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Sarkhan Vol (Planeswalker)

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Personaggio
Sarkhan1
Nome Sarkhan Vol
Originario di Tarkir
Lifetime Data Sconosciuta
Razza Umano Planeswalker
Titolo Il Folle, Il Dracofono
Stato Vivo


Sarkhan Vol è un planeswalker che usa il mana rosso, verde e nero.

È uno sciamano specializzato in magie draconiche: incantesimi in grado di evocare draghi e manifestare la furia e la potenza della stirpe draconica.

AdolescenzaModifica

Sarkhan Vol è nato su Tarkir, un piano flagellato dalla guerra e controllato da potenti signori della guerra che per tradizione e per ottenere gloria (ma anche per sport) uccidevano i draghi, portandoli quasi all'estinzione e causando profondo dolore negli sciamani del piano, che li adoravano e consideravano come l'apice dell'istinto predatorio. All'inizio della sua vita, Sarkhan era un soldato ma voleva qualcosa di più dalla sua vita invece di essere solo una pedina sacrificabile. Si unì al clan degli sciamani riuscendo a trovare la pace momentanea, ma ben presto si rese conto con amarezza della futilità di adorare delle bestie quasi estinte. Quando tornò alla sua vita militare, salì rapidamente in posizione e potenza fino a guadagnare il titolo di generale da uno dei signori della guerra. Alla sua prima spedizione fu toccato dalla spirito di un drago antico e cadde in trance dopo aver ucciso il generale avversario. Sacrificando i suoi uomini, scatenò un potente incantesimo che ripulì il campo di battaglia da tutti i suoi nemici e in quell'istante ascese, diventando un planeswalker. Fù la sua prima e ultima battaglia come generale poichè dopo ciò che aveva fatto venne privato del suo titolo, ma a lui non importava. Privo di legami col suo piano d'origine, non perse tempo e viaggiò nella cieca eternità.

ConfluxModifica

Sul frammento di Jund, Sarkhan Vol continuò la sua ricerca per trovare un drago degno della sua adorazione e della sua lealtà. Cercò per due anni, prima di arrivare sotto il Monte Jhal e incontrare Kresh e Rakka Mar che stavano affrontando il nibbio infernale Malactoth. Lo sciamano decise di aiutarli a sconfiggere il drago e inconsapevolmente aiutò Rakka Mar nella sua missione segreta: trovare l'Obelisco di Jund sepolto nella caverna che era il rifugio del drago.

Giorni dopo lo scontro col drago, dopo essere sfuggito al crollo della caverna con l'aiuto di Rakka Mar, Sarkhan incontrò Ajani e lo salvò dal drago Karrthus utilizzando il mana verde per bloccare il drago senza fargli alcun danno. Sarkhan ascoltò la storia di Ajani e gli spiegò la sua natura di planeswalker, che Jund era legato al suo mondo e gli consigliò di usare l'ira per tornare a casa. Dopo essersi separato dal leonid, Sarkhan cercò Rakka Mar per vendicarsi di lei per ciò che aveva fatto nella caverna del drago. Alla fine trova la donna, ma lei gli offrì un'opportunità unica per incontrare il suo padrone in cambio della sua vita. Sarkhan accettò e seguì Rakka Mar dentro una montagna piena di goblin e in cima alla montagna, lo sciamano incontrò Nicol Bolas e rimase in soggezione di fronte al potere dell'antico drago anche se i suoi metodi erano diversi da ciò che Sarkhan sapeva sui draghi. Alla fine, lo sciamano giurò fedeltà a Bolas e accettò il sangue del drago, guadagnando un immenso potere dalla trasfusione. L'antico drago dopo aver scambiato il suo sangue, affidò a Sarkhan il compito di attivare l'Obelisco di Esper.

Come ricompensa per la missione, Nicol Bolas mostra a Sarkhan Vol cinque draghi (uno dei quali era Karrthus), che avevano subito la manipolazione mentale dell'antico drago. Vedendo ciò, Sarkhan ebbe alcuni dubbi su Bolas ma li allontanò subito ed esegui la sua missione. Poi ricevette l'ordine di pungolare Naya per scatenare una guerra con Jund ed entrò in conflitto con l'esercito di Mayael. Arrivò in tempo per vedere Nicol Bolas assorbire il Maelstrom e la sconfitta del suo padrone da parte dell'avatar evocato da Ajani. Vedendo il suo padrone sconfitto, qualcosa scattò nella mente di Sarkhan ed iniziò a scivolare nella follia.

