva di fronte a sè Ugin, noto come lo spirito drago, vecchio come il tempo e altrettanto litigioso. La litomante disse che loro due già si conoscevano, Ugin spiegò che avevano collaborato in passato e Sorin chiese cosa volesse da loro. Il drago rispose che voleva il loro aiuto, sollevò una mano ed evocò una piccola immagine spettrale degli esseri enormi che avevano intravisto all'orizzonte del mondo condannato, Nahiri comprese e disse che lui li aveva osservati e non era venuto in loro aiuto. Ugin rispose che esisteva un intero multiverso pieno di persone da aiutare, così come una moltitudine di modi per aiutarli; mentre loro inscenavano una grande battaglia, lui stava osservando e imparando, per riuscire a fermare quelle creature in maniera definitiva, un obiettivo che avevano tutti loro. Nahiri rispose che quello era il suo obiettivo e che metteva in dubbio il giudizio morale di chiunque considerasse la distruzione di un mondo come parte di un progetto di ricerca. Ignorando le parole della litomante, Sorin chiese cosa avesse imparato e Nahiri si irritò ma dal momento che si fidava quasi sempre del giudizio del vampiro decise di ascoltare. Ugin disse che si chiamavano Eldrazi e divoravano interi mondi, non erano dei veri planeswalker ma erano in grado di muoversi liberamente tra i piani, degli organismi viventi, apparentemente provenienti dalla cieca eternità e uniche creature conosciute di quel tipo, terminò che se non venivano fermati sarebbero stati una minaccia per ogni mondo. Sorin disse che non potevano minacciare ogni mondo perchè il multiverso era infinito e Ugin rispose che non ci credeva davvero, altrimenti se il numero di mondi fosse infinito perchè perdere tempo a salvarne alcuni e non spostarsi semplicemente lontano dagli Eldrazi? Spiegò che il multiverso non aveva confini, ma i mondi al suo interno non erano infiniti e che credere diversamente significava che nulla aveva realmente importanza. Concluse che quando sarebbero stati vecchi come lui avrebbero compreso che il nichilismo era una soddisfazione che non potevano permettere. Sorin aggrottò la fronte ma non disse nulla e Nahiri chiese come potevano fermare gli Eldrazi e Ugin rispose che quello era il dilemma dal momento, che si trattava di creature della cieca eternità e spiegò che ciò che aveva distrutto quel mondo era una proiezione, un'ombra di etere vivente in uno spazio tridimensionale. Se li avessero affrontati nella cieca eternità, gli Eldrazi avrebbero avuto il loro pieno potere in un ambiente in cui loro riuscivano a mala pena a sopravvivere, mentre se fossero riusciti a sconfiggere solo le loro estensioni fisiche, un'impresa non semplice, non avrebbero ottenuto nulla perchè la loro vera forma risiedeva nell'etere. Sorin replicò che dovevano trovare un modo per sconfiggerli e Ugin disse che poteva non essere possibile e sicuramente poco saggio. Nahiri appoggiò la mano sull'elsa della spada e disse che i mondi stavano morendo. Il drago abbassò il suo enorme capo per fissarla negli occhi e chiese se sapesse cosa fossero realmente, se sapesse se facevano parte di un'ecologia sconosciuta o ciò che accadrebbe se venissero distrutti, se meritavano di morire, se il suo giudizio morale si estendeva solo agli esseri che era in grado di comprendere e se fosse in grado di rispondere a una di quelle domande. Non aspettò una risposta, osservò Sorin e disse che tra tutti era lui quello a poter comprendere la necessità di equilibrio. Sorin disse che stava facendo solo delle ipotesi e che non riusciva a immaginarlo così ipocritamente cauto nel caso in cui fosse stato il suo mondo a essere in pericolo. Nahiri chiese al drago cosa suggeriva dal momento che voleva fermarli senza distruggerli e se avesse un piano, Ugin rispose che potevano imprigionarli ed evocò un'altra illusione, un tracciato di una rete incredibilmente complessa e spiegò che potevano legarli a un piano utilizzando la loro forma fisica come un ancora e che a differenza dal tentare di ucciderli quel metodo poteva funzionare e gli avrebbe dato il tempo di studiarli senza che altri mondi finissero distrutti. Nahiri chiese se pensava di poterli intrappolare tutti e il drago rispose che tutti e tre sarebbero stati imprigionati. Sorin disse che doveva aggiornare le sue osservazioni e che loro ne avevano affrontati a migliaia, Ugin spiegò che avevano combattuto contro le loro estensioni, ma che in realtà esistevano solo tre veri Eldrazi che vagavano nel multiverso e che potevano attirarli su un piano e intrappolarli. Sorin chiese quale mondo doveva essere sacrificato e Ugin lo corresse dicendo che sarebbe stato sottoposto a rischio e che se avessero avuto successo sarebbe stato danneggiato ma non distrutto, continuò dicendo che se avessero fallito sarebbe stato sicuramente distrutto ma in quel caso sarebbe stato ugualmente condannato come tutti gli altri mondi. Nahiri chiese quale piano volesse rischiare e il drago rispose che doveva essere di grandi dimensioni, con molto mana a disposizione, scarsamente popolato, preferibilmente un luogo dove fosse stato possibile costruire una base per le operazioni, un mondo che non fosse sotto la protezione di un altro planeswalker e in cui uno di loro poteva sorvegliare il riposo degli Eldrazi. Sorin disse che Innistrad non corrispondeva a quella descrizione e chiese del mondo di Ugin ovunque fosse, ma il drago rispose che nemmeno il suo corrispondeva e che potevano andare alla ricerca di un mondo ideale, ma avrebbero avuto bisogno di tempo durante il quale altri mondi sarebbero stati distrutti e che era meglio iniziare subito. Entrambi si voltarono verso Nahiri che afferrò la spada forgiata dalla pietra, estratta dalla terra di un mondo distrutto e disse di no. Sorin pronunciò il suo nome con un tono di voce che alla litomante sembrò da genitore afflitto e le disse che aveva visto con i suoi occhi ciò che era successo a quel mondo, che aveva la possibilità di evitare che succedesse di nuovo e che se avessero avuto successo, Zendikar sarebbe sopravvissuta. Nahiri replicò che c'era un rischio e che non aveva il diritto di mettere in pericolo tutti i popoli del suo mondo. Ugin le disse che se preferiva non mettere a rischio il suo piano ne avrebbero cercato un altro e se fosse stato difeso da un planeswalker lo avrebbero convinto a collaborare anche con la forza. La litomante replicò che non avevano il diritto di scegliere quale mondo sacrificare e Sorin rispose che non avevano altre alternative. Ugin spiegò che aveva scelto Zendikar perchè aveva già un protettore che aveva deciso di prenderne il destino tra le sue mani e che era sicuro che avrebbe fatto la scelta giusta. Nahiri chiese cosa avrebbero fatto se si fosse rifiutata rispondendosi da sola che avrebbero cercato di convincerla con la forza, ma Ugin le rispose di no, perchè aveva bisogno anche del suo aiuto e spiegò che entrambi possedevano delle capacità che lui non possedeva, che il compito era troppo grande per un solo planeswalker, gli Eldrazi erano tre proprio come loro e insieme potevano salvare ogni mondo. Nahiri si inginocchiò appoggiò la mano sul terreno e percepì tutta Zendikar, osservò la bellezza di Akoum e poi chiese quale fosse il piano.

Scontro con gli EldraziModifica

Ugin aveva escogitato un modo per intrappolare gli Eldrazi utilizzando una rete di linee e nodi magici plasmati con cura, ma aveva bisono di qualcuno che la costruisse e Nahiri era eccezionale nella costruzione degli oggetti. Furono necessari quaranta anni di lavoro incessante, la litomante mise insieme forme di roccia plasmate dalla terra a cui Ugin diede il nome di Edri e riempirono i cieli di Zendikar. Ugin li incise con rune draconiche che li avrebbero sorretti in aria e avrebbero legato gli Eldrazi a Zendikar, infatti, gli Edri erano allo stesso tempo un'esca e una trappola che emetteva impulsi di energia magica che avrebbe attirato gli Eldrazi. Sorin sorvegliava i tre titani e informò, evitando di accennare ai mondi che si trovavano sul loro cammino, che stavano per arrivare. Nahiri informò tutti i popoli del piano su ciò che stava per arrivare e tutte le razze si prepararono alla guerra, quando gli Eldrazi arrivarono, Zendikar fu più pronta ad accoglierli di qualsiasi altro mondo. Quello che Sorin e Nahiri avevano visto e che Ugin aveva chiamato Ulamog era il più piccolo dei tre, Kozilek si fece strada tra i campi di Edri mentre Emrakul volava sulla terra frantumata. Ugin soffiò il suo fuoco spettrale per sterminare la progenia eldrazi con la sua fiamma invisibile mentre Sorin contrastò le loro capacità di risucchiare la vita con le proprie, assorbendo le loro forze prima che potessero attingere alla vitalità di Zendikar. I popoli del piano lottavano al loro fianco ma appariva evidente che, se l'offensiva fosse continuata, sarebbero stati sopraffatti. Nahiri stava aspettando nella camera sotterranea che lei e Sorin avevano chiamato l'Occhio di Ugin, per il vampiro era una presa in giro, per Ugin era un segno di orgoglio e per lei era un messaggio per ricordare al drago che si trattava di una sua idea. Ci fu un'ondata di mana e Sorin e Ugin furono al suo fianco, la terra tremò e le mura dell'Occhio vibrarono in sintonia, il drago urlò che erano in posizione e i tre planeswalker concentrarono il loro straordinario potere in un punto nell'edro principale, una pietra dentro la stanza connessa a tutti gli altri Edri. La trappola scattò e la camera venne sigillata da un chiavistello mistico, apribile solo da tre planeswalker. Il trio tornò insieme alla superficie parzialmente distrutta; con il loro profilo minaccioso sugli altopiani di Akoum, i tre Eldrazi giagevano pietrificati circondati dagli Edri galleggianti. Sorin si congratulò con Nahiri affermando che quella era la sua opera e il suo sacrificio, la litomante rispose che quella era stata la loro opera e che la sua era solo all'inizio.

