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Personaggio
Ob Nixilis4
Nome Ob Nixilis
Originario di Piano Sconosciuto
Lifetime Data Sconosciuta
Razza prima Umano, poi Demone Planeswalker
Titolo
  • Il Caduto
  • Libero dai Vincoli
  • Del Giuramento Nero
  • Fiamma Rinnovata
Stato Vivo


Ob Nixilis è un demone planeswalker che usa il mana nero.

Il primo mondo è il più difficileModifica

Prima di diventare un planeswalker, nel suo mondo d'origine Ob Nixilis era un comandante, un nobile e ambizioso generale che voleva realizzare il suo scopo. Durante una battaglia che stava vincendo ricevette il rapporto del suo luogotenente che lo informò che le truppe avversarie si preparavano per la ritirata e quali fossero i suoi ordini. Ob Nixilis notò con disappunto la linda armatura del suo sottoposto e rispose di inviare due divisioni nel canyon per bloccare la loro fuga, il luogotenente sussultò e disse che in quel modo due delle loro divisioni più spossate avrebbero incontrato forze avversarie più fresche e che avrebbero subito pesanti perdite. Ob Nixilis rispose che nonostante ciò, si sarebbero garantiti le risorse di cui avevano bisogno e poi chiese se sapeva dove si trovassero, il soldato osservò l'intero orizzonte e rispose di no, che quelle erano pietre di antiche rovine. Ob Nixilis confermò e poi disse che le persone che avevano vissuto lì erano chiamate Keociani e spiegò che il loro impero fu florido per quasi trecento anni, finchè causarono il Settimo Cataclisma. Essi erano stati i migliori evocatori di demoni, artigiani di magia e guerra e una delle loro antiche parole significava vittoria a ogni costo; chiese se la conoscesse e l'uomo scosse il capo. Ob Nixilis fece un cenno al suo scudiero che gli passò immediatamente l'elmo, poi cavalcò verso le prime linee per unirsi alla carica. Al termine del compito, la vittoria aveva un sapore dolce per Ob Nixilis. Un esploratore ritornò e disse che due vessilli si avvicinavano da nord-ovest e che si trattava delle forze di lord Earl Velanti e lord Raximar e che li avevano accerchiati. Ob Nixilis sorrise e disse che erano stati traditi, l'esploratore chiese cosa dovevano fare e lui rispose che se Raximar era disponibile a trattare allora avrebbero parlato, in caso contrario sarebbero morti.

Ob Nixilis venne portato nella tenda da guerra di lord Raximar dopo aver deposto le armi ma non l'armatura. Il nobile era un uomo gigantesco, barbuto e sorridente, quando lo vide gli disse che era lieto di incontrarlo nuovamente e gli porgeva le sue scuse per le circostanze. Ob Nixilis rispose al saluto piegando avanti il capo e Raximar continuò dicendo che si complimentava per le condizioni delle sue forze che si erano arrese con disciplina, una prova che le aveva addestrate con cura. Ob Nixilis rispose che si complimentava per la sua scelta di compagni di cospirazione, che vista le loro dimostrazioni di fedeltà negli anni passati, non si sarebbe mai aspettato il loro tradimento. Raximar spiegò che Earl Velanti lo riteneva responsabile della morte del figlio e Ob Nixilis rise e disse che se lo augurava dal momento che aveva previsto la morte del ragazzo considerando che era un pessimo spadaccino. Raximar si corrucciò e disse che alcuni di loro volevano qualcosa di più: unificare i popoli, terminare le battaglie e dare vita a una nuova era di sviluppo. Ob Nixilis replicò che quelle erano le parole di un uomo che non aveva mai studiato la loro storia, avevano avuto periodi di pace, a volte anche decenni, ma ogni volta alla fine la loro vera natura si mostrava e più grandi erano state le alleanze, più crudeli erano state le disfatte; all'arrivo dell'inevitabile Cataclisma il caos era tutto ciò che restava e la rovina che portava con sé, per tanto lui preferiva il suo piano. Raximar chiese se fosse governare cimiteri intrisi di sangue, continuò dicendo che non importava dal momento che i suoi tempi di conquista erano terminati e gli offrì la resa, l'alternativa in caso di rifiuto sarebbe stata la sua esecuzione all'alba. Ob Nixilis borbottò sette parole che il nobile non sentì, schioccò le dita e una delle guardie gli porse lo spadone, ripetè il gesto e i soldati nella sala crollarono a terra. Raximar afferrò la sua spada e si alzò, recuperando a fatica il suo portamento e chiese cosa significasse tutto ciò. Ob Nixilis sorrise e rispose che per molti minuti, nessuno avrebbe udito alcun suono provenire da lì e spiegò che aveva maledetto le sue guardie più strette anni fa, non era sicuro che l'incantesimo sarebbe durato così a lungo, ma aveva avuto fortuna, disse che avrebbero dato inizio a un rito di sfida e così dopo averlo ucciso avrebbe preso possesso delle sue forze. Il nobile rise e disse che non aveva mai dato importanza agli antichi codici; Ob Nixilis rispose che aveva ragione, per lui non avevano alcun senso mentre per Raximar si, vista la sua reputazione e il fatto che fosse un uomo d'onore, quello era un tipo di sciocchezza che avrebbe fatto e in ogni caso intendeva ucciderlo e avrebbe riferito ai suoi uomini quella versione quindi potevano anche farlo. Raximar replicò che era un codardo e che se voleva morire in quel modo l'avrebbe accontentato. I due si misero in posizione e dopo una breve battaglia Ob Nixilis vinse e uccise Raximar.