La Maledizione del VeloModifica

Sarkhan Vol fù in seguito inviato da Nicol Bolas a seguire le tracce di Liliana Vess e osservò la necromante mentre devastava un regno in un piano sconosciuto. Dopo la partenza di Liliana dal piano, Sarkhan comunica col suo padrone rinnovando i suoi voti di fedeltà.

L'Occhio di UginModifica

Sarkhan2

Sarkhan il Folle

Viene poi mandato su Zendikar dal suo padrone per sorvegliare l'Occhio di Ugin e all'interno della stanza, lo sciamano rivide ricordi di quando era un soldato e parlando a se stesso si chiese se Nicol Bolas lo abbia mandato in quel luogo per punirlo di qualche errore che lui aveva commesso. Durante tutto il tempo trascorso nell'Occhio, ebbe diverse allucinazioni ma divenne lucido in tempo per salvare Chandra Nalaar dall'attacco del vampiro Anowon. Nonostante ciò, attaccò Chandra ma rimase impressionato dal potere della piromante e decise di portarla con sè all'interno dell'Occhio. Dopo alcuni discorsi deliranti, Sarkhan affermò che la morte di Chandra all'interno dell'Occhio gli permetterà di risolvere i misteri della stanza. Si trasformò in un enorme drago. Il piano di Sarkhan viene sventato dalla comparsa improvvisa di Jace Beleren, che non sa che Sarkhan non è realmente un drago. La presenza di tre planeswalker nella stanza attivò l'edro galleggiante sopra di loro che iniziò ad assorbire la loro magia. Jace ebbe un'intuizione e disse a Chandra di generare un fuoco invisibile all'Occhio, la piromante obbedì, Jace raddoppiò il suo incantesimo e insieme i due riuscirono a sconfiggere Sarkhan. L'esplosione stordì tutti e tre i planeswalker, Chandra è la prima a svegliarsi e dopo aver aiutato Jace se ne và dal piano. Il mago mentale invece dopo aver recuperato abbastanza energie torna nella stanza dell'Occhio e vide Sarkhan Vol tornato nella sua forma umana, ancora privo di sensi, dopo essersi assicurato che il mago-drago sia ancora vivo, Jace decide di andarsene per informare i saggi di Halimar di quello che era successo.

Sarkhan si svegliò da solo nella stanza dell'Occhio e meditò sulla sconfitta, alla fine decise di uscire e salire sulla montagna dell'Occhio. Lì vide il cadavere di un drago mentre viene divorato dalla covata degli eldrazi. In preda all'ira per la scena, scatenò la sua magia sui parassiti, riduccendoli in cenere. Tuttavia lo spirito del drago caduto gli apparve e disse a Sarkhan che Bolas non gli perdonerà questo fallimento. Sarkhan non si preoccupò se lo spirito del drago fosse un'illusione della sua mente o realtà, tornò all'interno della stanza dell'Occhio chiedendosi se potesse rimettere le cose a posto, poi si ricordò che durante lo scontro quando era in forma di drago, riusciva a leggere le rune dell'edro e decise di trasformarsi. Bandì lo spirito del drago e staccò un pezzo dell'edro per poi andare dal suo padrone.

Lo sciamano arrivò al piano di meditazione e mentre cercava di lasciare la parte dell'edro senza essere visto, la comparsa illusoria di tre piccoli Nicol Bolas gli fece cambiare idea, costringendolo a incontrare il suo padrone. Facendosi strada verso l'interno, utilizzando le sue ali da drago, Sarkhan incontrò Nicol Bolas e gli fece rapporto, dicendogli di aver fallito e aspettandosi una tremenda punizione. Ma Sarkhan era in errore. Con sua sorpresa, l'antico drago gli disse che tempo prima aveva sconfitto Ugin e leggendogli la mente, era venuto a conoscenza di un modo per liberare gli eldrazi dicendogli che era stato lui a manipolare Chandra e Jace affinchè tre planeswalker si fossero scontrati nell'Occhio per rimuovere il sigillo della loro prigione. Sarkhan mostra a Bolas la parte dell'edro e gli disse che la prigione è indebolita ma intatta, Bolas sorride vedendo la sicura, capendo che Ugin era riuscito a nascondergli qualcosa. Sarkhan accusò Bolas di averlo usato, ma il drago antico lo calmò dicendogli che lui si prende "sempre" cura delle sue pedine e lo sciamano vide il corpo di Tezzeret che veniva rigenerato dal mana nero di Bolas.

