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Personaggio
Nissa15
Nome Nissa Revane
Originario di Zendikar - Bala Ged, Joraga
Lifetime Data Sconosciuta
Razza Elfo Planeswalker
Titolo
  • Del Mondo Risvegliato
  • Veggente di Boscovasto
  • Saggia Animista
  • Voce di Zendikar
  • Artigiana della Natura
  • Forza Vitale
  • Maga della Genesi
  • Guardiana degli Elementi
Stato Viva

Nissa Revane è un'elfa planeswalker che usa principalmente il mana verde, ma sa utilizzare anche quello blu.

Motivata, devota e profondamente legata alla terra, Nissa Revane padroneggia la magia elementale e usa il proprio potere per evocare giganteschi elementali, dando vita alla terra per difendere il mondo della natura e le sue creature. È anche capace di incanalare le linee di mana di un piano. Un tempo bellicosa elfa Joraga, ha abbandonato le vecchie tradizioni della sua tribù per tornare alle sue radici di elementalista e druida. Sa che il multiverso ha bisogno del suo potere per diventare un luogo sicuro in cui possa fiorire la vita. La minaccia al suo piano causata dagli Eldrazi, l'hanno portata alla sua nuova consapevolezza e ora usa la sua magia per mettere in guardia, proteggere e difendere ciò che le sta a cuore. È una dei quattro fondatori dei Guardiani con i quali viaggia attraverso il Multiverso per salvaguardare la miriade di mondi di cui si compone e tutte le sue forme di vita.

Le origini di Nissa: CasaModifica

Vedi Nissa Revane (Planeswalker)/Origini.

Zendikar: In the Teeth of AkoumModifica

La sua pace andò in frantumi quando iniziarono a cessare le notizie dai villaggi elfi vicini. Venne riunito un consiglio di emergenza per capirne la causa. Una covata di progenie eldrazi attaccò la riunione ed uccise Sutina. Senza il loro leader, gli elfi iniziarono a farsi prendere dal panico, ma Nissa assunse il ruolo di Sutina e velocemente organizzò una squadra per indagare. Ben presto incontrò un confuso vampiro, Anowon, e lo fece prigioniero per avere delle risposte, ma prima di ottenerle lei e la sua squadra furono attaccati nuovamente dalla progenie eldrazi e in quell'attacco, tutta la squadra venne massacrata, anche il suo amico Hiba morì e lo stesso destino sarebbe toccato a lei se non fosse stato per il tempestivo intervento di Sorin Markov, che con un solo incantesimo distrusse tutta la covata, per poi liberare Anowon e chiedere a lui e all'elfa di portarlo all'Occhio di Ugin. Nissa accettò, anche perchè non poteva sopportare di tornare indietro ad affrontare la vergogna per la morte dei membri della sua squadra.

Viaggiano verso il Rifugio di Pellegrigia, per incontrare un tritone amico, Khalled, che diede loro tutto ciò che gli serviva per il viaggio verso Akoum, compreso un pezzo della torre puzzle Tal Terig, in modo che potessero trovare la loro strada senza perdersi. Dopo aver evitato il Torbido diverse volte, il trio incontra un enorme gruppo di rifugiati kor. Poco dopo incontrarono un kor di un altro genere, una donna circondata da un nutrito gruppo di goblin. Nissa e il suo gruppo divisero il loro fuoco con la donna che però parlava solo a tratti e con una strana lingua antica che affascinava sia Sorin che Anowon. I goblin dissero loro che la donna era stata soprannominata Smara e che lei era il "Vascello" per uno spirito che portava in grembo. Erano sulla stessa strada per l'Occhio di Ugin e Sorin suggerì di viaggiare insieme.