Del giuramento neroModifica

Le truppe del nobile dubitarono della sua versione costringendolo a combattere per tornare dalle sue truppe che erano rimaste in attesa del risultato dei negoziati. Fu subito chiaro che il nemico aveva intenzione di inseguirli e con meno cerimonie rispetto alla prima volta, durante la ritirata ci furono diverse schermaglie e la maggior parte delle truppe di Ob Nixilis scelse di arrendersi, mentre tra coloro che scelsero di restare al fianco del loro comandante ne rimasero vivi solo due. Il trio si rifugiò in una caverna e mentre i suoi uomini discutevano, Ob Nixilis scoprì una camera nascosta di evocazione dei keociani, ebbe bisogno di tempo per decifrare le iscrizioni e alla fine scoprì che per attivare l'altare i due bacini sui piedistalli dovevano essere riempiti di sangue e per sua fortuna aveva con sè due vittime da sacrificare. Uccise i suoi uomini e compì il rituale; sentì le entità di potere nella sua mente andare in cerca dei suoi desideri, cercò di guadarli per farli concentrare sul suo problema attuale ed eliminare le forze che l'avevano imprigionato, ma le entità erano più scaltre, sapevano ciò che Ob Nixilis desiderava davvero e quale fosse il suo vero scopo e così esaudirono il suo desiderio: misero fine al mondo. In un attimo ogni essere vivente crollò a terra privo di vita, morirono tutti tranne Ob Nixilis che per essere certo di essere l'unico essere vivente rimasto, vagò per giorni sulle terre desolate. Il decimo giorno notò una creatura che lo stava seguendo e durante la notte mentre si riscaldava accanto al fuoco essa si avvicinò a lui assumendo una forma identica alla sua fino al più piccolo dettaglio, l'essere si congratulò con lui per aver portato la pace in quel mondo causando l'ottavo e ultimo Cataclisma e Ob Nixilis chiese se tutte le guerre che c'erano state servivano a raggiungere quel risultato. L'essere rispose che i mondi erano giocattoli da montare o smontare per essere superiori a loro e che erano stati creati per offrire un risultato e il prezzo da pagare. Ob Nixilis sorrise e bevve alla sua salute, si guardò intorno e scoprì che era solo, l'assurdità lo colpì come un'onda; la sua intera vita di lotte per raggiungere potere e controllo e in realtà stava danzando tutto il tempo sul palcoscenico di qualcun altro. Tutta la sua ambizione, i suoi desideri, gli studi, la fatica e le sofferenze, tutto per nulla, era giunta la fine del mondo; ciò che aveva sempre desiderato ma in realtà era una trappola creata per lui prima della sua nascita. Scoppiò a ridere e soffocò, crollò a terra su mani e ginocchia singhiozzando e ansimando mentre pensava alla fine del mondo. Tutto divenne scuro, poi riaprì gli occhi, vide un nuovo mondo e sentì che era migliore del precedente.

Il conquistatore di mondiModifica

Quando era ancora giovane e umano, Ob Nixilis credeva di essere invincibile. Come planeswalker conquistò il suo primo mondo con difficoltà, ma man mano che conquistava altri mondi il suo potere cresceva e le sue conquiste divennero sempre più facili. Un giorno, sentì parlare del Velo di Catena e decise che quel potente manufatto sarebbe stato suo. Troppo tardi comprese il suo errore di valutazione: un'arma con un potere così grande poteva solo distruggere colui che la brandiva. Venne maledetto dal Velo e alla fine trasformato in un demone.

ZendikarModifica

Ob Nixilis venne attirato su Zendikar dal mana ricco e potente che si trovava su quel piano. Il demone credeva che con il potere ottenuto da quel mondo avrebbe potuto liberarsi dalla maledizione e ritornare alla sua vera forma, ma non ebbe mai modo di scoprirlo perchè appena riuscì ad ambientarsi su quel nuovo mondo venne attaccato dalla protettrice autoeletta di Zendikar: Nahiri. Lei non mostrò nessuna emozione, neanche il minimo accenno di pietà. La sua magia vincolante era la più potente che Ob Nixilis avesse mai visto, il demone non potè fare nulla, non ci fù nessun combattimento; l'Edro fu dentro di lui sulla sua fronte prima ancora che potesse gridare. Tutto svanì in un istante mentre perdeva conoscenza. 

Il cadutoModifica

Quando Ob Nixilis si risvegliò, Nahiri se ne era già andata. Il demone scoprì che la maledizione del Velo era terminata, il richiamo di quel luogo remoto era svanito insieme al suo potere. Quando si alzò, le ossa sulle sue spalle si frantumarono e dopo pochi giorni le sue ali caddero inutilizzabili. Comprese che ciò che aveva fatto Nahiri lo aveva reso debole, qualcosa che non le avrebbe mai perdonato; decise che un giorno avrebbe ottenuto la sua vendetta contro di lei.

Passarono secoli dalla sua caduta e con essa Ob Nixilis perse la sua scintilla. Per lui essere consapevole della libertà del multiverso e poi vedersela sfuggire per sempre era come essere dentro una tomba: scoprire l'esistenza di sconfinati mondi da sottomettere e fonti inimmaginabili da cui attingere e poi ritrovarsi solo il nulla. Per lui tutto era svanito e ormai si ritrovava bloccato su quel piano. Per trascorrere il tempo, Ob Nixilis dava la caccia agli abitanti di Zendikar: umani, elfi e goblin, ma non i kor che lo evitavano così come lui evitava loro e nei cui volti gli sembrava di rivedere Nahiri.