La follia di SarkhanModifica

Tornato su Tarkir, Sarkhan osservò le colline cenciose e le steppe fumanti davanti a lui. Il suo mondo ruggiva di vita e urlava di morte, un panorama di fatica e violenza che sarebbe potuto essere forte e rigoglioso e invece era colmo di dolore, rovinato proprio come lui. Vagò a lungo chiedendosi quale potesse essere ora il suo scopo. Sentì qualcosa, l'eco di una voce che gli disse che tutto iniziò con il fuoco, dei draghi, Sarkhan. E il fuoco dei draghi sarà testimone fino alla fine. Sarkhan chiese alla voce indesiderata chi fosse, dicendogli che aveva sussurrato a lungo nella sua mente e ora il sussurro era diventato un urlo. Chiese se fosse l'eco del passato o quella del presente, pensò che forse era folle proprio come disse Nicol Bolas. Ripensò agli eventi nell'Occhio di Ugin, aveva fallito ma il suo fallimento era stato un successo per il suo padrone. Aveva pensato che Bolas fosse il prescelto: antico, potente, primo tra i membri della sua specie; quando lo aveva incontrato la prima volta, Sarkhan aveva chiesto subito di poter entrare al suo servizio e l'antico drago aveva accettato. Lo sciamano credeva di essere il suo preferito e invece era solo una semplice pedina, solo adesso comprendeva che un intelletto enorme come il multiverso considerava i mondi come giocattoli. Era il giocattolo di un drago, buttato in un angolo e inutile, frammenti di pensieri che ricoprivano uno scheletro senza onore, questa era la ricompensa per i suoi servizi. Ricordò quando una volta molti anni prima un drago gli aveva parlato chiedendogli quale fosse la natura del sacrificio. Sentì l'esco nella sua mente dirgli puoi guarire questo luogo, puoi guarire te stesso.