Vecchie e nuove promesse e Pietra e sangueModifica

Protezioni per InnistradModifica

Millenni dopo la battaglia in cui contribuì a imprigionare gli eldrazi, Sorin decise che per mantenere l'equilibrio del suo mondo, l'umanità doveva sopravvivere e decise di fare qualcosa che sapeva lo avrebbe marchiato per sempre come un traditore della sua razza. Prendendo in prestito le credenze umane sulla luna d'argento e l'aldilà, Sorin forgiò un guerriero che avrebbe potuto tenere a bada i vampiri e le altre creature oscure del piano che minacciavano di estinguere l'umanità su Innistrad e protetto l'ordine del piano dalle minacce extraplanari. Egli chiamò questo guerriero Avacyn, l'angelo incaricato di proteggere il piano in sua assenza.

oltre a Avacyn, per proteggere il suo mondo, Sorin creò la Tomba Infernale, un'enorme massa d'argento proveniente dalla luna del piano che venne portata a terra dal vampiro con grandi sforzi. La creazione dell'angelo e della Tomba gli richiesero un lungo periodo di trance e quando si svegliò, non riuscì a comprendere quanto tempo avesse trascorso nel suo santuario. Spalancò gli occhi e si ritrovò seduto sul pavimento. Lentamente si rialzò, in un gesto che richiese più sforzo del previsto. Prima di riprendersi percepì l'arrivo di un altro planeswalker sul piano, diretto alla Tomba Infernale. Innistrad era il suo mondo e i visitatori sarebbero potuti rimanere solo per il tempo da lui concesso, avrebbe dovuto scoprirne le intenzioni e, se necessario, affrontarlo, anche se nel suo stato attuale sarebbe stato tutt'altro che opportuno, ma non poteva accettare che il suo piano venisse minacciato. Nonostante l'indebolimento sarebbe stato formidabile e oltre a ciò avrebbe potuto contare su un aiuto. In un'esplosione di fumo nero come inchiostro, Sorin partì alla scoperta di chi avesse osato mettere piede sul piano. Si materializzò all'ombra di un albero nodoso, vide una figura osservare con interesse la Tomba Infernale e la riconobbe subito: Nahiri. L'aveva incontrata la prima volta millenni prima, avevano viaggiato insieme per un periodo anche se non per molti anni e vederla su Innistrad gli parve strano. In tutti i loro viaggi non l'aveva mai portata sul suo mondo e, a causa della natura della loro separazione, non pensava che l'avrebbe mai più rivista.

Scontro con NahiriModifica

Si avvicinò in silenzio alle sue spalle e le disse di perdonare il suo rudimentale tentativo di plasmare la pietra; lei si voltò di scatto, sorrise e si rasserenò vedendolo vivo. Sorin chiese perchè sarebbe dovuto essere diversamente e Nahiri spiegò che lui non era mai venuto su Zendilkar, né aveva risposto in nessun modo al segnale dell'Occhio di Ugin e quindi aveva temuto il peggio. Sorin chiese se gli eldrazi si fossero liberati dai loro vincoli e dove fosse Ugin e Nahiri rispose che nemmeno lo Spirito Drago era venuto e che si era occupata degli eldrazi da sola, con tutta la forza che era riuscita a raccogliere. Era riuscita a chiudere di nuovo la prigione. Parlò con una sicurezza di sè che il vampiro non ricordava e vide che in lei vi era una forza che non era presente quando avevavo viaggiato insieme migliaia di anni prima. Lei aveva deciso di cercarlo per scoprire se fosse ancora vivo e ora l'aveva trovato, il suo sorriso svanì lentamente e chiese perchè non avesse risposto al segnale. Sorin rispose che non l'aveva mai ricevuto e disse che quando aveva deciso di dedicare la sua esistenza a sorvegliare gli eldrazi imprigionati sul suo mondo, per lui era diventato evidente che il suo piano avesse bisogno di protezione, in particolare durante la sua assenza. Spiegò che la Tomba Infernale era metà di ciò che aveva creato per tale protezione e che probabilmente il segnale dell'Occhio non era stato in grado di attraversare la magia che proteggeva Innistrad. Nahiri scosse la testa e con un tono accusatorio chiese se quando lo avesse creato era consapevole che avrebbe avuto quell'effetto e Sorin rispose che comprendeva solo in quel momento la possibilità di quella conseguenza. Con dolore Nahiri disse che lui aveva messo a rischio il suo mondo e molto di più, abbandonandola. Sorin replicò che stava prendendo le giuste precauzioni per proteggere il suo piano, ma con voce glaciale priva di ogni calore, Nahiri lo interruppe e disse che loro due avevano un accordo: lei aveva messo in pericolo Zendikar attirando gli eldrazi, aveva promesso di rimanere sul suo mondo per sorvegliarli e aveva trascorso millenni con quei mostri; chiese se sapesse cosa significasse; tutto ciò che avrebbe dovuto fare lui era rispondere alla sua chiamata. Mentre la litomante parlava, il terreno iniziò a tremare. Sorin le rispose di non avere la presunzione di poter guidare le sue azioni, non aveva nessun vincolo e non le doveva nulla. Quando era diventata una planeswalker lui era stato colui che l'aveva scoperta e avrebbe potuto ucciderla subito, ma l'aveva risparmiata. Il vampiro si avvicinò e con un sussurro continuò che l'aveva presa sotto la sua ala protettrice e aveva plasmato ciò che era diventata. Concluse che se voleva importunare qualcuno, doveva rivolgersi a Ugin, lui non aveva pazienza per quelle cose. Il terreno sobbalzò violentemente e, per un istante, Sorin faticò a rimanere in piedi mentre sotto Nahiri una colonna di roccia emerse, innalzandola. La litomante disse che non sarebbe andata da nessuna parte. Sorin sguainò la sua spada, la chiamò ragazzina e disse che non l'aveva mai minacciata e che se sarebbero diventati nemici, sarebbe stato solo perchè lei lo aveva voluto. Nahiri replicò che non era una ragazzina e qualsiasi fosse stato il loro rapporto prima, poteva notare che ora erano pari. Sorin rispose che ciò che vedeva era un capriccio; se era giunta lì per parlare alla pari allora doveva essere disposta a un dialogo pacifico, come seguivano i protocolli nel parlare con un altro planeswalker. Nahiri rispose che era arrivata lì per incontrare un amico e Sorin replicò che in tal caso non aveva motivo di prendersela e che a volte gli amici presentavano verità dure da accettare. In risposta alle sue parole, la litomante lo attaccò. Dopo che si scambiarono diversi attacchi, Nahiri disse che non desiderava la sua inimicizia, tutto ciò che voleva era il suo aiuto, lui le aveva fatto una promessa e gli chiese di andare con lei. Sorin rispose con calma che ora non poteva, che forse sarebbe andato dopo e spiegò che quello era un momento delicato. Nahiri scattò che gli eldrazi erano quasi riusciti a fuggire, che lui stava pensando al suo futuro, ma se i titani si fossero liberati tutto ciò per cui si erano impegnati sarebbe stato perso e anche Innistrad sarebbe stato in pericolo. L'attaccò nuovamente e riuscì a colpirlo con tre proiettili di pietra, ma Sorin la respinse usando un fascio della luna, poi rimosse i proiettili dal suo corpo e le sue ferite si richiusero senza nemmeno sanguinare. Disse alla sua ex apprendista di tornare da dove era venuta e in risposta Nahiri affondò nel terreno, poco dopo si sollevò e tutto intorno a loro e tra di loro, un campo di pietre fluttuava a mezz'aria e a Sorin sembrò che l'intero piano stesse trattenendo il respiro. Il potere di Nahiri era cresciuto: la pietra non obbediva semplicemente ai suoi ordini, era parte di lei e, attraverso essa, la litomante sarebbe stata in grado di entrare in contatto con ogni parte di Innistrad e ridurre l'intero piano in rovina. L'unica roccia che non era sotto l'influenza di Nahiri era la Tomba Infernale e Sorin si appoggiò ad essa per evitare di essere attaccato da ogni lato. Pensò che se fosse stato nel pieno delle forze si sarebbe sbarazzato in fretta di quella mocciosa, ma le sue energie erano ancora carenti e, mentre si appoggiava alla sua spada per non cadere, imprecò con sé stesso. Il pilastro di Nahiri la trasportò lentamente verso Sorin, le pietre fluttuanti si fecero da parte e da una di esse la litomante estrasse una spada la cui lama incandescente puntò verso il vampiro.

AvacynModifica

Nahiri disse che lui avrebbe onorato la sua promessa, sarebbe tornato con lei su Zendikar e l'avrebbe aiutata a verificare i loro sistemi di contenimento per garantire che gli eldrazi non fuggissero nuovamente e solo dopo sarebbe potuto andare via. Sorin percepì la presenza della sua creazione e subito dopo Avacyn si scagliò contro Nahiri. La sua guardiana era accorsa per proteggere Innistrad da una minaccia planare. Sorin osservò le due combattere, ma quando capì che alla fine Nahiri avrebbe vinto si lanciò nella mischia bloccando la spada della litomante. Per un attimo i due planeswalkers rimasero l'uno di fronte all'altra, premendo le loro lame tra loro. Nahiri osservò con confusione l'angelo e chiese a Sorin chi fosse e come avesse fatto a ridurla alla sua mercè. Il vampiro rispose semplicemente che si trattava dell'altra metà, poi scattò con la mano libera e le afferrò la lama. Mentre Nahiri lottava per liberarla, Sorin portò la punta della spada alla gola della litomante. Nahiri lasciò la presa sull'elsa e Sorin scagliò via la lama, Avacyn iniziò ad avvicinarsi a loro, ma il vampiro sollevò una mano e fermò la sua lancia, poi si rivolse a Nahiri e disse che per quanto poteva valere, non sarebbe mai voluto giungere a quel punto.

