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Personaggio
Kaya2
Nome Kaya
Originario di Piano sconosciuto
Lifetime Data sconosciuta
Razza Umano Planeswalker
Titolo Assassina di Fantasmi
Stato Viva


Kaya è una planeswalker che usa il mana bianco e nero.

Spavalda duellante sicura di sè, Kaya è in grado di rendersi parzialmente incorporea, il che le consente di passare attraverso gli ostacoli solidi e interagire con gli spettri e il mondo degli spiriti.

Assassina di fantasmiModifica

Kaya è fermamente convinta che la vita sia dominio esclusivo dei vivi, che devono cercare di sfruttarla al meglio e perseguire i propri obiettivi finchè ne hanno il tempo, trovando la pace interiore prima della morte. Chi muore lasciando le sue faccende in sospeso, molto probabilmente è causa del suo male, e se non lo è, Kaya potrebbe dare una mano: in fondo tutto ha un prezzo.

Riposo EternoModifica

Seduta al Nido di vespe, Kaya teneva lo sguardo sulla sua tazza di tè, ma in realtà osservava la porta con la coda dell'occhio per individuare l'uomo che stava aspettando: un rispettabile nobile. Kaya aveva lanciato al barista una moneta per pagare la bevanda che non avrebbe bevuto e un'altra per non essere disturbata. Il suo potenziale datore di lavoro era in ritardo di qualche minuto, ma lei rimase al suo tavolo ad aspettare. Mentre valutava se spendere un'altra moneta per acquistare il silenzio del suonatore del locale, il suo contatto arrivò. Il soldato si avvicinò e le chiese se fosse la cacciatrice, Kaya rispose che lui non era il suo cliente e l'altro disse che il suo padrone era pronto ad incontrarla, ma al piano di sopra. Kaya pensò che ovviamente il nobile non si sarebbe mai fatto vedere in un posto come quello e che probabilmente era entrato dall'ingresso posteriore. Sorrise e disse di farle strada. Salirono le scale, Kaya entrò in una stanza dove vi era uno scrittoio al posto del letto e suduto dietro ad esso si trovava il suo cliente: Emilio Revari, terzo discendente di una nobile casata di media influenza. Lui le disse di sedersi e le chiese il suo nome, Kaya si presentò ma non aggiunse nessun titolo: anche lei era di origini nobili, nonostante non avesse mai avuto un buon rapporto con la sua famiglia. Fin da quando aveva lasciato il suo piano di origine, non aveva avuto motivo di rendere nota la sua stirpe; lei ne era a conoscenza ed era tutto ciò che contava. Prima che Revari parlasse, Kaya chiese in base a cosa ritenesse che lei potesse essere di aiuto. Alcuni potenziali datori di lavoro avevano frainteso la sua attività cercando di assoldarla per furti, spionaggio o semplici assassini; non si era mai posta alcuno scrupolo ad andarsene o nel saltare direttamente alla parte della conversazione in cui avrebbe deciso se svolgere il compito richiesto. Revari rispose che dopo la morte di sua madre aveva ereditato i suoi possedimenti: un maniero. Spiegò che aveva pazientato per l'appropriato periodo del lutto e poi aveva inviato i suoi lavoratori per ristrutturare la dimora per poi stabilirsi lì. Kaya disse che aveva sentito che i suoi lavori di ristrutturazione stavano durando più del previsto e il nobile disse che all'inizio si trattava di piccole cose: attrezzi che sparivano e riparazioni che venivano disfatte, ma poi la situazione era peggiorata e non c'erano stati più dubbi che la casa fosse infestata; concluse che voleva che il fantasma se ne andasse dalla sua dimora e gli avevano detto che lei si occupava di queste cose. Kaya confermò e aggiunse che non era una semplice sterminatrice, i fantasmi non erano esseri infestanti. Era necessario che conoscesse i retroscena del caso, in modo da prevedere le azioni dello spirito. Lui rispose che credeva che il fantasma fosse di sua madre, Kaya chiese spiegazioni e l'altro spiegò che era rimasta avvinghiata a quella casa per decenni, avrebbe potuto lasciargliela in qualsiasi momento e lui si sarebbe assicurato che qualcuno si prendesse cura di lei, ma sua madre non voleva lasciarla e lui aveva atteso pazientemente. Ora che era morta e il periodo del lutto era terminato voleva entrare nella sua dimora. Kaya disse che accettava il lavoro e chiese se gli avesse portato la planimetria dell'edificio. Revari annuì, ma prima di consegnargliela chiese incuriosito a cosa le servisse. Ridendo Kaya disse che se non si fidava, lei poteva trovare un altro cliente mentre lui qualcun altro con le sue capacità di cacciatrice di fantasmi. L'altro replicò che non sarebbe stato necessario e le consegnò sia il documento originale che quello con le modifiche. Kaya chiese se lo spirito sembrasse favorire una parte specifica della casa e Revari rispose che era stata avvistata in gran parte del maniero però aveva sentito voci riguardanti l'ala est del secondo piano. Immaginava potesse trattarsi del luogo dove era morta. Lei chiese se avesse visto personalmente il fantasma, ma lui negò, quando aveva avuto la certezza che la casa fosse infestata non vi aveva più messo piede dal momento che lo spirito di sua madre doveva considerarlo un intruso e quindi non avrebbe avuto buone intenzioni nei suoi confronti. Kaya disse che se ne sarebbe occupata domani notte e poi chiese del metodo di pagamento che gli aveva accennato nella sua lettera: metà in anticipo e il resto alla fine del lavoro. Con un'evidente repulsione Revari afferrò una sacca da sotto lo scrittoio e disse che quella cifra non era un furto, ma un'estorsione. Kaya prese il denaro e con un ampio sorriso disse al nobile che si diceva "esorcismo", si alzò e si inchinò al nobile con un movimento esagerato, poi andò via.