Pensò al suo passato, era cresciuto con l'ammirazione per i draghi. Il suo mondo era stato ed era tuttora lacerato da continue guerre, i clan si scontravano tra gli scheletri degli antichi draghi che coprivano gran parte dei campi di battaglia insanguinati di Tarkir. Lui era nato per la guerra, proprio come ogni membro del suo popolo. Alcuni seguivano il cammino del guerriero traendo gioia dagli assalti furiosi e dagli spargimenti di sangue, lanciandosi in battaglia nella prima linea dei Mardu. Altri sfuggivano al loro dovere rifiutandosi di combattere, ciò costava loro una morte crudele per mano dei signori della guerra. Infine c'erano i mangiacarogne che si lanciavano ai piedi dei cavalli per raccogliere più bottino possibile tra le vittime dei guerrieri. Sarkhan era un Mardu, ma non apparteneva a nessuno dei tre gruppi, i suoni della battaglia non riempivano il suo cuore, per lui la guerra era la semplice realtà della vita. Possedeva comunque l'istinto dell'assassino, il talento della magia della battaglia e la sua naturale ferocia lo rendevano temuto dai membri dell'orda, squarciava le linee nemiche mettendo in fuga glia avversari e coloro che combattevano al suo fianco venivano trascinati dalla sua furia e sterminavano le forze nemiche. Suo nonno gli diceva che la sua volontà era unica nel loro popolo, ma alla fine Sarkhan non poté fare a meno di chiedersi per cosa stessero combattendo. Non risiedevano mai a lungo in nessuna delle terre conquistate, erano sempre a cavallo, in movimento come il vento. Si stufò degli interminabili spargimenti di sangue, suo nonno lo avvertì dei rischi ma lui mise da parte la sua lancia e si allontanò viaggiando fino alle montagne Qal Sisma, seguendo una voce di cui non comprendeva le parole. Vagò solitario sulle terre innevate combattendo le bestie gigantesche che predavano quei luoghi, non sapendo cosa lo attirasse. L'eco si fece sentire nuovamente dentro di te sai ciò che stai cercando, Sarkhan chiese se davvero lo sapeva poi decise di non dare retta alla voce anche se sembrava familiare. Continuò a ricordare quando una notte aveva trovato uno strano oggetto: sembrava un guscio di tartaruga che giaceva su un corso d'acqua ghiacciato, si avvicinò e una figura si sollevò dal ghiaccio e la sua forma diventò identica alla sua. Gli sussurrò parole che echeggiarono profonde nella sua mente, narrando di draghi e della loro maestosità. Si avvicinò per toccarla, ponendo un sigillo su un giuramento che non realizzò nemmeno di aver prestato. La figura svanì e si ritrovò di fronte un giovane seduto sul ghiaccio che gesticolò in silenzio, Sarkhan scelse di seguirlo e trovò la caverna. Al suo interno c'erano altre persone che lo guardarono in silenzio, il giovane parlò e tutti iniziarono una cantilena, Sarkhan sentì la voce degli anni, la voce degli antichi, li ricordavano sebbene i draghi non solcassero più i cieli, udivano il loro ruggito e sussurravano canzoni di artigli e sangue. Una parola, un ricordo, un nome a lui familiare si chiese se ora era in grado di sentirlo. Trascorse molto tempo con loro ma alla fine se ne andò: i racconti dei ricordi, gli echi di voci non erano sufficienti per lui; aveva però trovato una specie di pace e si chiese se magari l'avesse potuta tenere dentro di lui. La voce si fece sentire nuovamente dicendo che i sussuratori non avevano eco. Sarkhan rispose dicendogli di stare lontano dalla sua mente, gli antichi non esistevano più, ne rimaneva solo uno ed era una menzogna.