L'imprigionamento della litomanteModifica

Dopo aver sconfitto Nahiri, Sorin sollevò la sua spada e sferrò un colpo con un fascio di luce oscura che colpì e spinse la litomante. Nahiri venne scagliata all'indietro e andò a sbattere contro la superficie argentea della Tomba Infernale; fili di avido argento si chiusero intorno al suo corpo e la catturarono. Nahiri maledì Sorin e urlò che lei si era fidata di lui. Il vampiro fu minacciosamente su di lei e, prima che l'argento fuso invadesse le orecchie della kor, Sorin la chiamò nuovamente ragazzina e rispose con un tono di voce quasi sconsolato che non le aveva mai chiesto di fidarsi di lui, ma solo che obbedisse. Subito dopo Nahiri venne inglobata dalla Tomba Infernale e svanì dalla sua vista.

Incontro con Dack FaydenModifica

Alcuni anni dopo la Riparazione, su Innistrad, dopo che Dack Fayden finì di rispondere alle domande di Ingrid Reichert e suo padre, i due improvvisamente si bloccarono come paralizzati e Sorin Markov attraversò l'uscio della casa.

Sorin riprese duramente Dack per aver rivelato l'esistenza del multiverso e dei planeswalker, minacciando di uccidere i suoi due amici se lui non gli avesse consegnato la Zanna Antica. Dack si gettò sul tavolo prendendo l'arma. Sorin rimase impassibile e gli disse di non essere minimamente intimorito da essa, ma che a preoccuparlo erano coloro che avrebbero potuto uccidere per ottenere il potere del pugnale. Dack gli diede quindi il pugnale, ma oltre alla sicurezza dei suoi amici, chiese anche informazioni su Sifa Grent. Sorin gli rivelò che Sifa era di Grixis e graffiò letteralmente la mente di Dack per dargli le informazioni su come arrivare. Rimosse i ricordi dei Reichert e poi se ne andò.

Zendikar: In the Teeth of AkoumModifica

Milenni dopo la sua battaglia con gli Eldrazi, Sorin tornò su Zendikar poichè aveva sentito l'indebolimento del sigillo della prigione degli Eldrazi e per rispettare l'accordo preso con i suoi alleati. Tuttavia i suoi due compagni non erano sul piano. Nahiri era stata imprigionata nella Tomba Infernale da lui stesso e, all'insaputa del vampiro, Ugin era stato sconfitto da Nicol Bolas, i cui misteriosi piani erano la causa del motivo per cui il sigillo si indebolì. l'antico drago avrebbe aspettato di vedere chi avrebbe risposto alla chiamata di Ugin, dopo che la covata e le progenie degli eldrazi vennero inconsapevolmente liberati da Sarkhan Vol, Chandra Nalaar e Jace Beleren.

Sorin fu costretto all'azione e con un solo incantesimo distrusse la covata degli eldrazi salvando l'elfa planeswalker Nissa Revane e il vampiro Anowon che libera dall'elfa per poi chiedere a entrambi di portarlo all'Occhio di Ugin. I due accettarono e insieme i tre si misero in viaggio verso il Rifugio di Pellegrigia per incontrare un tritone amico di Nissa, Khalled che diede loro tutto ciò che gli serviva per il viaggio verso Akoum, compreso un pezzo della torre puzzle Tal Terig, in modo che potessero trovare la loro strada senza perdersi. Dopo aver evitato il Torbido diverse volte, il trio incontrò un enorme gruppo di rifugiati kor e poco dopo incontrano una kor di un altro genere circondata da un nutrito gruppo di goblin. Sorin e il suo gruppo divisero il fuoco con la donna che però parlava solo a tratti e con una strana lingua antica che affascinava sia Sorin che Anowon. I goblin dissero loro che la donna era stata soprannominata Smara e che lei era il "Vascello" per uno spirito che portava in grembo. Erano sulla stessa strada per l'Occhio di Ugin e Sorin suggerì di viaggiare insieme.

Il trio voleva attraversare l'oceano al mattino, ma una morte vampirica attribuita al loro gruppo, li spinse a fuggire velocemente verso il mare. Nissa rubò una nave ed evocò un baloth, per tirare la barca e aiutarla a spingerla nell'oceano. Durante questo periodo, Sorin rivelò a Nissa di essere un planeswalker e le svelò la natura della loro missione. Le disse che i grandi dei del passato e progenitori della covata, i titani eldrazi, furono imprigionati sotto Tel Tering molti anni prima e che la sua missione era quella di assicurarsi che rimanessero imprigionati. La mattina dopo il gruppo arrivò alle spiaggia di Akoum.

Incontrarono l'enorme kraken Brinelin, che chiese un tributo dalla loro barca per farli passare. Sorin uccise a caso due dei pochi goblin rimasti ma il kraken non fu soddisfatto e Sorin dovette rivelare alla creatura un pò di più sulla sua reale natura. Il kraken si ricordò di Sorin e aveva paura di lui ma decise di non farli passare. Visto che l'intimidazione era fallita, Nissa provò ad usare la diplomazia e riuscì a convincere il kraken ad aiutarli.

Il gruppo si avvicinò presto a Tel Tering, che era circondato dalla covata degli eldrazi e furono catturati da degli strani elfi, i custodi di Ora Ondar che voleva sacrificare il gruppo per far crescere i loro frutti sacri. Nella loro follia sottovalutarono la covata degli eldrazi che assediò Ora Ondar. Sorin, Nissa, Anowon, Smara e il goblin Muddhel, riuscirono a fuggire e a proseguire il viaggio, ma ben presto vennero attaccati da un gruppo di vampiri nulli guidati da due vampiri che riuscirono a catturare Nissa. L'elfa non capiva perchè i vampiri non l'avessero uccisa, ma comprese che stavano cercando quello che lei sospettava fosse Anowon. Quando l'elfa fu salvata dai suoi alleati, parlò con lui, ma il vampiro le disse che si sbagliava e la reale natura di Sorin venne alla luce.

Arrivati all'interno dell'Occhio i piani di Nissa cambiarono. Invece di aiutare Sorin a rafforzare l'icantesimo che imprigionava gli eldrazi, distrusse l'edro principale liberandoli dalla loro prigionia. Nissa pensava che una volta liberi gli eldrazi avrebbero abbandonato il suo mondo, si sbagliava, e dal momento che aveva tradito Sorin, l'antico vampiro si lavò le mani del suo mondo e decise di andarsene da Zendikar.

Ritorno su InnistradModifica

Tornato nel suo mondo d'origine, Sorin rimase sconvolto da ciò che trovò. Mentre era lontano, il suo tutore, le sue speranze fatte carne, era scomparso. Il mondo che aveva cercato di proteggere tanto tempo prima, si è trasformato su se stesso, lacerando le istituzioni che Sorin aveva contribuito a fondare. Determinato, Sorin decise di iniziare la ricerca del suo angelo perduto, pronto ad uccidere tutti coloro che avrebbero ostacolato la sua ricerca di risposte.

Scontro con TibaltModifica

Mentre continuava la sua ricerca, andò nella capitale di Gavony che era stata saccheggiata e trovò alcune risposte.

Frustrato e lontano dal ritrovamento di Avacyn, si imbattè in Tibalt e fu costretto ad affrontare il giovane planeswalker quando capì che rappresentava una pericolosa minaccia per Innistrad.

Ritorno di AvancynModifica

Con il passare del tempo (a causa delle azioni di Liliana Vess, che aveva distrutto la Tomba Infernale, liberando Avacyn, Nahiri e tutti i demoni intrappolati con essa) la sua ricerca si risolse da sola e Sorin potè occuparsi di altri obblighi che aveva in sospeso.

L'invito di SorinModifica

Sorin invitò su Innistrad un planeswalker senza nome per indagare sugli omicidi di vari planeswalker (compiuti da Garruk a causa della maledizione del Velo) avvenuti nel suo mondo.

I Khan di TarkirModifica

Sorin decise di andare a cercare i due planeswalker con cui aveva sigillato gli Eldrazi. La posizione della litomante è ignota e il vampiro non ha incontrato Ugin per oltre mille anni. Nel tentativo di localizzare lo spirito drago, Sorin viaggiò su Tarkir, il piano d'origine di Ugin, per scoprire perchè il suo alleato non era comparso su Zendikar quando il sigillo della prigione degli Eldrazi si era indebolito.

La rivelazione di SorinModifica

Arrivo su TarkirModifica

Su Tarkir, Sorin sussultò al bagliore grottesco del sole, come se qualcuno lo avesse trafitto. Intorno a lui vide una steppa immensa, la vegetazione produceva rumori secchi per la brezza ardente che vorticava e erodeva rocce e colline. Sorin aborrì instantaneamente il calore implacabile di Tarkir e sentì la pelle bruciare. Sollevò il cappuccio sopra il capo per proteggere la pallida carnagione e si diresse verso la più vicina ombra sotto un altopiano irregolare che si sollevava dal terreno, a ogni passo, i suoi stivali lasciavano crepe nel sottile strato di terreno inaridito. All'ombra dell'altopiano, il vampiro osservò i lontani picchi dalle cime innevate che si stendevano all'orizzonte settentrionale e guardò con attenzione le creste frastagliate. In lontananza, emergeva una vetta solitaria, una testa di drago volta verso est. Sulle labbra di Sorin apparve un lieve sorriso, quella era la sua destinazione. Tra sé e sé si chiese se l'oracolo avesse ragione e si augurò che le altre suo visioni si fossero rivelate veritiere dal momento che non aveva molto tempo a disposizione.