La sera successiva, dopo che ebbe studiato le due planimetrie, Kaya si preparò, infilò i suoi due stiletti nei foderi degli avambracci, prese della cera, uscì dalla sua stanza e scese le scale. Venne chiamata dalla locandiera che le consegnò una lettera per lei, la giovane inarcò un sopracciglio, l'elenco delle persone che sapevano come contattarla era breve. Aprì la busta e vide che non si trattava esattamente di una lettera, non vi era infatti scritta nessuna parola, ma solo un simbolo: una rosa nera. il cuore di Kaya si mise a battere più forte mentre pensava che finalmente era giunto il momento per il grande lavoro, quello per cui si stava preparando da un anno; sapeva da chi sarebbe giunta la sua successiva grande ricompensa a patto che fosse riuscita nel suo compito. Ringraziò la barista con una moneta di rame e uscì per occuparsi della madre di Revari. Kaya arrivò al maniero nel momento in cui il crepuscolo lasciava il posto alla piena oscurità, entrò e si mise la cera nelle orecchie. La giovane diede un colpo in aria con una mano e tre fuochi fatui si accesero nelle sue dita, in realtà erano solo delle luci, ma si aggiravano intorno a lei come se avessero una volontà propria. Kaya entrò nella sala di accoglienza degli ospiti, i suoi passi smorzati riecheggiavano in quell'immobilità, con cautela si incamminò nell'edificio, qualsiasi cosa il fantasma stesse proteggendo nell'ala est, il modo migliore per scoprirlo era minacciare quell'area direttamente. Dopo un po', Kaya disse al fantasma che sapeva che si trovava lì. Un vento gelido investì il corridoio, accompagnato da un lamento che sembrò provenire contemporaneamente da più direzioni. La giovane la prese in giro e una figura spettrale apparve quasi in fondo al corridoio, urlò contro di lei con un grido penetrante che la investì come se fosse un attacco fisico, le porte sbatacchiarono e, da qualche parte, un vetro andò in frantumi. Kaya sussultò ma non subì danni grazie alla cera che aveva messo nelle orecchie, afferrò i suoi stiletti e li spinse oltre il livello fisico, nel reame dei defunti; iniziarono a brillare di un colore bianco-violaceo e divennero gelidi nelle sue mani. Il fantasma urlò di nuovo e la caricò. Kaya attese finchè lo spirito non fosse quasi a contatto, poi scattò verso destra e cominciò: la sua luce spettrale e i brividi della morte si diffusero in tutto il suo corpo, passò nel reame dei defunti e attraversò la parete. La giovane si ritrovò nel passaggio dei servitori e ritornò nel mondo dei vivi, poi si immerse di nuovo attraverso la parete e tornò nella sala principale dove il fantasma confuso era volato oltre la sua posizione. Kaya illuminò uno dei suoi stiletti e le bloccò lo scialle a una parete, l'altra cercò di colpirla e con sua grande sorpresa, la giovane bloccò l'attacco con l'altro stiletto trafiggendo il palmo dello spirito. Quella era la parte divertente: osservare un fantasma immortale e senza sostanza comprendere che si era messo contro qualcuno in grado di contrattaccare. La figura spettrale si divincolò da lei, ululando e ringhiando. Strappò lo scialle per liberarsi; scie di fumo scintillanti colavano dalla sua mano, poi svanì, salendo attraverso il soffitto del corridoio. Kaya era in grado di compiere molte azioni dei fantasmi, ma non quella. Si voltò e corse verso la porta da cui il fantasma era apparso inizialmente. La figura spettrale emerse dal pavimento di fronte alla giovane e dopo diversi scontri, con un solo stiletto rimastole, Kaya raggiunse la stanza di fronte alla quale era apparso il fantasma. Entrò e vide che si trattava di una specie di sala da tè, ma completamente sfasciata: mobili in frantumi ovunque, vetri rotti e frammenti di porcellana sul pavimento e in un angolo una pila di detriti. Kaya si mise in posizione di combattimento pronta a colpire, con la sua arma dal bagliore spettrale. Cosciente di poter essere ferita, lo spirito cambiò direzione e si preparò ad attaccarla. Kaya le chiese di aspettare, ma l'altra urlò e si lanciò contro la giovane. La planeswalker sollevò una mano e disse che la capiva. Lo spirito si fermò. Tenendo lo sguardo sulla donna spettrale, Kaya spostò di lato i detriti, infilò lo stiletto tra due assi lacerate del pavimento, fece leva e le sollevò: in quello spazio trovò il cadavere della donna anziana. A quelle vista, il fantasma ululò, ma per dolore e non per rabbia. Kaya diede un'occhiata agli oggetti ridotti a brandelli che lo spirito aveva messo da parte e comprese.