Il trio voleva attraversare l'oceano al mattino, ma una morte attribuita a loro gruppo, li spinse a fuggire velocemente verso il mare. Nissa rubò una nave ed evocò un Baloth, per tirare la barca e aiutarla a spingerla nell'oceano. Ben presto il cibo sulla barca si esaurì ed i goblin che viaggiavano con loro iniziarono misteriosamente a sparire. Nissa non poteva congedare il baloth e senza cibo e niente riposo, fù costretta a ripetersi il mantra di digiuno imparato a Joraga per poter sopravvivere. Durante questo periodo, Sorin rivelò a Nissa di essere un planeswalker e le svelò la natura della loro missione. Sorin le disse che i grandi dei del passato e progenitori della covata, i titani eldrazi, furono impriggionati sotto Tal Tering molti anni prima. Era la sua missione quella di assicurarsi che rimanessero imprigionati. La mattina dopo, il gruppo arrivò alla spiaggia di Akoum.

Le baie di Akoum erano disseminate di relitti e barriere coralline di cristallo, ma,la minaccia più grave era l'enorme kraken Brinelin, che chiese un tributo dalla loro barca per farli passare. Sorin uccise a caso due dei pochi goblin rimasti ma Brunelin non fu soddisfatto, e Sorin dovette rivelare alla creatura un po' di più sulla sua reale natura. Il kraken si ricordava di Sorin e aveva paura di lui ma decise di non farli passare. Visto che l'intimidazione di Sorin era fallita, Nissa decise di usare la diplomazia. Parlò al kraken della morte di Sutina e della covata degli eldrazi e Brunelin, che conosceva e considerava Sutina un'amica, fù molto triste della notizia e decise di aiutare il gruppo ad attraversare la barriera di cristallo in modo sicuro.

Il gruppo si avvicinò presto a Tel Tering, che era circondato dalla covata eldrazi e furono catturati da degli strani elfi che Nissa non aveva mai visto. Erano i custodi di Ora Ondar e volevano sacrificare il gruppo in modo che i loro frutti sacri crescessero, nella loro follia sottovalutarono la covata, che assediò Ora Ondar. Nissa, Smara, Sorin, Anowon e il goblin Muddhel, riuscirono a fuggire e a proseguire il viaggio ma ben presto vennero attaccati da un gruppo di vampiri nulli, guidati da due vampiri che riuscirono a catturare Nissa. L'elfa non capiva perchè i vampiri non l'avessero uccisa, ma capì che i due stavano cercando quello che lei sospettava fosse Anowon. Quando l'elfa fu salvata dai suoi alleati, parlò con lui, ma il vampiro le disse che si sbagliava e la reale natura di Sorin venne alla luce.

Arrivati all'interno dell'Occhio, i piani di Nissa cambiarono. Invece di aiutare Sorin a rafforzare l'incantesimo che imprigionava gli eldrazi, distrusse l'edro principale liberandoli. Nissa pensava che in questo modo gli eldrazi avrebbero abbandonato il suo mondo, ma si sbagliava e dal momento che aveva tradito Sorin, l'antico vampiro si lavò le mani del suo mondo e decise di andarsene da Zendikar.

Settimane dopo, Nissa tornò a Bala Ged, raccontò al consiglio ciò che era successo e rivelò loro la sua natura di planeswalker per poi giurare di trovare Sorin e trascinarlo indietro su Zendikar per aiutarla con la minaccia degli eldrazi. Dopo la sua dichiarazione abbandonò il suo amato piano nella speranza che ci sarebbe stato qualcosa da salvare al suo ritorno.