NutrimentoModifica

Sorin attese che giungesse il gradevole fresco della notte per avventurarsi sul cammino illuminato dalla luce della luna e si diresse a nord. Il turbinio di immagini dell'oracolo oscuro bruciava ancora nella sua mente. Avevano un senso: una grande battaglia di draghi, una voragine di ghiaccio, la forma vorticante di Ugin. Le immagini erano però vaghe, confuse e caotiche. Avrebbe dovuto scoprire i dettagli con il tempo, ma almeno il cammino era noto. Avvicinandosi alle montagne, Sorin tenne all'erta i sensi, non per ripararsi dai pericoli, bensì per soddisfare la sua sete di sangue, il viaggio era stato lungo e la sua fame era cresciuta. Dopo poco tempo, dalla sua posizione vantaggiosa intravide il calore di un falò su una cresta, il fuoco si era ridotto a cenere molto prima del calare dell'oscurità, ma Sorin era in grado di percepire il calore del falò e dei cinque esploratori accampati. Due dei guerrieri erano di guardia a breve distanza dall'accampamento; solo pochi passi li distanziavano uno dall'altro, decise che sarebbero state le sue prime vittime. Sorin si mosse come l'ombra di un felino fino a riuscire a vedere gli occhi del guerriero risplendere alla luce della luna. Si avvicinò ed entrò in contatto con la mente della sentinella, che non oppose resistenza. L'uomo si irrigidì, i suoi occhi si dilatarono e Sorin uscì allo scoperto e sorrise. Gli disse di informare il suo amico che sarebbe rimasto a fare la guardia da solo, il guerriero annuì e si diresse verso il suo compagno. Osservandolo muoversi nella notte, Sorin sentì la solita sofferenza dovuta all'irritazione, aveva bisogno di nutrirsi, si sentiva così debole e così mortale, un compito ripetitivo e noioso che lo teneva legato agli esseri inferiori. Un giorno aveva cercato di ignorarlo, ma i risultati si erano rivelati pericolosi e terrificanti, Sorin non sopportava l'effetto che aveva su di lui. Sentì una leggera ma irrisolta sensazione intrufolarsi nel suo animo come un serpente pronto a colpire, Nahiri non c'era più e il suo silenzio lo turbava, ma Ugin avrebbe dovuto percepire il pericolo. Perchè non era venuto su Zendikar? I titani Eldrazi erano un fuoco impossibile da estinguere e l'assenza di Ugin era un mistero, Sorin sapeva che avrebbe dovuto trovare il drago al più presto e sperava che insieme avrebbero arginato la catastrofe incombente. Il guerriero tornò e il vampiro placò la sua fame, poi si rimise in viaggio.

Scontro con i TemurModifica

Sorin seguì un antico sentiero usato prevalentemente da animali, che lo portò nel profondo delle lande selvagge della montagna, osservò i picchi di granito, dalle cime ricoperte di neve e ghiaccio, che si sollevavano di molto al di sopra della sua testa. Ormai da secoli, il tempo non era più un fattore importante nella vita di Sorin, il viaggio attraverso Tarkir non fu altro che una serie di momenti; nessuna trepidazione, nessun senso di noia, nessuna fretta superflua, sapeva ciò che avrebbe dovuto fare e la sua mente era impegnata solo dalle azioni momentanee. Con il passare dei millenni, la sua fragilità e le sue neurosi umane erano cresciute, sbocciate e avvizzite: tutto ciò che era rimasto era una mente libera dal giogo della mortalità. Si avvicinò alle terre ricoperte di neve e prima che diventassero visibili da dietro la curva del sentiero, udì un gruppo di cinque guerrieri e uno sciamano Temur su imponenti bestie dalla lunga criniera. Non sembravano avere timore di lui e Sorin pensò che era un bene dal momento che aveva bisogno di una guida. Uno dei guerrieri chiese sottovoce ai suoi compagni se lo straniero era il terribile viaggiatore di cui il sussurratore aveva narrato, non immaginando che anche a grande distanza Sorin potesse udire ogni parola. Il capitano rispose che ne dubitava e che secondo lui si trattava di un Sultai corrotto da troppa magia dei Rakshasa, si rivolse a Rushka e chiese cosa percepiva. Lo sciamano rispose che non c'era vita in quella creatura e che era pericoloso e il capitano disse di ascoltare ciò che aveva da dire e poi di ucciderlo. Sorin si avvicinò, poteva sentire le loro vite pulsare davanti a lui, ogni battito di cuore con il proprio ritmo. Iniziò a pronunciare un incantesimo mentre si avvicinava ai guerrieri, una magia antica di un tempo dimenticato, una melodia di morte. Il capitano si rivolse a Sorin chiamandolo progenie demoniaca Sultai e gli disse che quello era troppo e che la sua testa avrebbe decorato una lancia. Sorin sorrise e chiuse il suo pugno pallido davanti al volto, un fumo nero si diffuse dalle sue dita come una goccia d'inchiostro che si mescola ad acqua limpida. Due guerrieri ansimarono all'improvviso ed emisero un urlo mentre venivano prosciugati in pochi secondi, i loro destrieri fuggirono in preda al panico mentre i cadaveri dei loro cavalieri caddero a terra. Gli altri tre guerrieri rimasero di stucco e riuscirono a tranqulizzare le loro bestie con molta difficoltà, uno di loro fu disarcionato e lanciato al suolo, lasciando il tempo a Sorin di sottometterlo con un colpo di piede estremamente veloce e ben piazzato. Lo sciamano gesticolò e una colonna di fuoco verdastro emerse dal terreno, in un attimo si trasformò in una figura gigantesca che si scagliò contro Sorin. Il vampiro reagì con la sua magia e i cadaveri dei cavalieri ritornarono dal regno dei morti, lo chiamarono maestro e poi si mossero a scatti contro i loro ex-compagni. A Sorin bastava girare lo sguardo per far muovere i suoi schiavi vampiri a folle velocità che balzarono sulle possenti bestie dirette contro di lui e le ridussero in ginocchio. Lo sciamano urlò e aggredì Sorin lanciando tre lame di fuoco che sfrecciarono attraverso l'aria, la magia squarciò la veste di cuoio di Sorin, annerendo la pelle del suo braccio. Sorin sibilò e affondò il suo volere nella mente dello sciamano, i suoi occhi arsero di malignità, il vampiro indicò il capitano e gli disse di ucciderlo, lo sciamano attaccò il capitano con la sua lancia, ma quest'ultimo riuscì a reagire con prontezza e lo uccise con un solo colpo d'ascia, si voltò per caricare Sorin ma non si accorse dello schiavo vampiro dietro di lui che lo attaccò di sorpresa e lo uccise. Finito lo scontro, Sorin congedò il vampiro poi si avvicinò al guerriero privo di sensi, si chinò per afferrare la sua testa e gli sussurrò che sarebbe stato il suo servitore. Gli occhi del guerriero si spalancarono improvvisamente e Sorin fece in modo di non dominare troppo la volontà del guerriero per timore di annullare completamente la sua mente, aveva bisogno di lui per trovare Ugin.

Appena sentì il nome di Ugin il guerriero sembrò spaventato, ma bastò un altro stimolo mentale da parte di Sorin per farlo parlare e disse che per arrivare al domino dello spirito drago il cammino non era lungo da lì ma che era pericoloso, Il vampiro allungò la mano e disse di fare strada. Camminarono sul lato della montagna per un giorno intero e si accamparono sotto le stelle. Sorin osservò il guerriero dormire vicino al fuoco che si spegneva, aveva dimenticato la necessità del calore e cercò di ricordare la sua vita mortale, circondato da faccende mortali di fronte al grande focolare nella residenza al Maniero Markov. Una passione per Innistrad era in qualche modo stata sempre presente in lui, anche dopo migliaia di anni. Seduto nell'oscurità, Sorin conservava il ricordo di Innistrad come un gioiello segreto nel velluto oscuro della sua mente.

Arrivo alla TombaModifica

Ripresero il cammino e dopo un po' Sorin chiese alla sua guida da quanto tempo conoscesse il dominio dello spirito drago. Il Temur rispose che il suo popolo aveva scoperto il dominio molto tempo fa, prima dell'estinzione dei draghi. Sorin chiese dei draghi e la sua guida rispose che furono uccisi tutti durante la caccia che portò alla loro estinzione, si narra che i draghi nascessero da grandi tempeste che però non si manifestavano più. Sorin interruppe l'uomo e disse che Ugin non gli aveva mai detto che i draghi fossero nati dalle tempeste. Il guerriero continuò e disse che gli anziani dicevano che la tempesta di un drago fosse un momento da festeggiare, che i Temur ricordano i draghi con ammirazione e che il loro spirito di barbarie era la base di sopravvivenza del loro clan. Disse che altri dicevano che i draghi diventarono avidi e corrotti e questo fu il motivo per cui lo spirito drago donò ai mortali la magia per combatterli. Terminò dicendo che ora che i draghi erano tutti morti, i clan combattevano tra loro. Sorin commentò che aveva sentito questo racconto molte volte e che non andava mai a finire bene, la guida rimase in silenzio.