Ob Nixilis non rivide più Nahiri e spesso si chiedeva se lei avesse saputo che col suo gesto avrebbe preservato la sua mente, al contrario di alcuni vampiri del piano che vivevano così a lungo, come i secoli che aveva trascorso lui nella sua forma di demone,  per poi impazzire o dimenticare il loro passato. Col passare del tempo comprese che l'Edro sulla sua fronte era un oggetto di grande potere e così decise di iniziare a studiare gli altri Edri di Zendikar imparando a conoscere la loro magia meglio di chiunque altro tranne che per colui che li aveva creati.

Col passare del tempo, Ob Nixilis iniziò a elaborare un piano per cambiare la sua situazione: ogni volta che incontrava un planeswalker che arrivava per la prima volta su Zendikar, il demone si presentava facendo da guida e scambiando le sue conoscenze raccontando anche la sua storia in modo che le informazioni sull'Edro raggiungessero altri, poi continuò ad aspettare.

Libero dai vincoliModifica

Quando Jace Beleren trovò Ob Nixilis, il demone lo identificò come uno degli altri deboli burattini inviati da Sorin Markov. I due si affrontarono e alla fine Ob Nixilis venne sconfitto e cadde a terra privo di sensi e Jace potè rimuovergli l'Edro che aveva sulla fronte.

Dopo che Jace se ne andò, Ob Nixilis si alzò più potente di prima, con le ali rigenerate. La rimozione dell'Edro infatti lo aveva liberato dai vincoli che avevano indebolito il suo potere per tutto quel tempo.

I sogni dei dannatiModifica

I demoni non dormono mai, ma Ob Nixilis ricordava cosa significava dormire. Ricordò quando aveva dovuto sacrificare un terzo della sua vita alle sue limitazioni mortali, prima di diventare un planeswalker. La sua forma di demone riduceva il dolore e non si stancava mai e ciò gli aveva dato più tempo per imparare a gestire la sua rabbia. Ricordò quando era un conquistatore di mondi, anche se bloccato su Zendikar si considerava ancora un conquistatore. Nonostante ciò, aveva subito due sconfitte: nella prima aveva dovuto rinunciare al suo corpo e nella seconda alla sua scintilla. Ricordò la maledizione causata dal Velo, la sua caduta su Zendikar e il piano che aveva elaborato nel corso dei secoli. Dopo una lunga attesa, un giovane planeswalker era arrivato su Zendikar per affrontarlo ed estrarre l'Edro: una pianificazione di migliaia di anni si concluse in un singolo giorno e Ob Nixilis concentrò tutta la sua attenzione per inscenare un combattimento che non attirasse sospetti. Quando tutto finì, si alzò, finalmente libero dai vincoli che avevano ridotto il suo potere. 

Gli Eldrazi e le loro progenie si stavano scatenando su Zendikar, Ob Nixilis ammirava l'efficienza con la quale sterminavano e corrompevano. A volte rifletteva sugli obiettivi che poteva raggiungere con un simile esercito, ma sapeva che non aveva importanza e che alla fine alcuni planeswalker avrebbero finito con l'affrontare gli Eldrazi per fermarli, inconsapevoli che non sarebbero riusciti nella loro impresa, eroi che quando sarebbero arrivati, avrebbero avuto bisogno di sapere ciò che lui aveva imparato. Gli Edri furono creati per questo, un'arma completamente diversa da ogni altra e lui poteva essere l'unico essere vivente consapevole del loro funzionamento e anche per quali altri scopi potevano essere utilizzati.

Il demone sentiva sempre più forte il suo potere tornare in lui. Quando Bala Ged venne distrutta, sentì Zendikar tremare e in quel momento anche se per poco, sentì il multiverso. Ob Nixilis sapeva che la sua scintilla era vicina e anche cosa fare per riottenerla. Il prezzo da pagare sarebbe stato il totale annientamento del mondo che odiava di più? Non poteva dormire però poteva ancora sognare.

Battaglia per ZendikarModifica

Grazie alla sua conoscenza sugli edri, Ob Nixilis imprigionò il Cuore Khalni a Bala Ged, dentro un anello di edri collegati tra loro dalle leyline. Riuscì così ad assorbire parte dell'essenza del fiore che conteneva in sè il potere del cuore di Zendikar, sicuro che grazie ad esso sarebbe tornato un planeswalker.

La determinazione di NissaModifica

Scontro con Nissa RevaneModifica

Nella caverna in cui stava mandando avanti il suo piano, Ob Nixilis vide un'elfa avanzare verso la prigione di edri e la colpì, gettandola a terra. Quando si sollevò, la spinse nuovamente al suolo e le chiese cosa ci facesse lì e chi l'avesse inviata. Di fronte al silenzio dell'elfa, Ob Nixilis gridò con furore di rispondere e vene di magia calda come lava si illuminarono sul suo petto e su tutta la lunghezza delle sue braccia. Chiese come avesse fatto a trovarlo e poi si lanciò su di lei. L'elfa sguainò la spada, ma il demone fu più veloce e le afferrò il polso con una mano e lo piegò all'indietro, strappandole l'arma dalle dita. Quando la lama sferragliò sulla roccia, Ob Nixilis la bloccò col peso del suo corpo, spingendola indietro come se volesse seppellirla nel terreno. Chiese se l'avesse inviata Nahiri. L'elfa non rispose e riuscì a fargli perdere l'equilibrio, allontanandolo. Vacillò all'indietro e riprese l'equilibrio a mezz'aria con un potente colpo d'ali, fece per lanciarsi di nuovo su di lei, ma in quella seconda occasione fu l'elfa a essere più veloce, riprese la spada e riuscì a ferirlo. Ruggì e sibilò che se Nahiri pensava di poterlo fermare, si sbagliava. L'elfa scattò per colpirlo nuovamente, ma lui contrattaccò, balzò su di lei con una bruciante forza interiore che crebbe fino a esplodere dal suo palmo verso il petto della nemica. Era una forza che risucchiava la vita, creata per nutrirsi di quella dell'elfa. Lei sollevò la spada e fece fluire la propria essenza nell'arma, orientò la lama carica di potere tra il suo petto e l'onda di risucchio di Ob Nixilis: l'attacco del demone venne riflesso dal potere infuso nella spada e colpì il suo utilizzatore. La forza dell'urto scagliò entrambi all'indietro, facendoli schiantare contro le due pareti opposte della caverna.