Del mondo risvegliatoModifica

Dopo non essere riuscita a trovare Sorin, Nissa tornò sul suo mondo, nella sua tribù di elfi di Joraga proprio mentre era sotto attacco da parte di Ulamog e della sua progenie. Scoppiò il caos, gli elfi cercarono di resistere, ma molti di loro morirono. La planeswalker cercò di usare il suo mana per evocare qualche forma di aiuto, ma era sfinita e viaggiare tra i piani era fuori questione. Riuscì a radunare un pò di energie per un incantesimo di guarigione per allieviare il dolore, ma lo sforzo la sfinì completamente. Ci fu un'esplosione di energia di Ulamog, Nissa cercò di muoversi consapevole che altrimenti sarebbe morta, ma le sue gambe erano rimaste intrappolate in un albero spaccato a metà. Tentò di liberarsi ma non ci riuscì così come non riuscì nemmeno a incanalare il mana. Poi vide la massiccia sagoma di Ulamog crescere come una nuvola scura sopra gli alberi spezzati fino a oscurare il sole di Zendikar e iniziò a consumare la vita del piano lasciando solo distruzione e terra morta dove prima c'era la sua casa. Le lacrime rigarono le guance di Nissa, guardò l'aria piena di fumo e aspettò la morte. Un umano apparve improvvisamente davanti all'elfa insieme ad altri due e le disse che l'avrebbero portata fuori di lì, Nissa era troppo debole per muoversi, benedì l'umano e poi svenne.

Si svegliò in una grande tenda, le gambe le facevano ancora male ma sentiva che le forze le stavano tornando. Il suo salvatore entrò e sorrise nel vederla sveglia. Nonostante l'avesse salvata la sfiducia verso tutti i non elfi instillata in lei dalla cultura della sua tribù la spinse a chiedere dove fosse. L'umano rispose che si trovava a un giorno di viaggio da Jalesh, le disse che lui era Hamadi e che si trovava al sicuro. Nissa si fece forza e chiese se avesse visto cosa fosse successo alla sua tribù. Hamadi rispose che Ulamog era stato presente e che della valle e della foresta ormai restava solo cenere. L'elfa si alzò in piedi e uscì dalla tenda, Hamadi la seguì e le indicò uno sperone di roccia dove potevano sedersi. Mentre camminava Nissa fece un commento sull'abilità curativa del druido e lui rispose che molto della sua guarigione dipendeva dalla sua forza di volontà e poi la chiamò Shaya. Si sedettero e Nissa chiese cosa significasse quella parola e lui rispose che glielo avrebbe spiegato dopo. Nissa lo ringraziò per averle salvato la vita e lui le disse che adesso vivevano in tempi diversi e che erano finiti i giorni in cui combattevano l'un l'altro per la supremazia su Zendikar, le diede qualcosa da mangiare e continuò tristemente che c'erano voluti creature come gli Eldrazi per insegnare loro a vivere insieme in pace. Nissa gli disse che il tribalismo e la necessità di isolamento facevano parte della cultura di ognuno di loro da sempre. Ricordava che la sua tribù le aveva insegnato da subito a non fidarsi di nessuno che non facesse parte di essa. Disse che aveva percorso una lunga strada da allora e che la sua vista era più ampia, adesso vedeva oltre, non era più miope come un tempo. Hamadi sorrise e poi disse che un tempo faceva parte del Rifugio di Pellegrigia, appena fuori dalla grande foresta di Legnotorto. Nissa disse che era dispiaciuta per ciò che era successo, aveva saputo del suo popolo e in passato aveva viaggiato attraverso le sue terre. Hamadi spiegò che avevano sentito le voci di devastazione sui tre titani Eldrazi ma che non credevano fossero vere e poi quando arrivarono da loro capirono di essersi sbagliati ma che anche se fossero stati pronti, come avrebbero fatto a combattere simili esseri? Guardò Nissa ma l'elfa non riuscì a sostenere il suo sguardo, mentre ascoltava la sua storia sentì un forte dolore crescerle dentro. Lei era la responsabile di tutto: delle sue perdite, della devastazione di Zendikar e di tutti coloro che erano già morti. Ricordi oscuri affiorarono nella sua mente, tutti i suoi fallimenti, le sue scelte prive di senso, il suo egoismo e la sua arroganza. I suoi sbagli l'avvolsero come una ragnatela mentre pensava a tutte le migliaia di vite innocenti che avrebbe potuto salvare. Si strinse nelle ginocchia e ripetè che le dispiaceva.