Trascorsero diversi giorni e alla fine arrivarono a destinazione, la guida indicò il fondo del canyon e disse che laggiù giaceva lo spirito drago. Sorin osservò e vide le ossa. La voragine si estendeva di fronte a lui per centinaia di metri e, nel profondo della gigantesca spaccatura della terra, Sorin poteva intravedere la forma di una gigantesca e scheletrica gabbia toracica che fuoriusciva dal ghiaccio come le fondamenta di una cattedrale. Sul bordo del dirupo, Sorin sussurrò che era impossibile, aprì la mente e non percepì alcuna presenza di vita sotto di sé. Colpì con un pugno la fredda roccia per la frustrazione e maledì l'oracolo per le sue menzogne e inganni dicendo poi che quello non poteva essere Ugin. Il guerriero osservò Sorin e il vampiro disse di portarlo laggiù e che doveva vederlo con i suoi occhi. Mentre scendeva tra rocce e ghiaccio, Sorin non riusciva a distogliere lo sguardo dalle ossa che anche se contornate dal bianco bagliore della neve, risplendavano e diffondevano una tonalità bluastra; la magia in esse intrappolata era ancora potente. Raggiunsero il fondo della voragine e Sorin sentì l'intensità delle forze all'opera, una potente magia proveniente da un'antica era: quelle erano proprio le ossa di Ugin. La sua guida iniziò a barcollare e a proseguire con fatica, Sorin lo fermò e gli disse che non era necessario che venisse fatto a pezzi e di tornare indietro, Il guerriero ubbidì e si mise al riparo. Sorin si avvicinò allo spettrale arco di costole che si ergeva sopra di lui, più si avvicinava, più poteva sentire l'ondata di magia che penetrava nelle sue carni e la sua scintilla che rispondeva e lo manteneva unito. Aloni di energia blu iniziarono a vorticare intorno a Sorin, si inginocchiò e rimosse lo strato di neve per scoprire il ghiaccio solido, laggiù, nell'oscurità del ghiaccio, brillava il cranio inconfondibile di Ugin, sembrava che guardasse Sorin attraverso le vuote orbite oculari. Il vampiro cercò un collegamento mentale e non percepì alcun segno di vita, c'era solo un tangibile vuoto. Sorin fissò le cavità oscure di Ugin e disse che c'era più vita in lui che nel drago. Appoggiò la fronte contro il ghiaccio e maledisse il paesaggio innevato mentre la consapevolezza della realtà si concretizzava nella sua mente. Mentre scendeva lungo il dirupo del canyon, aveva mantenuto viva la speranza che lo spirito di Ugin non fosse stato distrutto, aveva sperato che qualcosa potesse essere riportato in vita, un brandello di coscienza, richiamato dall'orlo dell'annientamento. Le speranze di Sorin erano state spente come una debole fiamma che veniva spazzata via dal vento gelido. Ugin era morto e con lui erano svanite le speranze di infiniti mondi. Sorin tornò indietro e raggiunse il guerriero che lo stava aspettando. Pensò che Zendikar sarebbe stata sicuramente distrutta e si chiese quale mondo sarebbe stato il successivo a spegnersi, forse proprio la sua casa, Innistrad. Che avvenisse ora o tra un migliaio di anni, la distruzione del suo mondo sarebbe stata solo una questione di tempo. Il pensiero fece infuriare Sorin, facendolo sentire impotente al tempo stesso. Parlò al guerriero e ai venti e disse: "Siamo tutti condannati".

Draghi di TarkirModifica

Nel suo viaggio su Tarkir, Sorin aveva scoperto che Ugin era morto da tempo e la sua impresa sul piano non aveva avuto successo, ma dopo che il passato di Tarkir è stato alterato da Sarkhan Vol, la mente di Sorin non conterrà mai quella versione degli eventi. La storia del presente di Tarkir è stata riscritta e il cammino di Sorin lo porterà a viaggiare per la "prima" volta sul piano con la speranza di trovare Ugin.

La restaurazione di SorinModifica

Arrivo sul nuovo TarkirModifica

Su Tarkir, Sorin si coprì il capo con il cappuccio per proteggersi dal calore, quel mondo era molto diverso dalla sua gelida Innistrad ma lui era giunto lì per portare a termine un compito: trovare Ugin. Sorin non era mai stato su Tarkir prima d'ora, nonostante conoscesse Ugin da molto tempo non aveva mai visitato nè chiesto informazioni sul mondo d'origine dello Spirito Drago e la sua unica guida era un insieme di vaghe immagini che un oracolo gli aveva offerto; quel mondo con i suoi venti aridi e i draghi selvaggi in volo era per lui un mistero. un gruppo di draghi crepitò e scese di colpo su di lui, dandogli una sensazione di inquietudine. Pensò che lo Spirito Drago avrebbe dovuto già sapere della fuga dei divoratori di mondi e si chiese perchè non avesse cercato di contattarlo. Perchè doveva essere lui ad andare da Ugin? Gli Eldrazi erano riusciti a sfuggire alla loro prigionia e non c'era modo di scoprire ciò che la fame dei titani avrebbe divorato e, nonostante ciò, Sorin era l'unico ad agire. Non aveva ricevuto notizie da Ugin per secoli e si chiese se avesse viaggiato solo per scoprire una tomba al posto di un alleato. In distanza a nord, le vette ricoperte di neve si stendevano all'orizzonte, una vetta si distingueva dalle altre per la sua forma di testa di drago identica a quella della visione dell'oracolo, mentre i draghi gracchiavano Sorin si incamminò.

Gli AtarkaModifica

Il viaggio verso la roccia a spirale portò Sorin in una zona più fresca e dopo giorni di cammino, la terra sotto i suoi piedi si ricoprì di ghiaccio e neve. Un antico sentiero battuto dagli animali lo guidò nel profondo delle lande selvagge della montagna e i disordinati draghi sopra di lui soffiavano fuoco verdastro al posto dei fulmini. Perse il contatto visivo con la roccia a spirale per un'intera giornata e desiderò trovare la sicurezza di non star perdendo il suo tempo, la folle sovrapposiozione di immagini dell'oracolo oscuro bruciava ancora nella sua mente, però erano vaghe, confuse e caotiche; aveva bisogno di una guida. Una voce lo chiamò progenia di Silumgar e gli ordinò di fermarsi, un gruppo di guerrieri Atarka circondò il vampiro, brandendo lance affilate e clave d'osso, uno degli umani iniziò a pronunciare una magia e le sue mani si illuminarono a causa del calore come un artiglio di fuoco e il comandante parlò nuovamente e disse a Sorin che quella sera la sua testa avrebbe decorato una lancia. Sorin uccise facilmente tutti i guerrieri tranne uno che scelse come guida.

Arrivo al Rifugio dello Spirito DragoModifica

Sorin e la sua guida ammaliata seguirolno gli stretti sentieri e le rupi ghiacciate in relativo silenzio. Il vampiro si era nutrito più volte del sangue della sua guida e dopo un po' decise di fargli alcune domande per ottenere informazioni, chiese da quanto tempo conoscesse il dominio dello Spirito Drago e l'atarka rispose che il suo popolo aveva scoperto il dominio molto tempo fa, non molto prima della caduta dei Khan. Sorin chiese dei Khan e la sua guida rispose che si trattava degli antichi condottieri e che quel termine era diventata una parola maledetta e morta. Sorin disse che lui era al servizio dei draghi e la guida lo chiamò maestro e disse che era al suo servizio; continuò che le stirpi dei draghi dominavano i cinque clan e gli esseri inferiori che fossero umani o di altre razze erano al loro servizio. Spiegò che una volta esistevano altri clan con nomi diversi, guidati da umani arroganti i cui guerrieri avevano ucciso draghi della loro stessa terra, erano traditori dello spirito draconico che si erano meritati il loro destino. Sorin commentò che trovava strano ogni volta che i mortali andavano alla ricerca della loro sconfitta. La guida disse che non possedevano lo spirito di barbarie della grande Atarka e che non erano sopravvissuti. Sorin ripetè quel nome e chiese se si trattasse del suo signore dei draghi e lo schiavo annuì e disse che era il signore dei draghi del suo clan. Sorin chiese se pensava che lo spirito di Atarka provenisse da Ugin e la guida rispose che lo Spirito Drago era il cuore pulsante del mondo, che risiedeva nel rifugio ed era l'origine della forza dei draghi. Il vampiro pensò che quindi Ugin poteva essere ancora vivo e un altro pensiero si fece strada nella sua mente, aggrottò la fronte e riflettè sulle complicazioni relative a Nahiri e si chiese se la prima domanda di Ugin sarebbe stata relativa a lei.

Arrivati a destinazione la guida indicò il fondo del canyon e disse che laggiù giaceva lo Spirito Drago. Sorin seguì con lo sguardo il suo gesto e vide decine, forse centinaia di edri accumulati sul fondo della voragine, non fluttuavano liberi, bensì erano collegati tra loro a formare una guaina di protezione. Sorin portò una mano sull'elsa della spada riconoscendo la litomanzia e si chiese se Nahiri fosse giunta lì prima di lui e avesse sconfitto il drago, ma le visioni dell'oracolo non l'avevano avvisato di nulla di tutto ciò. La guida disse che quello era il rifugio, la grande culla in cui riposava lo Spirito Drago e anche dall'orlo della voragine, Sorin poteva vedere che le forme di pietra erano antiche così come poteva sentire l'essenza della vita dell'essere racchiuso nel bozzolo di edri; si chiese se conoscesse ancora l'antica magia di sangue che aveva utilizzato su Zendikar. Il vampiro disse al suo schiavo che doveva risvegliare il cuore pulsante del suo mondo e chiese se avesse ancora sangue dentro di lui, la guida rispose al suo maestro che temeva che le sue vene fossero friabili e prive di vita, che per lui era stato un lungo viaggio ma che tutto ciò che ancora gli restava era a sua disposizione. Sorin fece un gesto sprezzante e il corpo svuotato dello schiavo crollò sulla neve, il vampiro pensò che si sarebbe fatto bastare ciò che aveva e che era ora che il drago si svegliasse.