Continuò i suoi ricordi e quardo ritornò al suo clan venne accolto con gioia dai suoi guerrieri ma non dal suo condottiero dell'orda. Quando lo vide, Zurgo gli chiese come osava ritornare e Sarkhan rispose che aveva bisogno di riposo e meditazione. Gli chiese se era forse uno sguattero Jeskai, pronto a sedersi e pensare e disse che lui esigeva obbedienza totale. Sarkhan rispose che era il condottiero di un'ala e che per svolgere al meglio il suo compito doveva essere sicuro di sé stesso. Zurgo gli disse che il sangue portava al dominio e che lui avrebbe versato il suo sangue per l'orda. Con riluttanza, il capoclan lo mandò insieme a dei cavalieri a combattere i Sultai alla frontiera dove le loro fetide paludi inquinavano le terre selvagge dei Mardu. Ricordava bene quella battaglia, era quella in cui la sua scintilla si accese. Viaggiò in un altro mondo e finalmente trovò i draghi; passò anni a osservare, imparare e imitare tutto ciò che poteva su di loro. Gli anni passarono e Sarkhan viaggiò per cercare esemplari sempre più grandi, antichi e astuti. Imparò i loro nomi, scoprì i loro nascondigli, vide la fine di ognuno di loro, ma ogni morte lo incitava a cercare un altro drago ancora più potente, adatto per essere onorato come un vero re. Arrivò su Jund e per lui fu come trovare il paradiso, tuttavia anche se molto potenti i draghi di quel mondo erano semplici bestie, nessuno di loro meritava i suoi servizi e alla fine iniziò a chiedersi se esistesse un singolo drago vivente in uno dei mondi in grado di guidarlo, istruirlo e tirargli fuori tutto il suo potenziale. La voce lo riportò al presente dicendogli che ne esisteva uno, ma che non l'aveva ascoltato, Sarkhan rispose che l'aveva lasciato dove giaceva e pensò alle parole di Bolas chiedendosi se gli avesse mentito. Si chiese quale drago udì in passato e quale stava sentendo adesso, pensò che forse i veggenti della montagna avessero ragione, Tarkir ricordava ciò che le persone avevano dimenticato; un nome: Ugin. Sarkhan parlò alla voce e disse che gli aveva detto di tornare lì, su un mondo che lo respingeva come aveva fatto il suo padrone e chiese cosa poteva trovare. La voce gli disse di trovare la porta. Il planeswalker chiese se non ci fosse altro oltre agli indovinelli e chiese di quale porta stesse parlando dal momento che quel mondo era un campo di battaglia dove nulla resisteva a lungo. Pensò che Tarkir era un luogo senza futuro e con un presente conteso, nel passato invece avevano costruito qualcosa: la loro civiltà era sopravvissuta per secoli nonostante i costanti attacchi dei draghi, o forse proprio a causa loro. Combattere insieme contro un potente nemico era ciò che li aveva resi forti, ma quando l'ultimo drago cadde fu il momento che segnò l'inizio della debolezza dei clan. La battaglia era sua come lo era sempre stata, la risposta si trovava lì da qualche parte nel suo mondo d'origine, sentiva la voce di un drago e decise che sarebbe tornato dai veggenti sulle montagne pensando che forse anche loro potevano sentire la voce che sentiva lui. Avrebbe trovato la porta e ritrovato la loro forza.