Hamadi portò Nissa dai suoi compagni: Bahkut e Alira che avevano aiutato il druido a salvarla insieme ai gemelli kor Khali e Sha'heel. La planeswalker sentiva la terra inquieta sotto i suoi piedi, come se una grande bestia si stesse muovendo al suo interno. Vide i grossi pezzi di montagna galleggiare davanti a sé e Khali spiegò che dovevano arrampicarsi mentre suo fratello tirava fuori dailo zaino corde, ganci e fibie e li distribuiva a tutti. La kor chiese all'elfa se fosse mai stata sul cielo della sua casa e Nissa rispose che odiava non essere a terra ma che odiava ancora di più gli eldrazi. Dopo che tutti furono pronti, Khali li condusse attraverso il labirinto di massi galleggianti. Quando il sole raggiunse il suo apice, si fermarono, sospesi sulle corde tra tre massi e sentirono un urlo. Nissa si voltò e vide una progenie di Ulamog attaccare dei viaggiatori, alcuni di loro vennero consumati. Dalla loro posizione, Sha'heel lanciò dei pugnali con delle corde contro la creatura per immobilizzarla, ma la progenie iniziò velocemente a liberarsi. Seguendo il kor, Nissa colpì il suolo e sentì un pozzo di energia crescerle dentro, sorrise selvaggiamente e evocò un'enorme elementale, infuse in esso tutte le sue energie e lo mandò contro la progenie eldrazi poi ne ecovò altri due che si unirono al primo aiutandolo a distruggere la progenie. I suoi compagni la raggiunsero e Hamadi sorridendo disse che sapeva che la terra le aveva parlato ma non pensava che ruggisse dentro di lei. Nissa disse che usare quel potere l'aveva fatta sentire bene e il druido rispose che Zendikar voleva essere libera da quei mostri e le concedeva il suo potere come nessun altro che lui avesse mai visto, le battè una mano sulla spalla e la chiamò nuovamente Shaya. Nissa chiese nuovamente il significato di quella parola e il druido sorridendo rispose che significava del mondo risvegliato.

Blocco di Battaglia per ZendikarModifica

Vedi Nissa Revane (Planeswalker)/Battaglia per Zendikar.

La battaglia di ThrabenModifica

Dopo che Jace informò gli altri Guardiani di aver trovato Emrakul su Innistrad, Nissa viaggiò sul piano insieme ai suoi amici. L'elfa si inginocchiò, appoggiò il palmo a terra e disse che il mana di quel luogo era oscuro e contorto, sia nel terreno che negli alberi e che Emrakul era solo una delle cause. Jace rispose a Nissa che "oscuro e contorto" erano la normalità lì, poi spiegò a tutti che si trovavano nella stessa situazione dell'ultima volta, con qualche piccolo sviluppo inaspettato: Emrakul si stava dirigendo verso Thraben e loro dovevano arrivarci per primi. Una volta in posizione, Nissa avrebbe dovuto utilizzare il suo glifo planare per entrare in contatto con la rete di leyline, Gideon avrebbe liberato la strada per farli avvicinare in modo che avrebbero potuto incanalare l'energia del piano attraverso Chandra, che avrebbe fatto ciò che sapeva fare. Nissa scosse la testa e disse che non avrebbe funzionato perchè le leyline erano già state ridirette e indicò una delle numerose pietre del piano. Jace rispose che si trattava della rete di criptoliti e che stava convogliando le leyline verso Thraben, inoltre dal momento che la città aveva la più alta densità di vita di Innistrad, Emrakul sarebbe stata sicuramente attirata laggiù. Spiegò che quel fulcro avrebbe dovuto amplificare gli effetti del glifo, che in realtà era simile alla rete di edri. Nissa replicò che sarebbero dovuti riuscire ad avvicinarsi a sufficienza e spiegò che se si fossero avvicinati troppo, Emrakul li avrebbe distrutti, ma se non si fossero avvicinati abbastanza, lei sarebbe riuscita a stabilire un contatto con al massimo tre leyline e non sarebbero state sufficienti. Jace non replicò, Chandra mise una mano sulla spalla dell'elfa e disse che se fosse stata solo una o venti leyline, se l'avesse messa in connessione, se la sarebbe fatta bastare; Gideon intervenne e chiese a Nissa se riteneva di riuscire a farcela dal momento che non valeva la pena tentare un piano se non erano tutti convinti. Nissa raccolse una manciata di polvere e se la fece passare tra le mani, diede un'occhiata alle espressioni dei suoi compagni: Gideon era preoccupato, Jace era imperturbabile e Chandra emozionata. Chiuse gli occhi e ascoltò per un lungo momento il proprio battito del cuore, il terreno avvizzito sotto di lei e i suoi ricordi; poi rispose di si. I Guardiani si diressero a Thraben.