Il giorno dopo Kaya attese nell'ingresso perfettamente illuminato della dimora modesta, ma non infestata di Revari. Era quasi mezzanotte, ma le era stato permesso di entrare e, nonostante l'ora tarda, il nobile venne a riceverla di persona e con gli occhi che brillavano di avarizia. Le chiese se avesse terminato il suo lavoro e lei replicò che dopo quella notte sua madre avrebbe potuto riposare in pace. Revari disse che voleva vedere la casa e di accompagnarlo, Kaya acconsentì, ma chiese di portare con lui il resto della sua ricompensa dal momento che non voleva tornare lì. Viaggiarono in carrozza e il nobile le chiese se rimanevano dei resti quando uccideva gli spiriti e la giovane rispose che ogni fantasma era diverso, ma che nel suo caso si. Lui disse di volerli vedere e chiese se doveva seppellirla. Lei rispose che dipendeva dal nobile e dalla sua religione. Kaya pensò che ciò che faceva era considerato blasfemia da alcuni, una modifica inopportuna dell'ordine naturale della vita dopo la morte; ma altre credenze consideravano l'esistenza dei fantasmi come modifica inopportuna dell'ordine naturale e Kaya la persona che lo ripristinava: era stata coperta di benedizioni in alcuni luoghi ed era fuggita da altri, tutto per aver compiuto le stesse azioni: qualsiasi fosse il destino finale dei defunti su un determinato mondo, Kaya era dell'opinione che non venisse compiuto semplicemente  rimanendo ancorati al mondo ed essendo una scocciatura per i vivi. Arrivarono al maniero e la guardia del corpo, il cocchiere e la borsa del denaro rimasero in carrozza, mentre Revari seguì Kaya verso la porta con una lanterna. Kaya disse che il suo suggerimento era stato molto utile e che era sicura che volesse esaminare l'ala est e lo portò dove aveva trovato il cadavere dell'anziana donna. Entrarono e, mentre lui esaminava la stanza, lei chiuse la porta. Quando il nobile vide le assi che la giovane aveva rimosso, si voltò di scatto e chiese spiegazioni. Con voce calma Kaya disse che sapeva ciò che aveva fatto, lui replicò con rabbia chiedendo cosa voleva estorcergli, ma Kaya rispose che non voleva nulla da uno sterminatore della propria stirpe e che era "lei" ciò di cui doveva preoccuparsi. Il fantasma della madre di Revari apparve, addolorata ed eterna dietro suo figlio, che si voltò e urlò mentre Kaya si coprì le orecchie. Il nobile implorò il suo aiuto e disse che l'aveva pagata per quell'incarico e di fare il suo lavoro, ma Kaya replicò che era inadempiente e che avrebbe riferito ai suoi tirapiedi che potevano tenersi l'altra metà, poi lasciò i due ai loro tristi e patetici affari e uscì dal maniero dirigendosi verso la notte.