I due si rialzarono e Ob Nixilis disse che era vestita come una semplice elfa di Joraga, ma aveva l'odore della cieca eternità ed era quindi una planeswalker. Chiese perchè Nahiri avesse mandato lei e non fosse venuta di persona. L'elfa rispose che non sapeva di cosa stesse parlando e lui continuò che forse la litomante aveva paura di affrontarlo, temendo che una volta che l'avesse sconfitta, lui avrebbe avuto più potere di ogni altro planeswalker di ogni tempo. Guardò il fiore, il cuore pulsante di Zenidkar, e aggiunse che il potere di un intero mondo sarebbe stato nelle sue mani. L'elfa replicò che quel potere non esisteva per i suoi capricci, il Cuore Khalni apparteneva alla terra. Lui scattò e disse di non essere ingenua e che il potere apparteneva a chi se lo prendeva, come aveva fatto lui. L'altra rispose che allora lo avrebbe ripreso e scagliò la sua essenza selvaggia in avanti, verso l'apertura tra gli edri. Lui scagliò un'altra ondata e lei fu costretta a indietreggiare. Ob Nixilis chiese se volesse morire in quel luogo e disse che non ne valeva la pena, non per qualsiasi cosa le avesse promesso Nahiri. L'altra rispose con furore che non sapeva chi fosse Nahiri. Lui la scrutò e chiese perchè si trovasse lì. L'elfa rispose che era per salvare quel fiore e per Zendikar. Ob Nixilis fece un'animalesca risata e disse che o stava mentendo, o stava delirando e chiese se non avesse visto com'era ridotto il piano, non c'era più nulla da salvare e a breve gli eldrazi avrebbero consumato tutto. Lei replicò che gli eldrazi non c'è l'avrebbero fatta e Ob Nixilis chiese chi avrebbe mai fermato gli eldrazi. L'altra rispose che lo avrebbe fatto lei e si lanciò in avanti.

Ob Nixilis si mosse per bloccare l'accesso alla prigione, ma non nella direzione in cui la nemica si stava dirigendo. L'elfa balzò verso l'edro a sinistra e gli scagliò contro la sua essenza. Ob Nixilis le fu addosso e i due rotolarono sul pavimento senza che nessuno riuscisse a sopraffare l'altro. Un istante dopo una spaccatura di potere eruppe dalla superficie dell'edro e la roccia si frantumò; l'intrecciò di leyline che era imprigionato iniziò a disfarsi e il riverbero destabilizzò anche gli altri edri. La prigione stava perdendo integrità e presto sarebbe crollata e con essa anche la caverna. L'elfa scagliò lontano Ob Nixilis, balzò in piedi e scattò verso il Cuore Khalni. Lui scattò verso di lei, ma ebbe un attimo di esitazione, non sapeva da chi dirigersi per primo, se verso l'elfa o gli edri che barcollavano in modo precario. Decise di andare verso la più vicina pietra angolare, che poi afferrò e raddrizzò. La nemica aproffittò della situazione e riuscì a toccare il fiore, ma Ob Nixilis si precipitò verso di lei afferrandole la mano. Il fuoco dentro di lui eruppe e disse che aveva fatto un gesto molto sciocco. Dal momento che il demone non stava più sorreggendo gli edri tremanti, le pietre crollarono intorno a loro una dopo l'altra e le leyline si aprirono. Guardò l'elfa con odio e disse che avrebbe pagato per ciò che aveva fatto e scatenò la sua furia, bloccandola. L'elfa lottò per liberarsi, ma a ogni respiro lui le risucchiava sempre più energia. Disse che non importava quanto lei volesse quel fiore, lui lo desiderava di più e se lo sarebbe preso. Mentre lei diventava sempre più debole, Ob Nixilis disse che se voleva sopravvivere, quello era il momento di andare su un altro piano. Invece di fuggire, l'elfa inviò tutto il potere rimasto in lei al Cuore Khalni, il fiore riprese vita e le sue radici iniziarono a crescere verso il terreno.