I quattro combatterono contro gli orrori alterati, si trovavano in quella che sembrava una piazza, la via da cui erano entrati venne bloccata dalle legioni di Emrakul, così come quella per proseguire. Dietro gli abomini, nel cielo, incombeva minacciosamente la tempesta: il corpo del titano era quasi completamente nascosto alla vista, ma la sua presenza era evidente in ogni luogo; i tentacoli di Emrakul emersero dalle nubi graffiando il terreno e rombando, mentre riducevano interi isolati della città in polvere. Gideon chiese a Nissa se potesse evocare degli elementali, l'elfa scosse la testa e rispose che poteva provare a chiamarli, ma temeva che ciò che avrebbe risposto non sarebbe stato di loro gradimento; si rivolse a Chandra chiedendole se fosse pronta per un altro attacco e la piromante confermò che si stava preparando; infine a Jace chiese cosa vedesse. Il telepate rispose che non stavano avanzando, ma si trovavano in uno spazio aperto, facile da difendere, e consigliò di utilizzare il glifo. Gideon disse a Nissa di procedere: loro tre avrebbero dovuto proteggerla; la resistenza che avevano affrontato finora era stata accidentale e non era neanche sicuro che fossero stati notati. La piazza si riempì di vita quando Nissa completò il suo complesso glifo. Dalle orde intorno a loro provenne un suono acuto, gli orrori si voltarono e caricarono l'elfa, ma Gideon li intercettò e cercò di infliggere più danni possibile per attirare maggiore attenzione su di lui. Nissa disse ai suoi amici di tenersi pronti e iniziò a stabilire un contatto con le leyline di Innistrad: l'elfa si immerse nel terreno e sollevò quello che sembrava uno spinoso rampicante spettrale, faticò per sollevarlo dal terreno e ansimò sorpresa quando le sue spine le ferirono le braccia, sollevò un secondo rampicante che si dimenò avanti e indietro nella sua presa come se fosse un serpente, ma con uno sforzo doloroso, riuscì ad avvolgerlo intorno alla vita; si piegò per estrarre un terzo rampicante che però era più scuro degli altri due, aveva le lame più taglienti e il movimento più sinuoso e caotico. Nissa cercò di prenderne il controllo, ma il rampicante si strinse intorno al suo collo e sembrò volerla trascinare nel terreno. Cercò di resistere e disse che la vita non poteva interrompersi anche quando era conscia di doverlo fare, anche quando era conscia che fosse sbagliata, sola e stridente. I suoi occhi brillarono di un color viola e poi crollò a terra svenuta e dopo che perse conoscenza, i rampicanti svanirono e il glifo si spense instantaneamente. Nel frattempo le orde di creature alterate continuarono ad avvicinarsi. Gli altre tre planeswalkers raggiunsero l'elfa mentre l'orda della follia si avvicinava lentamente. Gideon disse a Chandra e Jace di mettersi in un punto più sicuro mentre lui avrebbe difeso Nissa fino a quando non si fosse ripresa, ma la piromante replicò che se ne sarebbero andati insieme e il telepate terminò dicendo "o tutti o nessuno".