TiranniModifica

Entrata nel castello di Brago, Kaya aspettò il momento giusto e poi agì: usando la sua abilità tenne stretta con le sue braccia le spalle del re, poi prese uno dei suoi stiletti e lo conficcò nel collo di Brago premendo più a fondo che potè. Il suo sguardo incrociò quello del capitano della guardia, che era accorsa in difesa del suo re e l'attaccò, ma Kaya si limitò a far diventare il suo corpo di un viola traslucido e non subì alcun danno. Alla fine l'assassina di fantasmi completò la sua missione e lasciò andare Brago, che dopo pochi secondi dalla sua morte svanì, lasciando a terra la sua armatura, la sua spada e la sua corona, tornati nuovamente oggetti del mondo dei vivi. Kaya osservò la sua avversaria con uno sguardo di compiacimento leggermente annoiato mentre lei sguainava la spada di Brago e l'attaccò nuovamente. La planeswalker schivò facilmente i suoi attacchi e poi la colpì con una gomitata al volto, sorrise e disse che era stata pagata per mettere a segno un solo colpo e non si trovava lì per ucciderla, ma l'altra replicò di combattere e la chiamò codarda. Alle sue parole Kaya rispose con un sorriso divertito e le fece un giocoso occhiolino. Il capitano della guardia replicò sputandole nell'occhio. In un attimo, il volto dell'assassina di fantasmi scintillò e divenne trasparente, lasciò passare la saliva che andò a finire sulla parete dietro di lei. Kaya le disse che si era impegnata molto per difendere un'armatura vuota, l'altra rispose che quell'uomo era il loro re e l'assassina replicò che era un guscio vuoto da molto prima che lei affondasse il suo pugnale in lui, e ancora prima era un tiranno. Concluse dicendo che quando un tiranno moriva, la possibilità di libertà riviveva. Il capitano non replicò. Kaya fece un inchino, mantenendo un divertito contatto visivo, disse che era stato un piacere fare affari con lei, poi penetrò nel pavimento e scese emettendo un rapido colore violaceo. Raggiunse le stalle e andò via.

ReferenzeModifica

Rappresentata inModifica

GalleriaModifica

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