Il risveglio di UginModifica

Sorin sguainò la sua spada e la puntò verso il luogo di riposo del drago. Fece fluire il sangue nel suo corpo, lo riscaldò e si concentrò sul proprio mana e pronunciò sillabe antiche, parole consumate dal tempo, parole di vincolo e liberazione. La sua magia circondò il bozzolo e penetrò scorrendo sulla superficie fino al sigillo mistico che teneva insieme gli edri. Sentendo il sangue pulsare nelle tempie, Sorin trovò la chiave di volta del bozzolo; sepolto nel profondo della struttura rocciosa si trovava un piccolo frammento, un rimasuglio della magia di Ugin proveniente da un altro mondo: quel frammento era la fonte della magia legante. Sorin affondò la spada nell'aria e pronunciò un'antica parola di disfacimento; il frammento di edro si sgretolò fino a diventare polvere e il bozzolo iniziò ad aprirsi, la superficie della pietra si ruppe e scivolò. La struttura collassò su sé stessa in poco tempo. Ugin esplose dal bozzolo di edri saettando verso il cielo. La raffica di vento spinse all'indietro la chioma di Sorin e Ugin si lanciò verso l'alto con un potente battito d'ali. Dopo un attimo, Ugin non era altro che un puntino contro il cielo che tracciava spirali di nebbioline scintillanti, in un percorso di giubilo, l'aria crepitò intorno a lui e Sorin notò che le nuvole sembravano piegarsi e prendere una forma dipendente dal volo di Ugin, come se il drago ubbidisse alle leggi delle nuvole o esse a quelle dello Spirito Drago. Alla fine Ugin comprese che una forza lo aveva liberato e si accorse di Sorin sull'orlo della voragine, ritornò volteggiando verso le rovine del bozzolo di edri e ruggì il nome del vampiro come una domanda. Sorin confermò che era lui e chiese cosa gli fosse successo e se era stato intrappolato e un'espressione distante comparve sul volto del drago. Ugin emise una folata di nebbioline dalle narici in meditazione e poi rispose che credeva che fosse stato salvato, si voltò verso Sorin e chiese se Nicol Bolas era andato via. Sorin non sapeva cosa rispondere nella visione dell'oracolo era presente una battaglia tra draghi e capì quindi che Ugin si era battuto contro l'antico planeswalker e che Nahiri non era coinvolta, chiese se fosse stato Bolas a imprigionarlo e lo Spirito Drago rispose che Bolas aveva pensato che lui fosse un rivale per il suo potere e l'aveva attaccato utilizzando i suoi stessi draghi contro di lui, ma qualcuno era intervenuto in suo aiuto. Il drago esaminò le rovine di edro e osservò il panorama e disse che sembrava che ci avesse messo molto tempo a guarire e chiese quanto tempo fosse trascorso. Sorin rispose che secondo gli esseri di quel luogo erano passati più di mille anni, il vampiro godette nel dispensare conoscenza al drago millenario e aggiunse che si stava dimenticando il suo volto. Ugin disse che molto doveva essere cambiato e chiese perchè fosse venuto nel suo mondo e perchè rianimarlo in quel momento e Sorin rispose che si trattava degli Eldrazi e che non era l'unico a essere stato risvegliato da un bozzolo di edri. Ugin disse che non potevano essere liberi, che la rete era stata costruita per durare per l'eternità e Sorin disse che erano liberi, il vampiro aveva fretta di affrontare l'argomento, di stimolare Ugin, di condividere quel peso con qualcun altro e aggiunse che i titani si erano risvegliati e lui non era venuto su Zendikar e così aveva pensato che fosse nella sua dimora a riposare. Ugin chiese com'era stato possibile e osservando l'orizzonte Sorin rispose a causa di planeswalker e di errori infantili all'Occhio e parlando più a sé stesso che al vampiro, Ugin chiese cosa aveva portato i planeswalker a farlo. Sorin non sapeva perchè la prigione di edri fosse stata compromessa, sapeva solo che Ugin avrebbe avuto un ruolo chiave per fermarli una seconda volta e rispose che poteva dirgli solo ciò che sapeva. Ugin sospirò e disse che quella era una notizia sconvolgente, Sorin vide gli occhi del drago muoversi sul terreno alla ricerca del pensiero successivo e poteva vedere il formarsi della domanda successiva, il collegamento mentale logico nella mente di Ugin, il vampiro sapeva che quella domanda sarebbe stata più dolorosa e contò i secondi inconsciamente, gli occhi di Ugin tornarono su Sorin e chiese dove fosse la maga degli edri Nahiri.

La sensazione di rimorso era svanita da tempo per Sorin, dopo millenni di vita era immune al rimorso così come all'età, tuttavia, per la prima volta dopo tanti anni, si fece strada verso di lui una sensazione di disagio, un fastidio interno, l'idea di essere l'unico responsabile per qualcosa che era andato storto. Non era precisamente rimorso, solo un leggero e stridente eco che risuonava nel luogo della sua mente dove una volta si trovava il rimorso. Guardando nel vuoto il vampiro rispose che lei non era lì e Ugin disse che era ovvio e che infatti stava chiedendo dove fosse, chiese se si trovasse ancora su Zendikar e disse che appena sarebbe stato in grado di viaggiare dovevano tornare da lei. Sorin rispose con cura che non credeva che fosse in quel mondo e con irritazione Ugin gli disse di parlare chiaramente e chiese se fosse morta, Sorin rispose che era viva e che pensava di sapere dove si trovava, non aggiunse altro, dal momento che credeva che in quel momento non era necessario che Ugin venisse a conoscenza di tutta la verità. Lo Spirito Drago disse che doveva farla venire su Zendikar e che se i titani fossero rimasti su quel piano avrebbero dovuto ricostruire la rete di edri. Sorin chiese se fosse davvero fondamentale che ci fosse anche lei e Ugin rispose di si, che la magia del sangue del vampiro era favolosa così come la conoscenza del drago di coloro che risiedono nel vuoto, ma nessuno dei loro due effetti poteva durare per sempre senza la litomante. Ugin piegò il corpo avvicinando il muso a Sorin e disse che voleva essere chiaro: loro tre dovevano collaborare e qualsiasi sciocca scaramuccia loro due avessero in corso o qualunque fosse il problema di cui non gli parlava, doveva risolverlo. Concluse che non voleva vedere il suo volto senza quello della litomante. Sorin spostò velocemente lo sguardo e i suoi denti si strinsero, presi dall'improvviso desiderio di distruggere qualcosa, afferrò le sue stesse braccia per tenere a freno il suo corpo e annuì con quello che poteva sembrare un'annoiata noncuranza. Ugin annuì a sua volta con decisione e disse che si sarebbero presto visti all'Occhio e lo ringraziò per averlo aiutato.

Sorin si passò la lingua sui denti osservando una buca sul terreno innevato. Mentre iniziava il suo spostamento da un piano all'altro pensò che quando doveva preoccuparsi solo del suo mondo, la sua vita era molto più semplice.

Ombre su InnistradModifica

Tornato su Innistrad, Sorin trovò il Maniero Markov in rovina e la maggior parte dei vampiri della sua stirpe morti, imprigionati nella pietra. Comprese subito che quello era un messaggio per lui: Nahiri era tornata e aveva lasciato una dichiarazione nella pietra come avvertimento della sua vendetta. Col suo passato tornato a tormentarlo, Sorin capì che nonostante venisse evitato dalla sua specie per via della creazione di Avacyn, aveva bisogno dell'aiuto degli altri vampiri per affrontare quella minaccia.

Incontro con Olivia VoldarenModifica

Quando Sorin entrò nella dimora di Olivia Voldaren, lei pronunciò il suo nome con sarcasmo e lui replicò che voleva parlare con lei. Il maniero era in festa e Olivia fece un gesto con la mano, dicendo che il discendente di Edgar Markov non era il benvenuto e di mostrargli l'uscita. Mezza decina di vampiri emersero dai celebranti radunati, uno di essi estrasse una sottile lama da duello e gli intimò di andarsene. In risposta all'affronto, la spada di Sorin emise una serie di bagliori e cinque dei vampiri si contorsero a terra, con vampate di fumo nero che uscivano da ferite profonde. Il duellante che aveva estratto l'arma lo attaccò, ma Sorin si limitò a ridurlo in polvere con un semplice gesto della mano. Il silenzio scese nella sala, Sorin si rivolse nuovamente ad Olivia e disse che era venuto per chiedere il suo aiuto. Lei sorrise, fluttuò verso di lui e lo analizzò piegando il capo come per cercare di comprendere il significato delle sue intenzioni. La vampira disse che aveva temuto di ricevere una visita spiacevole e invece quella festa sarebbe stata memorabile. Sorin fu poi costretto a farsi da parte quando Olivia passò oltre e gli fece cenno di seguirla.

Una volta soli, Olivia chiese a Sorin perchè fosse andata da lei e lui la informò che il Maniero Markov di suo nonno non esisteva più. Olivia rispose che in tal caso lui sarebbe dovuto andare alla ricerca di Avacyn e spiegò che la sua creazione aveva quasi distrutto il castello dei Falkenrath e sparpagliato la loro stirpe. Disse che il suo angelo era impazzito e che il fatto che non lo avesse fatto a pezzi con le sue mani quando aveva infangato la sua dimora, era una dimostrazione della sua generosità. Sorin replicò che era necessario che ascoltasse con attenzione ciò che doveva dirle: veniva direttamente dal Maniero Markov, spiegò che la sua sorte non era legata a quella del castello dei Falkenrath e che era andato da lei perchè la distruzione della sua casa segnava l'inizio di qualcosa di terribile per il loro mondo. Sorin si perse nei suoi pensieri e ricordò quando aveva rivisto Nahiri dopo che la litomante era arrivata su Innistrad per cercarlo e di come alla fine avessero finito per litigare e ritrovarsi a combattere l'uno contro l'altra. Venne riportato al presente da Olivia che dopo un lungo silenzio chiese chi fosse la minaccia di cui parlava o che cosa avesse fatto. Sorin rispose che aveva fatto troppo e non abbastanza e Olivia disse che non poteva decidere di diventare criptico nel momento migliore, che aveva il suo interesse e che qualsiasi cosa che riuscisse ad irritarlo era automaticamente ammaliante. Chiese cosa volesse da lei. Sorin le chiese di evocare la sua stirpe e spiegò che i membri rimanenti dei Markov si stavano già riunendo; le loro due armate unite sarebbero state in gradi di affrontare quella minaccia. Olivia chiese perchè si sarebbe dovuta gettare nella mischia, si fermò a metà della frase e rise mentre i suoi occhi brillavano per una frenetica esultanza che Sorin riconobbe subito: quella della caccia a una preda. Dopo essersi calmata, Olivia disse a Sorin che lo avrebbe aiutato, ma solo dopo che lui avesse aiutato lei.