Quando Nissa si svegliò vide che lei e i suoi amici erano stati salvati da un esercito di non morti che stava combattendo contro le creature mutate, sotto il controllo di una necromante. Vide il Velo che l'altra portava e disse che quell'oggetto era un abominio. La necromante sorrise e disse che avevano uno strano modo di ringraziare e Gideon, che era ancora in posizione da battaglia, abbassò le sue lame. Jace chiamò la necromante Liliana e disse che credeva che non l'avrebbe più rivista, ma ora era lì. La necromante rispose che aveva salvato le loro vite, erano in debito con lei e ora dovevano andare su un piano più sicuro. Jace scosse la testa e disse che non potevano farlo, dovevano portare a termine il loro compito e con la sua protezione potevano farcela. Liliana replicò che restare era sciocco e che dovevano andarsene. Nissa intervenne e disse che era lei a dover andare via, non avrebbe combattuto al suo fianco. Gideon sollevò una mano in segno di avvertimento e replicò che a Portale Marino aveva combattuto al fianco dei vampiri, pirati e molto peggio e che, se potevano fidarsi, ogni alleato era benvenuto. Nissa ascoltò in silenzio mentre lo ieromante si rivolse a Liliana e disse che non sapeva se poteva fidarsi di lei, l'istinto di Nissa raramente si sbagliava ed era d'accordo con l'elfa: il manufatto che portava era un problema. Continuò che lui non la conosceva, si voltò verso Jace e disse al suo amico che la scelta spettava a lui e chiese se si potessero fidare. Prima che il telepate potesse rispondere, Liliana rise sonoramente e disse che la sua era una domanda ridicola: le bastava schioccare le dita per sopraffarli, in quel momento si stavano già fidando di lei, ma se non volevano andarsene, non poteva obbligarli. Chiese quale fosse il loro piano e quando nessuno dei quattro rispose, la necromante commentò con un sorriso che era sicura che tutto sarebbe andato a finire per il meglio.

La fine promessaModifica

Durante la tregua offerta dagli zombie di Liliana, Nissa vide Tamiyo atterrare accanto a Jace. Improvvisamente ci fu un cambiamento nell'aria, come un giorno di primavera prima di una tempesta ed Emrakul si aprì: le sue nubi fiorirono, i suoi lunghi e colorati tentacoli si allungarono e si moltiplicarono, da centinaia a migliaia, a decine di migliaia. Una sfera invisibile di potere si diffuse da Emrakul, inondando ogni planeswalkers. Come tutti gli altri tranne Liliana, Nissa venne protetta dalla magia di Jace. Salda nella sua posizione, Nissa urlò parole incomprensibili, mentre energia verde e viola la contornava, si scontrava, svaniva e fluiva di nuovo. Era agonizzante, ma oltre al dolore fisico c'era anche quello mentale: nelle sue mani stavano crescendo decine di piccole dite che si moltiplicavano a loro volta e nei suoi occhi stavano spuntando e moltiplicandosi altri occhi; pronunciò altre parole incompresibili, poi altre più chiare, ma il cui significato era altrettanto oscuro. Nissa sentì Jace, che si era messo in contatto con la sua mente, chiedergli di aiutarlo a comprendere cosa stesse dicendo. L'elfa spostò lo sguardo verso il telepate, i suoi occhi erano di un brillante e oscuro viola, rispose ma non sembrava che fosse lei a farlo e disse: "io posso fare tutto ciò che voglio. Qualsiasi cosa. Ricordatelo. L'unica cosa in grado di salvarti... è che io non voglio nulla". Dopo che finì di parlare, il loro contatto mentale si spezzò.