Il ritorno dell'anima di ZendikarModifica

Ob Nixilis era confuso, ma strappò il fiore dalle deboli dita dell'elfa e subito dopo lei cadde in ginocchio. Lui ringhiò, quel mondo era suo e quel potere gli apparteneva, ma subito dopo le radici del fiore raggiunsero il terreno, l'anima del mondo imprigionata contro la sua volontà era ritornata nella terra, Zendiakr non apparteneva a nessuno. La terra emerse scagliando blocchi di roccia in aria e tirò il fiore verso il basso, sfilandolo dalle grinfie del demone, per proteggerlo con l'abbraccio del mondo. Ob Nixilis cercò di riprenderlo, ma la terra si richiuse sopra di esso. L'intera caverna cominciò a sussultare e la forza di Zendikar fluì attraverso i palmi dell'elfa rigenerando le sue forze. Ob Nixilis venne sbalzato via e le chiese cosa avesse fatto, l'elfa si alzò in piedi e si voltò per fronteggiarlo e disse che se voleva sopravvivere, quello era il momento migliore per andare su un altro piano, poi si scagliò contro di lui. La polvere e i detriti si mossero insieme a lei creando un pugno di terra che colpì Ob Nixilis nel petto e lo scagliò all'indietro, contro la parete di roccia che stava collassando e Il mondo si scagliò contro di lui.

A ogni costoModifica

Ob Nixilis sentì dolore in tutto il corpo fratturato in decine di punti dal crollo della caverna causato dall'elfa. Il demone pensò che era bloccato e ferito gravemente ma non potè fare a meno di ridere: la sua nemica lo aveva lasciato in vita; e la sconfitta, se si sopravvive, portava tempo per riflettere. Pensò che il suo piano per riaccendere la sua scintilla era stata una buona idea, sapeva che c'era la possibilità di rimanere ucciso dalla quantità di energia che il suo corpo avrebbe assorbito, ma ormai aveva superato quel dilemma. Sapeva che essere un planeswalker non aveva più il significato di un tempo e valutò che per lui era molto meglio: innumerevoli piani avevano perso i loro divini protettori e campioni, il Ripristino aveva scatenato il caos nel multiverso e pensò lui era la persona perfetta per sedare e controllare un simile caos. Ob Nixilis pensò che l'idea che altri planeswalkers oltre a Nahiri volessero salvare quel piano morente non aveva influenzato molto i suoi pensieri, non era preparato per affrontare un elfa in grado di entrare in contatto con il cuore morente di Zendikar e ciò aveva causato il fallimento del suo piano. Ob Nixilis pensò che c'era un'altra fonte di potere come il Cuore Khalni ma non era ancora così disperato. Il demone valutò le sue possibilità: poteva ricostruire il suo lavoro e sperare di scoprire per caso un'altra fonte di potere, ma solo gli sciocchi si affidavano alla fortuna e lui non voleva iniziare a farlo ora; poteva inseguire l'elfa per riprendere il Cuore ma sapeva che le probabilità di sconfiggere una planeswalker nel suo stato attuale erano molto basse; infine, poteva allearsi dalla parte degli eldrazi ma li aveva studiati abbastanza da sapere che anche se avrebbe provato piacere ad aiutarli a ridurre Zendikar in polvere non avrebbe ottenuto nessuna ricompensa. Ob Nixilis concluse che aveva bisogno di tempo e rise ironicamente quando capì che c'era un solo modo per poter ricreare il suo lavoro: avrebbe dovuto salvare Zendikar. Impiegò diversi giorni per uscire dalla caverna e mentre rimuoveva le pietre sopra di lui, pensò a diversi modi per porre fine alla vita dell'elfa. Una volta libero, Ob Nixilis disseppellì il più possibile della sua rete di edri distrutta e usò ciò che trovò per costruire una "bussola" di leyline che gli avrebbe dato un'idea della distribuzione di energia di ciò che rimaneva sul piano. Ob Nixilis sapeva che i titani potevano essere imprigionati nuovamente, non era necessario che venissero uccisi ne che la loro prigione fosse permanente, sarebbe stato ben lieto di offrire agli eldrazi il banchetto che meritavano semplicemente non voleva essere su Zendikar quando alla fine sarebbe stato consumato. Aveva trascorso molto tempo a decifrare ciò che Nahiri gli aveva fatto e ora avrebbe riservato lo stesso trattamento a Ulamog. Si chiese se Nahiri sarebbe stata lieta o disgustata dal fatto che sarebbe stato lui a completare il lavoro per lei, trovava divertenti entrambe le possibilità e pensò che se Nahiri non era tornata per lottare contro la distruzione di Zendikar significava che era sicuramente morta; l'idea gli diede una certa tristezza, dal momento che non avrebbe più potuto affrontarla.

Utilizzando la sua bussola Ob Nixilis individuò un incanalare di mana verso Tazeem a Portale Marino. Il demone si mise in viaggio volando lungo le coste, vide alcune progenie fluttuanti di Ulamog ma le ignorò e pensò che era una fortuna che gli angeli fossero caduti durante il loro tentativo iniziale di respingere gli eldrazi, ora i cieli erano principalmente il suo dominio. Vicino alla sua destinazione, Ob Nixilis vide che era nel posto giusto: la disperata resistenza di Zendikar aveva già avuto inizio. Udì il ruggito della battaglia da miglia di distanza, pensò che era una melodia meravigliosa, ma non fu nulla in confronto a ciò che vide quando superò la parete: un'enorme rete di edri. Ob Nixilis ebbe bisogno di un istante per comprendere ciò che aveva davanti agli occhi, sorrise, gli abitanti di Zendikar erano riusciti con la forza a ottenere risultati che a lui avevano richiesto decenni di attenzione e sotterfugi. Il suo lavoro con il Cuore Khalni era stato un modello in scala di ciò che aveva davanti, quella rete attingeva energia dall'intero piano, l'allineamento era grezzo e da dilettanti, ma era stabile. Pensò che solo gli sciocchi più brillanti potevano sfruttare la fortuna e che la sua prima possibilità era nuovamente disponibile.