Io sono AvacynModifica

Arrivato a Thraben, Sorin irruppe nella Cattedrale di Avacyn mandando in frantumi una vetrata. Atterrò in piedi, con la spada in una mano e la magia nell'altra e vide Avacyn che stava per uccidere un mago e una donna. L'arcangelo gli disse che si sarebbe occupata di lui più tardi e il vampiro rispose che c'era qualcosa che non andava in lei e che si trovava lì per aiutarla: doveva seguirlo nei sotterranei della Cattedrale. Avacyn rispose che la sua missione non poteva attendere e Sorin replicò che se voleva poteva uccidere i due che erano nelle sue mani, ma che non le avrebbe permesso di lasciare quel luogo finchè la loro questione non fosse stata risolta. Avacyn replicò che quei due erano una minaccia per Innistrad e lui stava correndo il rischio di diventare il male più grande davanti ai suoi occhi. Gli disse di andarsene opppure lei o i suoi angeli lo avrebbero abbattuto. Sorin ignorò le sue parole e iniziò ad avvicinarsi; Avacyn lo attaccò con la sua magia che però non ebbe alcun effetto. Il vampiro disse che non poteva ferirlo perchè lui era il suo creatore. Confusa, Avacyn gli fece alcune domande e dopo averne ascoltato le risposte sembrò calmarsi e tornare sè stessa, ma subito dopo gli parlò con odio e cercò inutilmente di colpirlo. Sorin la chiamò "figlia" e disse che doveva essere cauta nel modo in cui si rivolgeva a lui. L'arcangelo replicò che non era sua figlia, ma una sua creazione, lui era responsabile per ciò che lei era in grado di fare, era stata creata per uno scopo impuro e lo dichiarava il più grande male di Innistrad. Avacyn provò a colpirlo con la sua lancia, ma nuovamente senza successo e Sorin le spiego che l'aveva creata in modo che le fosse fedele e quindi non poteva ferirlo. Lei replicò che i suoi angeli potevano farlo e li mandò contro di lui, ma Sorin li sconfisse facilmente distruggendoli tutti. Provò a parlare nuovamente con Avacyn che però non gli lasciò finire la frase e diversamente dai primi tentativi, riuscì a ferirlo. Sorin disse che non c'era più speranza per lei: ora riusciva a vederlo solo come un mostro ed era il motivo per cui era stata in grado di colpirlo. I due lottarono e alla fine Sorin fece in modo che entrambi precipitassero verso il pavimento, che venne distrutto. La caduta li portò nei sotterranei della Cattedrale. Si alzarono entrambi in piedi e Sorin disse che quello era il luogo dove lei era stata creata e aggiunse di lasciare che l'aiutasse: poteva ripulire la sua mente e renderla nuovamente uno strumento di virtù. Avacyn rispose che se non era la figlia che voleva, allora avrebbero combattuto per sempre; non avrebbe mai ceduto, non sarebbe stata lo strumento di nessuno e non sarebbe diventata simile a lui. Sorin sussultò alle sue parole, poi rispose che quella sarebbe stata la fine. Avacyn replicò che sapeva cosa voleva fare: creare un'altra cripta d'argento per imprigionarla per impedirle di fare tutto ciò che era in suo potere per distruggerlo. Sorin disse che non poteva costruire un'altra Tomba Infernale, così come non poteva creare un'altra Avacyn. L'arcangelo replicò che come suo creatore conosceva come funzionava quel mondo: ciò che non poteva essere distrutto doveva essere costretto in schiavitù. Sorin estrasse la spada dal pavimento di pietra e in tono sommesso rispose che lei poteva essere distrutta. Diede le spalle al suo angelo, puntò la spada verso di lei e poi pronunciò le antiche parole del rito. Quando finì le revocò il dono che le aveva dato e distrusse Avacyn.

Dopo la morte di Avacyn, Sorin tremò leggermente, con i pugni stretti avvinghiati alla spada, come se stesse cercando di arrestare un terremoto dentro di sè. Il mago con il cappuccio blu presente nella Cattedrale chiese spiegazioni per l'uccisione di Avacyn. Con un sussurro Sorin rispose che aveva dovuto farlo. Un lungo e gutturale brontolio rombò nel cielo, profondo e tonante, poi la terra sussultò e le scosse si intensificarono, poi si ridusseso e l'eco divenne silenzio. Sorin rinfoderò la spada e se ne andò.

L'ultima speranza di InnistradModifica

Dopo aver ucciso Avacyn, Sorin tornò da Olivia alla Fortezza di Lurenbraum. Rimasto da solo, in una delle grandi sale, il vampiro osservò fuori dalla finestra nella notte: aveva compreso che Emrakul era arrivata su Innistrad a causa di Nahiri. La sua solitudine venne interrotta da Olivia, che entrò nella stanza insieme a Liliana Vess. La vampira disse alla necromante che sapevano che era stata lei a distruggere la Tomba Infernale e poi in tono allegro si rivolse a Sorin, che si voltò con odio. Ignorando Olivia, Sorin disse a Liliana che aveva liberato la litomante e portato quella sventura su di loro e l'altra replicò che aveva avuto delle faccende da sistemare e che non era colpa sua se lui aveva nascosto dentro la Tomba tutti i suoi misfatti. Sorin si avvicinò al volto di Liliana e disse che tutto ciò era avvenuto per colpa sua, che la litomante era libera e ora dovevano affrontarla. Liliana replicò che avevano un'armata di vampiri a disposizione e poi con un sorriso chiese se quella era la loro sola difesa. In tono minaccioso Sorin disse che l'aveva già avvertita quando era arrivata lì ed era ancora una ragazzina: Innistrad era suo e se lei si immischiava nelle sue faccende sarebbe morta. Liliana replicò che Innistrad poteva anche essere il suo dominio, ma lei controllava la morte. Sorin ringhiò e per un solo istante i suoi occhi scattarono in direzione del collo della necromante. Oivia, che era rimasta ad ascoltarli in silenzio, emise una delicata risata, si mise tra loro e disse a Sorin che anche se non vedeva l'ora che loro due si uccidessero a vicenda, era giunto il momento di andare da Nahiri. Sguainò la spada, poi si rivolse a Liliana e le chiese se voleva unirsi a loro. Lei guardò fuori dalla finestra e vide ciò che stava osservando Sorin prima del suo arrivo: un ammasso di nubi che turbinavano sopra la costa di Nephalia, tentacoli di nebbia si stendevano in ogni direzione, alterando tutto ciò che si avvicinava; stava minacciando di dilaniare l'intero Innistrad. Liliana chiese se fosse stata la litomante a causare ciò e Sorin replicò che si trattava di un gesto meschino da parte di una maga con un'idea distorta di giustizia. Liliana commentò che quindi era il vampiro la causa di tutto ciò dal momento che era stato lui a fare un torto alla litomante. Olivia rispose al posto dell'altro e disse che si stavano preparando a farle un secondo torto. Liliana chiese a Sorin se non fosse almeno un po' preoccupato di ciò che la vendetta della sua nemica stava generando su Innistrad, si lasciò sfuggire un nome, Jace, poi si coresse e continuò che c'erano migliaia di persone su quel mondo. Sorin rispose che quel mondo era in rovina, che Nahiri aveva fatto in modo che finisse così e che il suo Jace sarebbe morto a Thraben con tutti gli altri. Olivia si intromise e aggiunse che ciò che il vampiro intendeva dire era che fermare Nahiri era il modo per porre fine al fastidio che aveva portato con sè e che avevano una missione eroica da compiere. Sorin sguainò la spada, disse a Olivia di andare e poi uscì dalla sala e dalla villa senza pronunciare un'altra parola. Una volta fuori, Sorin si guardò a malapena intorno, continuando a radunare vampiri, poi indicò con la sua spada, chiamò Olivia e le disse che era giunto il momento che lei onorasse la sua parte del loro accordo. In risposta alle sue parole Olivia sorrise allegramente e fluttuò nell'aria. Con i due a guidarli, l'esercito di vampiri scese armato dalla collina, pronti per dare battaglia a Nahiri.

Campagna di VendettaModifica

L'esercito di vampiri arrivò al Maniero Markov, e lì attaccò i cultisti di Nahiri. Sorin uccise molti di loro, poi si sentì chiamare dalla litomante; tra loro si trovavano un gruppo di vampiri e almeno il doppio di cultisti avvinghiati nei loro combattimenti. Nahiri si incamminò verso di lui e fece emergere delle aste di pietra dal terreno che uccisero i combattenti di entrambi i gruppi: rimasero solo loro due. La litomante disse che aveva portato con sè molti amici, ma non tutti erano sopravvissuti. Sorin comprese il riferimento ad Avacyn ma non rispose, sollevò semplicemente una mano da cui uscirono getti di energia nera nebbiosa che viaggiarono verso di lei; Nahiri osservò Sorin immobile, mentre quella scia di ombra e di morte si avvicinavano a lei: non venne colpita, la magia si separò all'improvviso, volgendo in varie direzioni lungo i contorni di qualcosa di invisibile. Sorin scatenò un secondo flusso di magia di morte proprio nel momento in cui i primi dardi vaganti completarono il loro percorso tornando all'origine, spegnendosi sul vampiro in una rapida sequenza. Sorin cadde in ginocchio mordendosi un labbro per il tormento, e tra le piastre della sua armatura uscirono oscuri vapori da invisibili ferite. Dopo che anche il secondo attacco magico colpì il vampiro come il primo, Nahiri disse che doveva avere un'idea riduttiva di lei se pensava che quel piano potesse funzionare e spiegò che la magia fluiva attraverso le leyline che a loro volta fluivano attraverso la pietra e sapevano entrambi cos'era in grado di fare lei; continuò che aveva portato Emrakul nella sua dimora e lui pensava ancora che fosse una ragazzina. Per un attimo rimasero entrambi in silenzio, poi Nahiri disse che l'aveva tenuta imprigionata per mille anni e Sorin replicò che vedeva che era ancora sul suo piano e che se ne sarebbe dovuta andare tempo fa. La litomante rispose che era tornata su Zendikar mentre veniva sventrato dagli eldrazi, qualcosa che lui aveva permesso che accadesse; sollevò la spada fino al livello della gola del vampiro e disse che aveva condannato lei e il suo mondo. Sorin disse che quando aveva acconsentito a imprigionare i titani su Zendikar era stata consapevole dei rischi e che una loro fuga sarebbe stata possibile. Lei disse che avevano un accordo, dal suo punto di vista loro due e Ugin avevano preso un impegno, avrebbero dovuto affrontare insieme una fuga da parte degli eldrazi, invece era rimasta da sola. Sorin replicò che aveva deciso di condannare Innistrad e lei disse che era stufa di rimanere a guardia e che Zendikar non sarebbe più stato una prigione: Emrakul doveva andare da qualche altra parte e lui aveva reso la scelta del nuovo piano molto più semplice. La conversazione tra i due venne interrotta da Olivia che, fluttuando sopra di loro insieme a una decina di vampiri, fece un cenno verso la litomante con la sua spada e disse che qualsiasi gesto avesse compiuto Sorin per scatenare la sua ira, era sicura che fosse ben meritata, ma lui si era anche conquistato il suo aiuto e quindi non poteva permettere la sua vendetta. Fece un segnale e i suoi vampiri si lanciarono sulla litomante. Prima che si avvicinassero a lei, Nahiri usò la sua magia ed estrasse dalla pietra quattro lame roventi come quella che usava, ne afferrò due mentre le rimanenti rimasero in aria sopra di lei come la chioma di una fenice, poi replicò alla vampira che la sua vendetta non la riguardava, che se l'era guadagnata e che Sorin era suo. Alle sue parole il vampiro disse che non doveva dimenticare che l'aveva risparmiata e che la Tomba Infernale era stata un gesto di cortesia da parte sua. Lei replicò che gli orrori con cui l'aveva rinchiusa per così tanto tempo erano diventati il suo mondo, poi affondò le punte delle sue spade in una delle lastre di pietra, le armi iniziarono a vibrare, si sentì un leggero ronzio che divenne un rombo e scosse la struttura circostante, il Maniero oscillò, ruotò e quando infine si fermò, Nahiri utilizzò la sua magia e rimosse strati della parete che si spostarono in direzioni diverse e da esse fuoriuscirono orde di mostri, persone e animali alterati da Emrakul, che si lanciarono contro i vampiri. Sorin osservò Nahiri allontanarsi dal caos, afferrò un cultista e si nutrì per curarsi, poi la seguì sulle rovine stabili del soffitto a volta del Maniero. La litomante disse che ora avrebbero potuto portare a termine ciò che avevano iniziato senza essere interrotti. Sorin chiese se avesse un così grande desiderio di morire e disse che l'ultima volta che si erano incontrati la sua forza era enormemente ridotta, ma ora non sarebbe stata altrettanto fortunata e lui aveva tutte le intenzioni di ucciderla. Nahiri replicò che non se ne sarebbe andata finchè tra loro non fosse finita. Sorin disse che su quello erano d'accordo.