Alla ricerca del FulcroModifica

Sarkhan era vicino alla montagna, poteva vedere le strutture monumentali sul picco, i vessilli che schioccavano a causa del vento gelido. Urlò al cielo perchè lo aveva portato lì e la voce gli  rispose "qui, ascolta, guarisci". Sarkhan chiese se fosse un altro stratagemma o un'altra menzogna, colpì le pendici della montanga e cadde in ginocchio borbottando. Una voce giunse dall'alto e chiese se fosse alla ricerca della serenità, Sarkhan scosse la testa in ogni direzione, come se stesse scuotendo via dell'acqua, poi, lentamente alzò lo sguardo e vide la donna, chiese se ciò che vedeva fosse reale e lei scese dal macigno e atterrò con delicatezza. Si avvicinò lentamente, stendendo una mano e rispose che era lì, Sarkhan indietreggiò, ma poi si arrestò completamente quando le dita di lei sfiorarono la sua fronte. La donna guardò Sarkhan negli occhi e disse che vedeva un altro con e intorno a lui, come un'eco di un'ombra, indietreggiò e interuppe il contatto. Sarkhan si sollevò, si appoggiò al suo bastone e chiese se anche lei lo sentiva, una voce interiore, un pensiero che non le apparteneva; Tutti dicevano che lui era folle e che nessun altro riusciva a sentire la voce, un sussurro senza fine. Spiegò che non aveva mai un momento di pace e poi chiese come faceva a sapere dell'esistenza della voce. Lei rispose che l'aveva solo percepita nella sua aura e aggiunse che la sua venuta era stata predetta, gli disse il suo nome: Narset, e che risiedeva in quel luogo insieme a coloro che cercavano l'illuminazione, guidava il suo clan verso un destino più elevato. Sarkhan annuì e disse che aveva sentito parlare dei Jeskai, ma che non ne aveva mai incontrato uno in battaglia e che il suo Khan riteneva che fossero deboli, alla continua ricerca di qualche verità immaginaria. Narset rispose che chi possiede la vera forza non la rivela finchè non fosse davvero necessario, si voltò e colpì il macigno con tre dita, con un breve movimento, la pietra si ruppe in maniera ordinata, dividendosi a metà come un uovo. Il Khan dei Jeskai disse che le loro fortezze erano ancora salde, anche dopo molti tentativi di conquista, poi chiese il suo nome e di lasciare che lei sentisse il suo racconto. Sarkhan non aveva quasi mai parlato ad altri dopo l'Occhio di Ugin e le conversazioni erano state dolorosamente brevi, lentamente, in maniera straziante, mise insieme i racconti dei suoi viaggi dopo la partenza dal reame di meditazione di Nicol Bolas, della voce che gli parlava continuamente, guidandolo fino al suo ritorno a Tarkir, del cammino verso la guarigione del suo mondo. Narset ascoltò, a volte poneva una domanda, senza interrompere, attendendo una delle tormentate pause di Sarkhan e quando lui raccontò del suo girovagare tra i piani, gli occhi di lei si spalancarono per alcuni istanti, ma poi annuì come se avesse scoperto qualcosa di prezioso e alla fine chiese se poteva analizzare il frammento di roccia che pendeva dal suo bastone. Il Khan dei Jeskai studiò glii strani segni e disse che aveva già visto qualcosa di simile, che erano antichi e solo le tradizioni meno note ne parlavano, segreti che solo il fuoco draconico era in grado di rivelare. Chiese come aveva fatto a entrare in possesso di quella reliquia e Sarkhan rispose che proveniva dall'Occhio, lei chiese di cosa stesse parlando e lui pronunciò il nome completo del luogo. Gli occhi di Narset si spalancarono nuovamente e chiese se fosse a conoscenza di Ugin e se fosse stato nel suo luogo più sacro. Sarkhan rispose che era una trappola e che Bolas gli aveva detto che lo Spirito Drago era morto, ma forse gli aveva mentito. Narset disse che non era una menzogna, Ugin era morto e con lui tutta la sua progenie di draghi. Sarkhan replicò che Ugin gli parlava, tormentandolo continuamente di andare alla sua ricerca, l'aveva portato in quel luogo e ora gli diceva solo la parola guarigione. Narset disse che la voce dello Spirito Drago l'aveva portato da lei e che forse poteva trovare una tregua per le sue sofferenze e forse anche qualcosa di più, il loro mondo era in rovina, quando i draghi erano in vita i clan lottavano contro di loro per la sopravvivenza, ma quando l'ultimo drago morì, si scagliarono gli uni contro gli altri e l'equilibrio si spezzò. Spiegò che ora anche le fortezze tranquille dei Jeskai conoscevano il rumore della guerra, che gli Abzan lasciavano le loro solide fortezze per andare in cerca di nemici, i Sultai inviavano eserciti non-morti, i Temur scendevano dalle loro montagne e i Mardu cavalcavano, saccheggiavano e distruggevano; avevano smarrito la loro via e temeva che presto tutto ciò che i clan avevano costruito si sarebbe sgretolato fino a essere dimenticato anche il loro passato. Sarkhan abbassò le spalle e disse che allora aveva fallito nuovamente, che Tarkir era già morto e Ugin era solo un sogno. Narset scosse la testa e rispose che Ugin era molto di più, era l'anima del loro mondo e che quando venne sconfitto la forza di Tarkir venne meno, ma forse qualcosa era ancora presente, qualcosa che lui poteva essere in grado di risvegliare, disse che forse la pietra che possedeva poteva essere la chiave. Sarkhan disse che anche lui l'aveva chiamata in quel modo e pensava che avrebbe potuto sbloccare i segreti dello Spirito Drago, usò la sua magia draconica e i segni brillarono e vorticarono formando delle parole. Narset si avvicinò nonostante il calore e disse che si trattava di una frase presente anche nelle antiche pergamene: "osserva il passato e apri la porta a Ugin". Sarkhan scosse la testa e disse che Bolas aveva detto di aver messo Ugin dove ora giage e Narset chiese se sapesse dove fosse e lui rispose di no, che la voce parlava di una porta e che la stava cercando anche se non aveva alcuna guida a mostrargli la strada. Narset disse che ora ne aveva una, che il luogo dove cadde Ugin era noto a pochi, ma era scritto negli Annali dell'Occhio Saggio e come sua custode aveva letto la tradizione e poteva portarlo alla tomba dello Spirito Drago.