Riottenere la scintillaModifica

Dopo che Ulamog venne imprigionato a Portale Marino, Ob Nixilis piombò su una sentinella kor, strozzandola affinché non potesse dare l'allarme.

Volò in alto sopra la città, venne individuato dai kor, ma non li affrontò. Mise in posizione l'edro che aveva usato come bussola, bloccandolo sopra il centro esatto dell'anello formato dalla rete. La pietra iniziò a ruotare, formando un vortice di energia che attraversò il corpo del demone; barcollò per un istante, poi pronunciò tre parole e in quel momento tutto ebbe un nuovo inizio; l'energia avviluppò i suoi sensi, il potere bruciò dentro di lui, un impetuoso torrente di agonia e perfezione: la sua scintilla si era riaccesa. Il multiverso era nuovamente accessibile e Ob Nixilia sentì i mondi, alcuni nuovi, altri familiari. Ciò che aveva sognato per millenni era finalmente alla sua portata: avrebbe abbandonato quel piano. Si fermò, la sua opera lì non era ancora conclusa. Usò il suo potere, schioccò le dita e uno degli edri principali perse l'allineamento. La pura forza delle leyline lo tenne al suo posto per un istante, ma poi rotolò lentamente a terra. Gli abitanti di Zendikar urlarono di terrore e incredulità quando Ulamog si dimenò e il resto della rete si sgretolò. Molto più in basso, Ob Nixilis vide l'elfa e capì che sapeva ciò che stava avvenendo. Lo aveva sicuramente sentito. Lei alzò lo sguardo con stupore e disperazione, vedendolo. Il demone pensò che era un ottimo iniziò, ma che non aveva ancora finito. Una dopo l'altra sentì riapparire le connessioni con i mondi che aveva conquistato; non tutti, ma in numero sufficiente. Ob Nixilis scatenò un proiettile di annientamento avvizzente sugli eserciti sotto di lui, impedendone la ritirata e spingendoli nuovamente verso Ulamog. Percepì ogni vita che si spegneva e ne fu soddisfatto, poi vide che tra i ranghi si stava formando un certo ordine, alcuni planeswalkers stavano disperatamente cercando di organizzare una ritirata, nonostante non ci fosse alcun luogo sicuro dove sarebbero potuti andare. Con la mente ubriaca di potere, Ob Nixilis desiderava scendere in picchiata e porre fine alle loro vite, ma si trattenne: aveva altro da fare. Nel profondo, sotto la superficie, Ob Nixilis indirizzò la sua mente, anche se non osò farlo troppo direttamente, non aveva mai provato una gioia come quella: esseri di potere che chiedevano di essere evocati. Con la sua scintilla rinnovata, era diventato il gesto più semplice del mondo. Si mise in contatto afferrandola col la sua forza di volontà, risvegliandola pienamente pensando che la sua sarebbe stata l'ultima parola per quel miserabile mondo. Urlò con tutte le sue forze: "sollevati".

Il secondo titanoModifica

A causa delle azioni di Ob Nixilis, Kozilek emerse dalle profondità della terra, risalì verso la superficie e si unì alla battaglia.

La vendetta di Ob NixilisModifica

Dopo l'arrivo di Kozilek, Ob Nixilis venne attaccato dall'elfa che lo bloccò al suolo e gli puntò la spada alla gola. Lui la schernì e lei affondò la spada, ma con un veloce movimento schivò l'arma e si liberò dalla sua presa, volando lontano e inviando contemporaneamente un'ondata della sua magia di risucchio di vita che la colpì. L'elfa urlò dal dolore e contrattaccò lanciandogli contro una frana, ma il suo attacco non lo raggiunse: la terra cambiò direzione in aria e ritornò verso l'elfa; lei rotolò sul terreno e riuscì ad evitare la massa di detriti, ma nel frattempo Ob Nixilis evocò quattro progenie di Kozilek e le disse che era spiacente, ma i suoi piani avevano maggiore priorità; Zendikar era sconfitto e presto sarebbe morto. Fece un breve cenno e le progenie si avvicinarono all'elfa scagliando blocchi di roccia intorno a lei. Vedendo l'espressione confusa della sua nemica e comprendendo che le sue certezze stavano svanendo, Ob Nixilis rise e disse che voleva informarla di una cosa divertente: se lei gli avesse lasciato finire il suo lavoro, lui avrebbe riottenuto la sua scintilla e avrebbe lasciato il suo mondo. Non l'aveva scelta come sua nemica, ma ora si sentiva in dovere di essere il nemico che si meritava. Spiegò che la distorsione di Kozilek le avrebbe permesso di vivere le ultime ore di Zendikar prolungate in quello che sarebbe sembrato un migliaio di anni e così anche lei avrebbe provato la sofferenza che aveva provato lui. Concluse che normalmente non era interessato a quegli atteggiamenti drammatici, ma lei meritava un'eccezione. Le progenie di Kozilek circondarono l'elfa tagliando lo spazio in modo che nessuna leyline potesse raggiungerla e isolandola da Zendikar.