Dopo che Jace dissolse la sua magia, Nissa e gli altri planeswalkers ripresero conoscenza confusi e disorientati. Nissa preparò una cura per Liliana e l'applicò alle sue ferite, la necromante era in fin di vita per aver usato troppo il potere del Velo. Sentì Jace dire mentalmente a Gideon e a Chandra di andare ad aiutare gli zombie, dal momento che non potevano permettere che venissero sconfitti dai servitori di Emrakul. Gideon si mosse subito, Chandra invece esitò e chiese se poteva provare a incenerire il titano. Jace inviò i suoi pensieri a tutto il gruppo, attraverso la magia di protezione che manteneva le loro menti collegate. Emrakul era troppo grande e potente, non sarebbero riusciti a sconfiggerla come avevano fatto con gli altri due titani e non era neanche sicuro che potesse essere distrutta. Nissa intervenne e disse che aveva ragione; cercare di incenerire Emrakul sarebbe stato come gettare una torcia nell'oceano, non avrebbe funzionato nemmeno se fossero state disponibili tutte le leyline di Innistrad. Terminò dicendo che Emrakul era stata presente nel momento dell'accensione della sua scintilla e forse era giusto che fosse presente anche alla fine. Chandra le disse di smetterla di essere così pessimista e andò ad aiutare Gideon. Mentre i due combattevano contro le creature alterate, Tamiyo ricordò a Jace le parole di Avacyn: "ciò che non può essere distrutto sarà costretto in schiavitù" e disse che quella era la risposta. Jace disse che la Tomba Infernale era stata distrutta, ma l'altra disse che si riferiva al luogo di provenienza della prigione d'argento: la luna. Spiegò agli altri che lei possedeva una magia vincolante potente che poteva applicare alla luna, ma la magia doveva essere collegata a Emrakul. Jace poteva creare il collegamento, tuttavia avevano bisogno di potere per alimentare l'incantesimo e chiese a Nissa se poteva generare il mana per la magia. Con voce tranquilla l'elfa rispose che il numero di leyline con cui poteva entrare in contatto era ridotto, ed erano ancora meno quelle con cui lei voleva entrare in contatto, ma visto che era in debito con lui ci avrebbe provato. Jace chiese cosa intendesse e Nissa spiegò che la sua mente non era sotto il suo controllo; era stata intrappolata in un'oscurità causata dall'ascesa di Emrakul che l'aveva facilmente inglobata: lui l'aveva salvata da quell'orrore. Concluse dicendogli che aveva il dono di rendere facili le questioni difficili. Lei avrebbe fatto del suo meglio. Jace replicò che aveva lanciato la sua magia di riflesso e iniziò a dare spiegazioni, l'elfa lo interruppe e disse che aveva anche il dono di rendere difficili le questioni facili e che un "grazie" era sufficiente. Affermò che era pronta. Mentre Gideon e Chandra tenevano a distanza i servitori di Emrakul da soli, gli altri tre iniziarono il loro piano. Tamiyo e Jace fecero la loro parte e Nissa si concentrò sulla terra, cercando di mettere insieme gli inquinati frammenti di mana in qualcosa che il telepate potesse utilizzare, ma non fu abbastanza e alla fine l'elfa crollò a terra. Nonostante ciò, alla fine il loro piano riuscì e Emrakul venne imprigionata sulla luna.

Dopo che la battaglia contro Emrakul fu vinta, i Guardiani aiutarono spegnendo alcuni incendi, consolando alcuni sopravvissuti e curando le loro ferite. Al termine di quella lunghissima giornata, a Tamiyo e Liliana venne offerto di entrare a far parte dei Guardiani: la prima rifiutò, mentre la seconda accettò e pronunciò il suo giuramento.

Blocco di KaladeshModifica

Vedi Nissa Revane (Planeswalker)/Kaladesh.

Blocco di AmonkhetModifica

Vedi Nissa Revane (Planeswalker)/Amonkhet.