Il cielo notturno scintillò e sibillò mentre Sarkhan e Narset salivano lentamente verso Qal Sisma, lungo un cammino costruito di ricordi e terra. Si fermarono, Narset preparò del tè e Sarkhan accettò la scodella fumante e bevve, poi, le disse che era già stato su quelle montagne e aveva ascoltato con coloro che parlavano con il passato. Narset annuì e disse che gli sciamani Temur avevano una connessione speciale con l'anima del mondo e potevano udire gli spiriti dei defunti e gli echi delle epoche passate e future che loro chiamavano il presente non scritto; pensava che fosse la vicinanza del Fulcro a offrire loro quei doni. Sarkhan chiese cosa fosse e Narset spiegò che il Fulcro era un luogo che si trovava nelle profondità del burrone, dove riposavano le ossa di Ugin e che in quel luogo la realtà era in continuo mutamento, come se cercasse una forma finale senza mai trovarla. Disse che i cercatori avevano tentato di avvicinarsi ma nessuno era stato in grado di entrare e i pochi che tentarono vennero fatti a pezzi. Sarkhan chiese se fosse quel luogo la loro destinazione e Narset annuì e disse che portava un talismano che conteneva le parole di Ugin e che forse uno come lui che poteva attraversare i mondi era in grado di sopportare la violenza del Fulcro. Dopo quella conversazione i due proseguirono in silenzio, tranne che per la voce di Ugin e Sarkhan disse che lo Spirito Drago gli stava parlando e la sua voce era più forte. Narset indicò la via di accesso alla tomba di Ugin e il misterioso bagliore investì il suo volto, la mente di Sarkhan divenne all'improvviso silenziosa, si fermò e Narset gli disse che aveva scoperto il suo cammino e che lo Spirito Drago gli indicava la via. Una nuova luce proiettò l'ombra di Sarkhan dietro, nella lunga discesa che portava alla coda del drago, il planeswalker osservò il frammento pulsare sul suo bastone. Poi, con un urlo bestiale, Zurgo che aveva aspettato nascosto l'arrivo dell'ex-Mardu si lanciò dalla rupe dietro di loro fendendo colpi con la sua spada. Narset si mosse velocemente e sollevò il suo bastone bloccando l'affondo letale, l'orco ululò e attaccò con un pugno che sbattè contro il palmo del Khan dei Jeskai. Narset urlò a Sarkhan di andare, che percepiva il potere del Fulcro ancora più forte e che lei sarebbe rimasta a guardia del passaggio. Sarkhan disse che non le avrebbe fatto combattere le sue battaglie e Narset replicò che doveva, che il momento era quello giusto e qualsiasi destino Ugin avesse in serbo per lui, quello era il momento di scoprirlo. Pena e vergogna attraversarono la mente di Sarkhan, ma si voltò e iniziò a correre lungo il percorso, sentiva la forza del destino attrarlo e trascinarlo inesorabilmente in avanti, guardò dietro di sé dove Narset e Zurgo stavano combattendo e si rese conto che l'orco non aveva alcuna possibilità di vittoria, tuttavia, Zurgo si mosse con una velocità imprevista, evitò il colpo del bastone e colpì Narset con la sua spada. Lei si arrestò, sembrava immersa in meditazione, si voltò verso Sarkhan e gli urlò di andare. Il mondo di Sarkhan divenne cremisi; provava furore, afflizione e vendetta contemporaneamente, barcollò e iniziò a salire dove Zurgo lo attendenva gioiendo nel sangue della sua alleata. Sarkhan urlò che si sarebbe vendicato, ma proprio in quel momento il frammento dell'Occhio avvampò immensamente, il planeswalker si voltò mentre le sue mani si infiammavano, il fuoco draconico ruggì nel vortice di fronte a lui, rivelando i contorni di un cancello: era la porta che aveva atteso per tutto quel tempo e sentì la voce nella sua mente dire di si. Sarkhan si voltò e osservò Zurgo e il corpo accartocciato di Narset, poi guardò nuovamente il cancello e con un ruggito di furore e liberazione, si lanciò nell'arco brillante.

Riforgiare il DestinoModifica

Viaggiando indietro nel tempo in una Tarkir dilaniata dalla guerra dove i cinque clan si scontrano con i draghi, Sarkhan Vol arriva appena in tempo per salvare Ugin. Le scelte fatte "oggi" dal planeswalker decideranno il destino del suo piano.

ReferenzeModifica

Rappresentato inModifica

Testi di coloreModifica

CuriositàModifica

  • Sarkhan, si pronuncia Sharkhan e significa "drago" in slovacco, mentre Vol significa "volo" o "volare" in francese.
  • Sarkhan è il protagonista del trailer I Khan di Tarkir.
  • Sarkhan è il protagonista della storia del Blocco di Tarkir.
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