Senza altre parole Nahiri fece volteggiare le spade e ne afferrò una, Sorin scattò di lato e ogni lama affondò nella roccia. Si scambiarono altri attacchi, lui era velocissimo e lei riusciva a mala pena a seguirne i movimenti. La litomante lo perse di vista e si concentrò per individuare qualsiasi movimento, poi vide un lampo d'argento e tutto ciò che potè fare fu entrare nella parete e la spada di Sorin rimbalzò sulla pietra. Il vampiro attaccò nuovamente e la sua arma sfondò il riparo della litomante e la colpì, prima che potesse colpirla una seconda volta, Nahiri si lasciò cadere e precipitò, non riuscì a evitare la caduta e sbattè con violenza contro la superficie di un imponente guglia. Sorin arrivò davanti a lei, con la spada sollevata e minacciosa, proprio come era apparso mille anni prima quando l'aveva imprigionata nella Tomba Infernale e disse che aveva avuto la sua occasione di ucciderlo e che avrebbe dovuto farlo quando ne aveva avuto la possibilità; non vi era alcun compiacimento nelle sue parole: erano le parole di un maestro che si rivolgeva alla sua allieva, nel suo ultimo insegnamento. La spada di Nahiri giaceva nella sua mano con la punta diretta verso il terreno mentre l'altra mano era appoggiata alla ferita che aveva sul fianco, fece un sospiro profondo e rispose che indipendentemente da ciò che sarebbe avvenuto, che fosse sopravvissuta o meno, aveva vinto lei. Continuò dicendo a Sorin di guardarsi intorno e osservare con attenzione ciò che lei aveva fatto a tutto ciò che lui riteneva fosse suo. La litomante indicò alla sua sinistra, in lontananza, sopra la città dove si vedeva Emrakul e terminò dicendo che nessun angelo di sua creazione sarebbe venuto a salvarlo. Dopo che finì di parlare, la spada di Sorin scattò stordendola e poi replicò che ciò che gli aveva tolto con Avacyn, se lo sarebbe ripreso con il suo sangue e affondò i suoi denti nel collo della litomante. Fu un errore per il vampiro, Nahiri colse l'occasione e si appoggiò alla muratura dietro la schiena ed essa rispose aprendosi ai suoi lati. Nonostante il tormento la litomante replicò che anche lei poteva azzannarlo e che i suoi denti erano più grandi dei suoi. La pietra si richiuse su di loro e Sorin venne colpito da file di roccia frastagliata che si conficcarono dalle sue gambe fino alle costole, la spada gli cadde dalle mani e urlò di dolore mentre Nahiri si allontanava da lui mentre la roccia si stringeva intrappolandolo: i denti di pietra che lo trattenevano gli infliggevano un dolore continuo così forte da impedirgli di viaggiare su un altro piano e liberarsi. Tentò di parlare, ma non ci riuscì; la litomante si arrampicò sul bozzolo che aveva costruito e gli sussurrò nell'orecchio che lo risparmiava per restituirgli il gesto di cortesia, poi abbandonò Innistrad viaggiando nella cieca eternità.

Imprigionato, Sorin non potè fare altro che osservare all'orizzonte Emrakul, la fine di Innistrad, che vagava lentamente da Gavony verso Thraben. Le persone che si trovavano lì non erano di suo interesse, ma quel mondo era suo e quella città era il luogo dove aveva creato Avacyn per proteggerlo; vederlo ora sull'orlo della rovina generò una fitta che lo ferì molto più dei denti di pietra. Vide Olivia con in mano la sua spada e le disse di liberarlo. La vampira replicò che, se anche avesse potuto, non aveva motivo di farlo e spiegò che Avacyn era morta e Nahiri non si trovava più su quel mondo e quindi il loro patto era concluso. Sogghignò crudelmente e continuò che quella era una vittoria, gli consigliò di godersela anche lui visto che il Maniero Markov era suo; aggiunse che per quanto riguardava lei, le piaceva molto il suono delle parole "Olivia, signora di Innistrad". Sorin disse a Olivia di osservare Emrakul e aggiunse che aveva visto ciò che causava e quello che era in grado di fare, avrebbe avuto bisogno del suo aiuto per occuparsene. Quando lei non rispose chiese che vantaggio avrebbe avuto se non ci sarebbe stato un domani. Olivia ripetè che Avacyn era morta, premette la punta della sua stessa spada contro la sua guancia e disse che lui era intrappolato e quindi la situazione non le sembrava così pessima. Sorin potè solo osservare Olivia andare via e poi guardare nuovamente Emrakul e la fine che rappresentava.

ReferenzeModifica

Rappresentato inModifica

Testi di coloreModifica

GalleriaModifica

CuriositàModifica

  • Nel libro Zendikar: In the Teeth of Akoum Sorin si nutre attraverso la sua spada invece di mordere i nemici al collo come fanno gli altri vampiri.
  • Tra le famiglie di vampiri di Innistrad, la più potente è quella dei Markov.
  • Sorin è il protagonista del video promozionale di Ascesa Oscura.
  • Brady Dommermuth ha rivelato che Sorin considera Avacyn un semplice costrutto di mana. Fece anche in modo che l'angelo non potesse danneggiarlo.
  • Brady Dommermuth ha rivelato che Sorin ha generato alcuni vampiri su Innistrad, ma che non ha cercato di continuare la propria stirpe.
  • Sorin incontra Dack Fayden durante le vicende di Frammenti di Alara.
  • Sorin affronta Tibalt durante le vicende di Ascesa Oscura.
  • Su "Ask Brady", Brady Dommermuth ha confermato che gli eventi di Innistrad accadono dopo Zendikar.
  • Il breve scontro tra Sorin e Nahiri in Vecchie e nuove promesse avviene circa mille anni prima della Riparazione.
  • Come conseguenza della creazione di Avacyn da parte di Sorin nacque la Chiesa di Avacyn.
  • Nella storia web Pietra e sangue il breve scontro tra Sorin e Nahiri viene mostrato dal punto di vista della litomante. Inoltre, mostra la parte finale dopo lo scontro tra i due lasciata in sospeso in Vecchie e nuove promesse.
PLAN Attuali: Ajani - Angrath - Arlinn Kord - Ashiok - Chandra Nalaar - Dack Fayden - Daretti - Domri Rade - Dovin Baan - Garruk - Gideon Jura - Huatli - Jace Beleren - Jaya Ballard - Jiang Yanggu - Karn - Kaya - Kiora - Koth - Liliana Vess - Mu Yanling - Nahiri - Narset - Nicol Bolas - Nissa Revane - Ob Nixilis - Ral Zarek - Rowan Kenrith - Saheeli Rai - Samut - Sarkhan Vol - Sorin Markov - Tamiyo - Teferi - Tezzeret - Tibalt - Ugin - Vivien Reid - Vraska - Will Kenrith
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CAOS Dispersi: Ash Embereck - Arzakon - Dakkon Blackblade - Drabk - Eskil - Fatima - Fiers - Geyadrone Dihada - Grenfell Mor - Jared Carthalion - Kazz - Krim - Krimon - Lily - Marduk Blackwater - Masrath - Nailah - Parcher - Platon - Rafethrasa - Ramaz - Ravi Sengir - Ravidel - Sandruu - Tempè - Terrent Amese - Tessebik - Thomil - Thorn - Vram - Worzel - Yawden - Zakk
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S Scintilla esaurita o persa: Azor I - Kuthuman - Slobad
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Lapide Deceduti: Altair - Azar - Baltrice - Bo Levar - Boragor - Chaney - Commodore Guff - Daria - Dyfed - Elspeth Tirel - Faralyn - Feroz - Freyalise - Greensleeves - Grinth - Jeska - Kenan Sahrmal - Kento - Kristina - Leshrac - Liana - Manatarqua - Meshuvel - Serra - Sifa Grent - Taysir - Tevesh Szat - Urza - Venser - Vronos - Windgrace - Xenagos