Su DominariaModifica

Dopo essere stata sconfitta da Nicol Bolas su Amonkhet, Nissa arrivò su Dominaria insieme agli altri Guardiani. Notarono l'assenza di Jace e lei disse che non sarebbe arrivato: si era arreso. Liliana disse che su Amonkhet avevano comunque ottenuto qualcosa: avevano ucciso Razaketh. Nissa urlò che lei aveva ottenuto quello che voleva e poi era andata via. Liliana protestò che anche lei voleva fermare Nicol Bolas e spiegò che era fuggita per sopravvivere. Nissa non le credette e chiese perchè si trovava su Dominaria. L'altra replicò che era stato Ajani a scegliere di incontrarsi su quel mondo. Chandra intervenne e disse a Liliana che il suo ultimo demone si trovava lì. L'altra esitò, poi confermò la presenza di Belzenlok. Liliana si rivolse a Nissa e disse che aveva bisogno del suo aiuto per avvicinarsi a lui e ucciderlo con il Velo. Nissa rispose che non l'avrebbe aiutata: non si sarebbero lasciati usare di nuovo da lei. Gideon disse che avevano bisogno dell'aiuto di Liliana per distruggere Bolas, e non avrebbe potuto farlo finché il suo ultimo demone non fosse morto. Incredula per le sue parole, Nissa disse che una volta libera dal suo patto Liliana sarebbe diventata una minaccia interplanare come Bolas. Lui non era della stessa idea e disse che Liliana non li stava usando, ma era la migliore possibilità che avevano contro Bolas; inoltre non potevano lasciare che Belzenlok devastasse Dominaria. Liliana intervenne e le ricordò che le aveva salvato la vita. Nissa replicò che non le doveva niente, nessuno di loro era in debito con lei. Nissa si allontanò, ma Chandra la chiamò. Capiva il non voler aiutare Liliana, ma rimaneva sempre la questione di Bolas. Gideon intervenne e le ricordò che lei aveva fatto un giuramento. Nissa rispose che non poteva sopportare di vedere un altro piano spezzato, che le dispiaceva, ma non sarebbe stata più una guardiana. Subito dopo viaggiò nella cieca eternità.

ReferenzeModifica

Rappresentata inModifica

Testi di coloreModifica

Carte associateModifica

GalleriaModifica

CuriositàModifica

  • Appare sulla copertina di Duels of the Planeswalkers (2009).
  • Molte informazioni del passato di Nissa rivelate nel libro Zendikar: In the Teeth of Akoum sono state modificate in Le origini di Nissa: Casa. Nella continuità della storia è la storia web a mostrare le vere origini di Nissa.
  • Sempre nel libro, in passato Nissa era convinta della supremazia degli elfi e credeva che dovessero essere al comando in ogni piano del multiverso, pertanto disprezzava qualsiasi individuo non elfo. Questa informazione venne modificata in Le origini di Nissa: Casa.
  • In passato era stato rivelato che Nissa aveva iniziato a studiare in segreto il mana nero dopo la sua prima visita su Lorwyn, anche questa informazione è stata modificata nella storia web della sua origine dove Nissa fu tentata di imparare gli oscuri segreti del piano, ma alla fine rifiutò e tornò su Zendikar.
W: Gideon Jura U: Jace Beleren B: Liliana Vess R: Chandra Nalaar G: Nissa Revane GW: Ajani
PLAN Attuali: Ajani - Angrath - Aminatou - Arlinn Kord - Ashiok - Chandra Nalaar - Dack Fayden - Daretti - Domri Rade - Dovin Baan - Estrid Garruk - Gideon Jura - Huatli - Jace Beleren - Jaya Ballard - Jiang Yanggu - Karn - Kaya - Kiora - Koth - Liliana Vess - Mu Yanling - Nahiri - Narset - Nicol Bolas - Nissa Revane - Ob Nixilis - Ral Zarek - Rowan Kenrith - Saheeli Rai - Samut - Sarkhan Vol - Sorin Markov - Tamiyo - Teferi - Tezzeret - Tibalt - Ugin - Vivien Reid - Vraska - Will Kenrith
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