La sua mente si tese per guidare le progenie, Ob Nixilis sapeva di trovarsi sull'orlo di un precipizio soprattutto con Kozilek così vicino; rischiava di perdersi nella follia o peggio, ma pensò che a patto che lui non avesse ordinato movimenti che il titano avrebbe disapprovato, non se la sarebbe presa per il fatto che avesse preso in prestito alcune delle sue progenie per occuparsi di un insetto che stava ostacolando il suo lavoro. Si sollevò in aria e osservò il resto del terreno: davanti a lui c'era un esercito in rotta. Pensò che era giunto il momento di abbandonare Zendikar e di non tornare mai più e lo avrebbe fatto solo dopo essersi assicurato che nessuno dei sopravvissuti fuggisse da Portale Marino. Il primo pensiero tornò con insistenza e con più forza e Ob Nixilis capì che qualcuno si trovava nella sua mente. Il demone pensò che era interessante e inaccettabile, i telepati erano il peggio del peggio e aveva avuto troppe esperienze con persone che avevano cercato di inserire qualcosa di estraneo nella sua mente. Ob Nixilis utilizzò una vaga sensazione per individuare la posizione del mago mentale e lo vide tra i soldati in fuga; scese in picchiata verso di lui e quando toccò il suolo, spazzò via gli abitanti di Zendikar. Il telepate fu l'unico a rimanere in piedi, indenne ma sorpreso, si divise in decine di immagini speculari. Ob Nixilis pensò che fosse un discreto stratagemma, poi sussurrò una parola: il nome più vero del dolore che conosceva. Attraverso il legame mentale il mago sentì lo stesso dolore del demone e tutte le sue immagini si piegarono su di loro in agonia, ma nessuna di esse poteva soffrire allo stesso modo dell'originale. Sorridendo Ob Nixilis scattò per ucciderlo. L'altro rispose al suo sguardo, mise da parte i sotterfugi e lo attaccò mentalmente assalendo i suoi sensi il più possibile. A causa di ciò, il pugno del demone lo colpì sul viso invece di staccargli la testa come avrebbe voluto. Il mago cadde comunque a terra privo di sensi e Ob Nixilis si preparò per spezzargli il collo e farla finita.

Mentre stava per finire il mago mentale, Ob Nixilis venne colpito alle spalle da qualcosa che gli strappò un'ala e lo allontanò dal telepate. Atterrò dolorosamente e sollevò lo sguardo individuando il suo avversario, valutò che il suo nemico avrebbe potuto colpirlo una seconda volta prima che lui individuasse la sua posizione, ma aveva deciso di non farlo. Il demone rise e pensò che il sua avversario era disposto a colpirlo alle spalle per salvare il suo amico, ma non per vincere il combattimento. Fece un leggero inchino con la testa e si presentò, poi gli chiese gentilmente di farsi da parte e di andarsene; aveva l'aspetto di un generale e quindi doveva sapere che quella guerra era persa. Il suo compito di organizzare la difesa era commovente e gli avrebbe dato la possibilità di una seconda occasione in un altro mondo. L'altro lo interuppe attaccandolo con la sua arma, ma il demone schivò l'attacco scocciato. Con determinazione, lo ieromante disse che le persone intorno a loro erano sotto la sua protezione e che se non si fosse fatto da parte sarebbe stato lui a farlo a pezzi. Ob Nixilis replicò che ai suoi tempi i planeswalkers gestivano con più civiltà simili faccende, ma ormai non erano più quelli di una volta e morivano molto più facilmente. Il demone sollevò il palmo e lanciò un fascio di puro indebolimento che colpì l'umano. Questi sorrise mentre il suo corpo veniva circondato da un bagliore dorato di invulnerabilità e rispose che non sarebbe stato così semplice. Si affrontarono, ma nessuno dei due riuscì a ottenere un vantaggio e tornarono in posizione neutrale. Lo ieromante gli disse che combatteva con maestria, ma non riusciva a ferirlo e lui non gli avrebbe permesso di ferire nessuna delle persone intorno a loro: combatteva per Zendikar. Ob Nixilis chiese cosa intendesse quando parlava degli abitanti del piano e lanciò distrattamente un flusso di energia che uccise sei sopravvissuti. Il demone lo vide sussultare e capì che avrebbe voluto lanciarsi nuovamente all'attacco contro di lui, ma non abbandonò la posizione a difesa del mago mentale. Ob Nixilis gli disse ironicamente che il telepate era importante per lui ed era il motivo per cui l'avrebbe ucciso per primo, poi chiese quanto fosse sicuro di proteggerlo per una sua scelta volontaria o che non avesse manipolato la sua mente. Per un breve istante lo ieromante guardò verso il suo amico a terra e in quel breve secondo il peso del suo corpo si sbilanciò. Consapevole di ciò, Ob Nixilis attaccò. L'altro si abbassò per resistere alla sua carica, ma l'impatto lo spinse più lontano di quanto avesse voluto. Si scambiarono altri attacchi e finirono nel fango, nel sangue e nell'acqua salmastra; ognuno cercava di prendere il sopravvento sull'altro. Ob Nixilis non conosceva esattamente lo stile di combattimento del suo avversario, ma aveva una sufficiente familiarità con i principali stili per riuscire ad anticipare le mosse successive: gli diede un bersaglio e lui ne approfittò e riuscì a rompere il ginocchio del demone, ma commise l'errore di credere di aver concluso il combattimento; Ob Nixilis utilizzò l'altra gamba e il suo peso maggiore per bloccarlo. Lo ieromante si ritrovò con il volto sciacciato contro la melma, incanalò le sue energie per evitare che il demone gli rompesse una spalla, consapevole di non potersi liberare. Ob Nixilis gli premette con forza il volto nell'acqua melmosa e il suo avversario iniziò ad affogare; la sua invulnerabilità era inutile contro l'acqua. Il demone lo tenne ancora un istante, poi liberò la presa e lo scagliò sulla schiena sussurrandogli che quello era Zendikar e la sua battaglia era terminata.

Fuoco e fiammeModifica

Dopo aver sconfitto lo ieromante, Ob Nixilis decise di portare lui e gli altri due planeswalkers in una caverna non molto lontana da Portale Marino. Lì il demone usò la sua magia per far fluttuare in aria i suoi tre prigionieri come marionette e usò i quattro parassiti di Kozilek che controllava per torturarli. Con voce profonda e pacata, Ob Nixilis disse che aveva sofferto mille vite di agonia su quel miserabile piano, aveva meno tempo da condividere con loro, ma non meno dolore. Poco dopo si accorse che un'intrusa era entrata nella camera e le disse con gli occhi infiammati dall'odio e allo stesso tempo dal divertimento, se pensava di essere stata invitata. La piromante rispose di liberare i suoi prigionieri. Il demone replicò e la maga del fuoco lo attaccò lanciando se stessa e la sua magia contro di lui. Ob Nixilis riuscì a deflettere il suo colpo ardente con l'avambraccio, l'altra si riprese da quella parata e scagliò dardi di fuoco verso i suoi occhi; il demone si coprì il volto con un'ala assorbendo il colpo e contrattaccò sbattendola contro un muro. I due continuarono a combattere e Ob Nixilis fu presto in vantaggio. Le disse ironicamente se credeva davvero di riuscire a liberare i suoi amici, non capiva in che modo lei sarebbe potuta servire a qualcuno. Utilizzò la sua magia e attaccò la mente della sua nemica facendole vedere i suoi genitori che le dicevano di arrendersi; aveva deluso le aspettative dei suoi compagni proprio come aveva fatto con le loro. Vedendo che il fuoco emanato dalla ragazza si era spento, Ob Nixilis disse di non prendere quella sconfitta sul personale e spiegò che lui tendeva a tirare fuori la parte più debole degli altri. Quando l'altra rispose che non ci riusciva, chiese se volesse implorare pietà per non essere giustiziata. A insaputa del demone, il telepate  stava comunicando mentalmente con la ragazza. Divertito, Ob Nixilis evocò un'oscura onda di energia in uno dei suoi artigli, la chiamò piccola candela e le disse di stare giù. La piromante urlò di non dirle cosa fare e con i pugni nuovamente infuocati si lanciò in avanti. Ob Nixilis evitò l'attacco, ma i proiettili ardenti si diressero verso il vero bersaglio: i parassiti. Dopo che la progenie di Kozilek venne consumata dalle fiamme, i tre planeswalkers crollarono a terra e svanirono. Lui ringhiò per la rottura della magia di imprigionamento e per la scomparsa delle sue prede, si voltò verso la piromante per ucciderla, ma anche lei era svanita. Tuttavia la magia di invisibilità non durò a lungo e poco dopo i quattro tornarono nuovamente visibili. Ob Nixilis vide che i suoi prigionieri erano tutti svegli, scattò e afferrò lo ieromante al collo sollevandolo in aria, poi si voltò verso la piromante e disse che i suoi amici dovevano ringraziarla, ma non per la falsa speranza che aveva dato loro, ma per il fatto che avessero avuto un pubblico che avrebbe assistito alla loro morte. Strinse la presa per rompere il collo del suo prigioniero, ma l'altro lottò: le sue mani strinsero quelle di Ob Nixilis e nonostante la spossatezza riuscì a usare la sua magia di invulnerabilità per proteggere la gola, poi colpì le braccia del demone con i gomiti e il suo petto con un calcio, riuscendo a liberarsi e a rotolare via. Ob Nixilis si ritrovò circondato, i quattro planeswalkers lo attaccarono contemporaneamente e il demone venne colpito con lame a frusta, rampicanti elementali, magia mentale e un'onda di fuoco. Fece una smorfia e si avvolse nelle proprie ali per proteggersi, cercò di contrattacare con una magia, ma il telepale la neutralizzò e mentre l'incantesimo si dissolveva, lo ieromante lo attaccò da un'altra direzione. Ob Nixilis si scagliò contro l'elfa, ma la piromante gli bloccò la strada con un pilastro di fiamme. Tra la moltitudine di illusioni del telepate, l'abilità in combattimento fisico dello ieromante e la magia selvaggia dell'elfa, si ritrovò più intento a schivare i colpi che ad attaccare. Improvvisamente i tre si spostarono contemporaneamente, lasciando la visuale libera alla maga del fuoco che era rimasta indietro per preparare il suo attacco: un ciclone di fiamme. La magia di fuoco colpì Ob Nixilis scagliandolo contro la parete. Dopo che l'incantesimo si disperse il demone si alzò ustionato, fumante, con le spalle appoggiate contro la parete. I suoi occhi infernali scrutarono tutti e quattro i planeswalkers e disse che avevano deciso di utilizzare le loro energie per sconfiggerlo e ci erano riusciti, ma che ogni momento che avevano dedicato a lui aveva portato a una maggiore distruzione di Zendikar e quindi avevano perso comunque. I quattro si guardarono tra loro e Ob Nixilis disse che aveva una promessa per loro: si sarebbe aggirato su ogni piano e avrebbe devastato ogni mondo patetico finchè non avrebbe trovato un modo per punire le loro vite distorte. Dopo che pronunciò la sua promessa, l'aria si richiuse su sé stessa ingoiando Ob Nixilis, che svanì.

ReferenzeModifica

Rappresentato inModifica

Testi di coloreModifica

Carte associateModifica

GalleriaModifica

CuriositàModifica

  • Alcuni fan pensano che la carta Appetito Demoniaco mostri la trasformazione di Ob Nixilis.
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